#ABitOfMeIsThere

Questo tag è frutto della fantasia di Agnese, la bella blogger toscana di I’ll be right back.

Adoro questi post in cui si ha la possibilità di raccontare un po’ più di sé, ma allo stesso tempo mi fanno tremare. Parlare di sé non è mai facile, soprattutto per una riservata come me, sempre un po’ a disagio nei panni di chi al centro dell’attenzione non ci si mette mai. In più ho sempre il timore di non essere percepita per quello che sono veramente.

Ecco, chi si espone parlando di sé, in un certo senso ha coraggio, perché si sottopone alle critiche, ai giudizi e, spesso, anche ai fraintendimenti che possono nascere allorché si scriva un concetto che a parole avremmo sbrogliato di sicuro in meno tempo e magari anche meglio. Questa è stata ed è tuttora una delle mie più grandi paure che però sto imparando ad affrontare proprio grazie al blog.

Domande come “E se non dovesse interessare? E se risultassi banale, negata, melensa?” tornano sempre prepotenti, ma scrivere, soprattutto post più intimisti, esercita su di me lo stesso potere di una seduta dallo psicologo, che sì,  affronti con timore, ma dalla quale spesso ne esci più forte, più consapevole.

Ma veniamo al tag, che si propone di raccontarsi attraverso quei luoghi dove abbiamo lasciato un pezzetto di noi e io, Alessia, su due località in particolare non ho avuto un attimo di esitazione. Anzi, ancor prima di finire di leggere il post di Agnese già li avevo in mente entrambi. Perché non si può parlare della mia storia personale e, se vogliamo, da viaggiatrice in erba, senza toccare questi due posti ai quali sono affezionatissima.

Il primo è la campagna di Mazzano Romano e dintorni, dove per “dintorni” intendo il territorio della Tuscia, e quindi il Lago di Bracciano, la Valle del Treja con le Cascate del Monte Gelato, Calcata e Montorso. Sono luoghi semplici, legati in maniera quasi viscerale alla mia infanzia. Mio nonno si era costruito una casetta a un solo piano proprio a Mazzano, la classica struttura rurale con il camino, il patio, l’orto, il frutteto e una altalena legata ai rami di un salice piangente.

Ecco, le mie estati di bambina le passavo qui, a meno di 100 km da Roma, con mia sorella, i miei nonni, i miei genitori e, a rotazione, tutta la tribù tra zii e cugini che mi ritrovo (solo da parte paterna sono cinque fratelli e tutti maritati e con prole!).

Il bagno andavamo a farlo al lago di Bracciano o nelle fredde acque delle Cascate del Monte Gelato, dove c’era anche la fonte dalla quale sgorgava una acqua frizzantina deliziosa, da far invidia alle marche più blasonate. Di pomeriggio si passava nell’unico bar del paese per comprare il gelato in pipa, ovvero i gusti del gelato artigianale messi non su cono o coppetta, ma dentro una pipa di plastica colorata che poi ti restava per giocare.

Peccato non avere delle foto da inserire per far vedere questi luoghi anche a voi. Ci sono tornata talmente tante volte da averli impressi nella memoria e non sentire mai il bisogno di immortalarli… Egoista io. Ma foto o no, se penso ancora a quelle estati mi tornano alla mente sensazioni dolci come gli abbracci di mia madre, giovane e con gli orecchini di corallo, l’odore dei pomodori appena colti, il giallo vivo dei fiori di zucca, le corse intorno casa a bordo di una carriola, di quelle da muratore, trainata da mio nonno. Ricordi di un tempo lontanissimo che conservo ancora come si fa solo con le cose speciali.

Un altro luogo a me caro, indissolubilmente legato anche questa volta alla mia infanzia e giovinezza, è il Promontorio del Gargano, in Puglia. Andavamo sempre nello stesso campeggio, in un tendone giallo e marrone anni’70, talmente grande che avrebbe potuto fare invidia alla famiglia Orfei, tra Vieste e Pugnochiuso, si chiamava (o si chiama ancora, boh, chissà) Baia di Campi.

