#AleVale&Sami ToCapeTown-Day2: Western Cape&Cape of Good Hope

Il sole si è finalmente deciso ad uscire e pieni di entusiasmo scendiamo a far colazione. La sala è al piano terreno, con grandi vetrate luminose che danno direttamente su una piazza pedonale decorata da qualche albero e da originali lampade a forma di squalo.

Con noi c’è una famiglia africana, madre, padre, nonna, vestita di un bellissimo abito tradizionale sui toni del nero e del giallo, e almeno tre bambini di tre diverse generazioni. Il capofamiglia è prima di noi in fila al ricco buffet, ma gentilmente si volta per chiederci di passargli avanti. E a me questo semplice gesto ha sbalordito e in un certo senso commosso. Commosso perché non mi è mai capitata una simile premura (a Roma casomai è il contrario, riuscire a passare in fila quando ti spetta senza essere prevaricati), un po’ perché questo tipo di attenzione è comune nei confronti dei bianchi, e penso con amarezza a quanto anni e anni di schiavitù e apartheid siano riusciti a forgiare il carattere di queste persone tanto da renderle così miti e mansuete.

Spieghiamo al brav’uomo che non esiste che gli passiamo avanti, e lui, quasi scusandosi, spiega che con la sua numerosa famiglia potrebbero volerci mesi prima che riusciamo a riempire i nostri piatti. Ma noi non abbiamo fretta, anzi, dovremo attendere i nostri compagni di viaggio per un’improvvisa mail di lavoro che li tratterrà in camera più del previsto.

Nell’attesa usciamo per fare qualche foto. Attigua all’hotel, dicevo, c’è una piazza dove delle figure umane intente a svolgere azioni comuni come camminare, sedersi, giocare possono quasi confondere finché avvicinandosi si scopre che sono delle sculture. Un uomo approccia Valerio chiedendo dei soldi. L’ennesimo. Qui in centro è pieno di mendicanti che non desistono al primo “no” e spesso ti pedinano. Valerio spiega che non ne ha (è vero, dobbiamo ancora prelevare dal bancomat), ma lui invece di andarsene si fa insistente fino ad arrivare alla minaccia. “Mi sono fatto sei mesi di carcere, non voglio commettere altri crimini. Potrei prenderti la macchina fotografica, potrei prenderti il bambino, ma io non voglio commettere altri crimini”. Fortunatamente la reception dell’albergo è vicina. Il semplice gesto di entrare ha fatto scattare due energumeni, due body guard della struttura, che l’hanno invitato ad andarsene, ma come ho già detto in precedenza, queste scene sono molto comuni nel centro di Cape Town, e bisogna fare molta attenzione.

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Quando i nostri amici sono finalmente pronti, partiamo alla scoperta delle bellezze nei dintorni di Cape Town.

Visitiamo la spiaggia di Muizenberg, vivace centro balneare con parchi gioco, piste da minigolf e soprattutto chilometri di bianca spiaggia schiaffeggiata dal vento, meta di surfisti di ogni età.

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Per colpa di certi interminabili lavori stradali percorriamo poca chilometri e siamo costretti a fermarci alla vicina Kalk Bay per il pranzo, piena di vita, locali e cafè. Qui, per caso, a ridosso di un porticciolo pittoresco, dove i pescatori hanno appena lasciato il loro carico di pesce, scoviamo una friggitoria dove preparano il miglior fish’n’chips del mondo! Ok, magari non è così, ma vi assicuro che i piattoni di patate, filetti di pesce, calamari e gamberi che vi presenteranno vi ricorderanno un pranzo nuziale!

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Trasporti “alternativi”

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Con calma ripartiamo alla volta di Boulders Beach, la splendida spiaggia dei pinguini. Il sentiero che si inerpica sulla costa vi porterà all’ingresso del Visitor Centre, una magnifica passeggiata in mezzo alla natura tra pinguini e simpatici dassie, una specie di marmotta senza coda dall’aria paciosa.

Da qui si gode di una meravigliosa vista sull’ansa blu del mare e il grigio chiaro degli scogli e tanti, tantissimi pinguini a nuotare, a prendere il sole, o i più curiosi vicino la staccionata per vedere passare i turisti, mentre all’ombra degli arbusti ci si riposa o si covano uova. Per noi amanti degli animali questi momenti sono preziosi e indimenticabili e pensiamo che solo per questo spettacolo valga il viaggio.

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Tra gli spari di un’esercitazione dalla vicina base militare di Glenoury ci rimettiamo in cammino verso il Table Mountain and Cape of Good Hope National Park.

Credo che a parole sia impossibile descrivere la bellezza di questi luoghi, di questi panorami, ma soprattutto emozioni come il silenzio, il sibilo del vento, l’odore forte del mare, le onde bianche con la loro spuma dirompente che vanno a morire addosso alla vertiginosa scogliera, la gioia inaspettata di aver incontrato tanti animali liberi, come struzzi e babbuini. Quindi preferiamo mostrarvi le foto, che comunque trasmetteranno solo una parte di quello che vorremmo raccontarvi. 

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Torniamo in albergo sul tardi, facendo non la strada dell’andata, ma proseguendo sulla M65. Sta scendendo la nebbia e il viaggio si carica di nuove sfumature sensoriali, fatte di tramonti struggenti, dune di sabbia bianca e lontane figure mano nella mano sullo specchio del bagnasciuga a far passeggiare un cagnolino scodinzolante. Il cuore si stringe a passare per sobborghi poverissimi, dove le baracche di lamiera e copertoni sono talmente attaccate tra loro da sembrare un alveare, finché la bellezza di Cape Town illuminata per la sera si spalanca sotto i nostri piedi, e io silenziosa e pensierosa, ho davvero la sensazione di essere tornata da una madre, pronta sempre ad accoglierti ed ascoltare le tue innumerevoli storie.

Siamo stanchi, è vero, ma di quelle stanchezze miste a gioia, soddisfazione, di quelle stanchezze costruttive che ti fanno addormentare con il sorriso.

domani si va alla Table Mountain.

 

Giorno 0: in viaggio verso il Sud Africa

Giorno 1: Victoria&Alfred Waterfront

Giorno 3: Table Mountain e il calore del popolo africano

Giorno 4: Long Street, BoKaap e Waterfront

Giorno 5: Chapman’s Peak