#AleVale&Sami ToCapeTown-Day3: Table Mountain e il calore del popolo africano

La giornata splende di una luce gloriosa! Ecco finalmente il cielo d’Africa che mi aspettavo, un tetto blu intenso su di noi, come una benedizione, come un lenzuolo leggero totalmente sgombro di nuvole.

Oggi andiamo in gita alla Table Mountain, la Settima Meraviglia Naturale del Mondo, e pregustiamo già dalle piazzole panoramiche lungo la strada cosa ci aspetterà dall’alto, ma ancora non sarà sufficiente.

C’è una fila infinita alla biglietteria della cabinovia, siamo costretti a parcheggiare l’auto lontanissimi dall’ingresso, ma abbiamo tutto il tempo per acquistare i biglietti on line ed evitare la coda.

Fatta la foto di rito dai ragazzi del merchandising, che poi ti proporranno con tutta una serie di fotomontaggi, gadget e cianfrusaglie inutili, saliamo alla cabina della funicolare che ci porterà in cima.

Fa un freddo micidiale, ma devo dire che l’attesa è snella, sono tutti molto efficienti e veloci.

La cabinovia è attiva dal 1929 ed è stata rimodernata nel 2007. La particolarità delle cabine è che ruotano permettendo ai visitatori, massimo 65 per capsula, di godere di una vista ottimale. Si impiegano solo 7 minuti per arrivare sul tetto del mondo, ma volendo ci sono anche sentieri per praticare trekking o intere pareti granitiche da sfidare.

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Su in cima alla “Tovaglia” il panorama è mozzafiato. Ai nostri piedi la collina di Signal Hill e Lion’s Head mentre al largo Robben Island viene solcata da bianche e apparentemente immobili onde infuriate.

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Possiamo stare tutto il tempo che vogliamo (non ce lo facciamo ripetere due volte) così restiamo fin dopo il pranzo, tra foto vertiginose, caccia ai souvenir (ma anche di un pile caldo…) e ai simpatici dassie, già visti a Boulders Beach. Scopriamo che questi roditori dall’aria grassoccia rappresentano un importante anello di congiunzione nella catena evolutiva discendendo addirittura dagli elefanti. Senz’altro qualcosa è andato storto, pensiamo ridendo, ma è proprio rilassante vederli spaparanzati sulle rocce riscaldati dal sole o gironzolare tra i turisti alla ricerca di cibo.

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Ci fermiamo alla tavola calda per un pranzo in alta quota, giusto per far mangiare il bambino, e assaggiamo una torta rustica ripiena di carne di struzzo… Buonissima.

Quando scendiamo a valle la gente all’entrata sembra essersi dissolta. Credo valga davvero la pena salire non solo quando è bel tempo (anche perché, in caso contrario, la cabina proprio non viene fatta partire), ma a questo punto anche di pomeriggio, magari quando il sole sta per tramontare… Deve essere uno spettacolo indimenticabile..

Per la sera gli organizzatori della conferenza hanno avuto un bella idea: una cena sociale in un locale tipico!

Il ristorante si chiama The Africa Cafè, un coloratissimo rifugio nel cuore della città dove ho trovato il personale più cordiale e disponibile che abbia mai visto!

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La cena è a base di portare tipiche, non solo del Sudafrica, ma del continente intero. Una ragazza con trucco e abito folkloristico ci introduce all’esperienza spiegando che per gli africani è un rito quello di mettersi a tavola e condividere il cibo e in nessun modo un ospite può alzarsi senza essere sazio. A quel punto lei e un altro bel ragazzo sono passati tra i tavoli con brocche di acqua calda, ciotole per raccoglierla e asciugamani per far lavare ed asciugare le mani ai commensali, quindi si sono succedute una serie infinita di assaggi di ogni tipo, dal gustoso pane del Marocco al pollo dell’Etiopia, dagli spinaci del Congo, alla papaya stufata del Senegal, il tutto innaffiato da favolosi vini locali.