Era un grande appezzamento di terra tra gli ulivi con uno spaccio interno (dove il latte fresco si vendeva in bottiglie di vetro con la carta stagnola al posto del tappo e le mozzarelle avevano tutto un altro sapore) e il mare a pochi passi. Mio padre all’epoca aveva un gommone mezzo sgarrupato, ma che ci ha portato ovunque, alla scoperta delle 30 Grotte Marine colpite dalla forza naturale del vento e della salsedine nelle falesie che tanto caratterizzano questo tratto di costa del Mar Adriatico. Qui ho imparato a nuotare, a fare i tuffi arrampicandomi sulla scogliera, con mia madre che non non guardava per la paura, a pescare, soprattutto le cozze, che poi mangiavamo insieme ai nostri vicini di tenda creando delle tavolate chilometriche. Siamo andati per 6 anni consecutivi, e quando il tempo non permetteva di stare in spiaggia, allora partivamo alla scoperta delle meraviglie limitrofe. Peschici, Vieste, Rodi Garganico, Mattinata, la Foresta Umbra e le Isole Tremiti... Posti incantevoli e genuini.

Terzo luogo dove ogni volta che torno mi sento un po’ a casa è Gaeta. Sarà che il golfo sul quale affaccia è, secondo me, la parte di litorale più bella di tutto il Lazio. Sarà che mio cognato ha la casa lì vicino e quindi mi ha ospitato spesso, soprattutto durante le estati del mio periodo universitario, passate tra spiaggia, abbronzatura e discoteca (eeeh, bei tempi!). Sarà che io e Valerio ci siamo messi insieme proprio a Gaeta, durante una gita fuori porta, di quelle che si fanno la domenica, per poi tornarci ultimamente con il piccolino a passare la nostra prima vacanza al mare. Come avrete capito per me Gaeta è un posto magico, dove capitano cose belle e dove tornare mi emoziona sempre un po’. Passeggiare lungo mare al tramonto, quando il sole manda gli ultimi raggi sulla Chiesa di San Francesco e il Castello Aragonese che, dall’alto, dominano la baia e le luci basse del golfo cominciano a tremolare sull’acqua, magari smangiucchiando una tiella, beh, per me è uno dei privilegi più grandi. Non vi nascondo che spesso fantastico sulla possibilità, un domani, di comprare un buco qui… E  se a voler mettere radici proprio a Gaeta è una nomade come me, allora potete fidarvi del fascino di questo luogo!

Il mio quarto posto speciale è in realtà un locale, il mio preferito a Roma. Si tratta di un pub dove è possibile trovare la miglior birra che la storia ricordi, ma per gli appassionati, anche varie tipologie di whisky e scotch. Vado in questo localino da una vita, saranno almeno 15 anni che con i nostri amici ci raduniamo là. È uno di quei posti dove senti che sei cresciuta e dove tu e le tue vicende personali si sono inevitabilmente intrecciate con quelle dei tuoi compagni di viaggio. Lì abbiamo festeggiato compleanni, lauree, sudati contratti di lavoro, consolato cuori spezzati, ma soprattutto, ancora oggi, quando stritolati dagli impegni non si riesce più tanto a incontrarsi, vuoi per motivi personali, vuoi perché Roma è diventata dispersiva, se si ha voglia o bisogno di una rimpatriata diciamo sempre “birretta al Bon Bock?” storpiandone il nome (sarebbe Le Bon Bock) ma, si sa, con gli amici di vecchia data te lo puoi permettere…

Last but not least il mio quartiere, Primavalle. Guardando la mappa di Roma, si trova a nord ovest rispetto al centro ed è un quartiere di periferia, molto popoloso, nato durante il Fascismo come ghetto per sgombrare il centro storico. Io sono nata lì, in via Mattia Battistini, lì ho fatto le scuole, il liceo, ho preso la patente, facevo gli allenamenti di pallavolo. Sono anni che non ci vivo più, ma continuo a frequentarlo perché la farmacia dove lavoro si trova là. E anche se è periferia, con le case popolari basse tutte uguali che, avoglia a fare murales per cercare di renderle più presentabili, sempre brutte sono, a me quell’aria popolare non dispiace. E’ quasi una dimensione da paese di altri tempi… Le mamme giovani che ti salutano dopo aver lasciato il loro terzo o quarto figlio a scuola, i ragazzi che, non importa in che stagione siamo, sempre la tuta della Roma indosseranno, i vecchietti che discutono ai tavolini del bar perché il compagno ha sbagliato i segni a briscola o, peggio, ha barato.

Certo, rimane un quartiere difficile (non si contano le rapine che ci hanno fatto in farmacia negli ultimi anni..eravamo arrivati a circa una al mese), ma trovo ingiusto che per qualche testa calda debba andarci di mezzo la brava gente. Perché ancora ce n’è. Per fortuna.

Questi i posti dove è possibile trovare un po’ di me, ma quali sono i vostri? Usate l’hashtag #ABitOfMeIsThere di Agnese, fondatrice del blog I’ll be Right Back, e condividete sui social. 

Sono curiosa… 🙂