#PeopleInAShot: uno scatto, tante storie

Quando abbiamo scoperto questo tag, creato da un’idea di Emanuele di RecYourTrip , ci siamo subito appassionati.

Che bello, un volto che racconti un viaggio! Incuriositi da tutte le storie personali che possono portare un blogger a scegliere uno scatto piuttosto che un altro, abbiamo fatto una piacevole full immersion nei racconti di Silvia di The Food Traveler, di Francesca di Senzazucchero, di Martina di Martinaway, di Anna di Profumo di Follia. Quando però, arrivato il nostro momento di scartabellare le varie foto di viaggio abbiamo fatto fatica a trovare un’immagine con certi requisiti, ci stavamo quasi demoralizzando. Pensavamo di avere molti piú scatti di quanti poi ne abbiamo effettivamente trovati in realtà, forse perché la maggior parte delle foto che credevamo di avere altro non erano che ricordi stampati nella nostra mente.

Di scatti a persone ce ne sono pochi e, quelli che ci sono, decisamente rubati. Non so se è un fatto di timidezza, riservatezza… Sarà che io stessa ho un po’ di problemi ad espormi e mettermi in posa (non per niente, mi definisco “fotoigienica”), mi viene una faccia di gesso mentre penso a quanto ci vuole perché finisca la tortura, quindi tendo a non infliggere la stessa pena a chi incontro.

Uno di questi scatti rubati è stato fatto a Mauritius.

Eravamo sulla bella spiaggia di Blu Bay e ci stavamo godendo un caldo pomeriggio di sole dopo un’escursione in snorkeling. Il silenzio di quel momento morbido viene interrotto dalle risatine e grida gioiose di un gruppetto di bambini (erano solo tre, ma all’inizio sembravano di più), probabilmente fratelli o comunque imparentati tra loro. A vegliarlo, man mano che il gruppetto di pestiferi si avvicinava al bagnasciuga, una giovane ragazza indiana, vestita da capo a piedi, ogni tanto provava a dire qualcosa flemmaticamente e senza mai entrare in acqua.

Una bambina dallo sguardo particolarmente vispo ha tacitamente preso il comando della spedizione e armata di soli bicchieri di plastica, mezzo accartocciati e già belli inzaccherati di sabbia mista a fango, travasava acqua da un recipiente all’altro, pescando dalla buca che non ha fatto in tempo a finire di scavare, continuando a entrare e uscire dal mare, con una energia inarrestabile e una allegria contagiosa.

Mi rendo conto che sto sorridendo anch’io nel sentire le sue squillanti risa di gioia anzi, quasi rischia di bere dalle onde tanto la bocca è spalancata a far baccano. Penso d’istinto al bambino che porto in grembo, domandandomi se sarà un maschietto o una femminuccia, come sarà il suo viso, i suoi occhi e mi auguro che possa avere la vitalità di questa splendida bambola indiana, che passa correndo sul mio telo per la centesima volta, ma alla quale non ho proprio il coraggio di dire una parola di disappunto.

Gli uomini di famiglia, intanto, se ne stanno tutti seri e accigliati sotto le fronde della pineta dietro di noi, raccolti come per una foto di gruppo, a non perdersi una curva di noi “sgualdrine” occidentali, addirittura in costume da bagno!

Mi sento ancora più in soggezione, ma la bimba è troppo bella per non essere immortalata, quindi lesta prendo la macchina fotografica, e veloce e furtiva come una ladra, scatto questa foto.DSC_0267

In un’ immagine si può racchiudere davvero l’essenza di un luogo.

Noi, in questa, ci vediamo l’allegria e i colori di Mauritius, la sua immensa positività e tutti i sorrisi che ci hanno scaldato il cuore. E il futuro, con il bimbo che poi è arrivato, non può che apparire ancora più luminoso.