#UnViaggioNellaMusica

Il tema musica come viaggio ci è molto caro, ma chissà perché, non abbiamo mai avuto tempo e modo di sviscerarlo, approfondirlo come avremmo voluto noi.

Poi mi imbatto in un articolo di Lucrezia e Stefano di In World’s Shoes, travel blogger che seguo sempre volentieri per la loro creatività (andate a dare una sbirciatina tra le loro foto e disegni, poi mi direte…) in cui lanciano proprio questo tag, #UnViaggioNellaMusica.

E allora mi dico che no, non si può più rimandare, che è tempo di far ordine nelle nostre playlist  e parlare del nostro viaggio preferito, forse perché il più lungo, nel nostro caso direi quasi infinito, quello in musica.

Il mio viaggio personale in musica inizia da piccolina con le cassette dei Beatles, di Lucio Battisti, di Antonello Venditti, Phil Collins, degli Wham e persino dei Van Halen. Un bel minestrone girava in casa mia e che accompagnava i miei spostamenti in macchina con la famiglia.

Poi, a undici anni, la folgorazione. Chi ha vissuto negli anni ’80 probabilmente si ricorderà della pubblicità della Maxi Cono Motta, all’epoca sponsor della Nazionale Italiana di Pallavolo. Beh, nello spot si vedeva Andrea Giani in elevazione pre-schiacciata in slow motion accompagnato da una canzone che avrebbe ben presto cambiato i miei orizzonti musicali.

Sto parlando di Somebody to Love dei mitici Queen.

Ricordo rimasi colpita, quasi come se quella cannonata lanciata dal braccio di quel campione mi avesse presa in piena faccia. Inutile dirvi che mi misi subito alla ricerca di tutto il repertorio del gruppo scoprendo con profondo rammarico che il loro leader, Freddie Mercury, era morto da pochissimo.

Mi legai ancora di più alla loro musica,  che mi ha accompagnato e che mi accompagna tuttora, miscelandosi con altri generi musicali come il grunge, (la musica dei Nirvana e dei Pearl Jam risuonava nelle cuffie durante i problematici anni da liceale) e quindi il rock, in tutte le sue sfaccettature.

Album come Cosmo’s Factory dei Creedence Clearwater Revival, London Calling dei Clash, Physical Graffiti dei Led Zeppelin, The Dark Side of The Moon dei Pink Floyd, A Night at the Opera dei Queen e almeno uno tra Revolver, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band e White Album dei Beatles sono delle pietre miliari che dovrebbero essere nella discografia di qualsiasi buon fruitore di musica.

Lucrezia e Stefano domandano quale canzone ci rimandi a un luogo preciso nella nostra memoria e a me viene in mente un intero album, Liberi Liberi di Vasco Rossi, passato a loop durante le mie vacanze estive in Puglia, luogo a me particolarmente caro come ho scritto qui, casomai ve lo foste persi 😉

Vale invece è molto legato a Graceland, il meraviglioso album di Paul Simon che gli ricorda i suoi molti viaggi a Johannesburg quando era studente.

Un altro disco magico è la colonna sonora di Into the Wild, di Eddie Vedder, che ci riporta al verde sconfinato dell’Irlanda e ai panorami mozzafiato del Parco di Yosemite in California (erano entrambi viaggi in macchina e ascoltavamo quel cd in continuazione).

Una canzone che invece ha il potere di farmi viaggiare da ferma e che mi porta in luoghi ignoti e lontani è Alle Prese con Una Verde Milonga di Paolo Conte. Io non so spiegare il potere che su di me esercita quella melodia… Mi vengono in mente posti caldi, esotici, sensuali. Uno scenario da film d’epoca dove i personaggi agitano svogliatamente i loro ventagli e l’afa viene mossa solo da arrugginiti ventilatori a pale…

Ah, il potere della musica!

Mi piacerebbe saperne di più sui vostri gusti musicali, sulle colonne sonore che hanno accompagnato o che tuttora accompagnano le vostre vite e i vostri viaggi,  quali canzoni vi fanno volare con la fantasia. Partecipate anche voi usando l’hashtag #UnViaggioNellaMusica di In World’s Shoes e condividete sui social. 🙂