 

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Si avvicina una bellissima ragazza dello staff a domandare se i commensali vogliono provare il loro make-up tradizionale. Ha pennelli e barattolini di colori lavabili tra le mani sporche di tinta, sembra una pittrice.  A fine serata la maggior parte di noi, uomini compresi, avrà il viso decorato in maniera splendida, ognuno con un disegno diverso. Per me ha scelto di disegnare dei fiori sui colori del bianco e dell’arancione, spiegando che sono bene auguranti soprattutto in cerimonie importanti quali matrimoni o battesimi…

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Nel frattempo si sono aperte le danze e i canti. Si passa da una sala all’altra al ritmo incalzante dei tamburi, voci squillanti di donne, e i piedi non riescono a stare fermi, mentre il cuore dentro batte anche lui quasi a voler tenere il tempo.

C’è qualcosa di mistico e primitivo insieme in quest’orgia di colori e suoni.

E’ il ritmo della terra e delle stagioni, è la prorompenza delle onde del mare, è la forza dei vulcani, è la preghiera e la rabbia degli schiavi.

Non si può che restare affascinati da tutto questo e il popolo africano è bravissimo a saperti coinvolgere, bambino compreso. Samuele era talmente rapito che si è fatto condurre per mano da uno dei ragazzi per ballare, completamente a suo agio, continuando a molleggiare sulle ginocchia con un sorriso stampato sulle labbra.

Magari quest’esperienza farà arricciare un po’ il naso a qualcuno definendola troppo turistica, ma io mi sono divertita moltissimo! E poi cibo e vino erano eccezionali…

Solo quando è il momento di andare via mi accorgo che il ristorante ci aveva chiuso dentro per questioni di sicurezza. Ci sono la bellezza di due cancelli, uno sulla soglia che dà sulla strada, e un altro dentro, creando una specie di piccola anticamera. Non solo. Per evitare che i clienti fumatori se ne vadano in strada, il ristorante ha predisposto una saletta apposita. Ci accorgeremo anche nei prossimi giorni che tutti i negozi del centro hanno adottato questo sistema di sicurezza. Se i commessi all’interno vedono dei potenziali clienti allora aprono i battenti, altrimenti se ne stanno al sicuro con la porta chiusa. In effetti, appena usciamo da qui vengo subito raggiunta da un ragazzo che vuole chiedermi dei soldi, e non nascondo che mi sono un po’ preoccupata visto che ero davanti al gruppo e con il bambino addormentato in braccio, per cercare di sbrigarmi a metterlo nel seggiolino senza rallentare gli altri.

Per fortuna riusciamo a salire in macchina senza troppe insistenze, accompagniamo una collega di Vale in albergo e ce ne andiamo a dormire tutti.

Particolare davvero questa città, piena di contraddizioni, capace di sfamare e affamare, capace di mescolare la ricchezza più  arrogante alla povertà più nera.

A Cape Town puoi fare una colazione da re mentre fuori vedi passare i mendicanti che solo per dignità non si fermano davanti alla tua finestra… Puoi vedere potenti macchine lussuose parcheggiate da bianchi davanti alle loro case strepitose costruite solo da personale di colore… Puoi passare per intere township dove la gente non ha né acqua corrente né elettricità e subito dopo imbatterti in ville abbarbicate sulla scogliera che sono un prodigio di architettura…

Il gap razziale ed economico è tristemente incolmabile perché se è vero che l’Apartheid è stato abolito, esso continua a vivere nelle teste di molti bianchi, padroni di sfruttare per pochi soldi le risorse africane.

I neri non riusciranno mai a tener testa a questa situazione finché non potranno permettersi un’istruzione, l’unica arma che potrebbe davvero difenderli dall’ascesa di un nuovo governo debole o corrotto. Con un’istruzione adeguata ci sarebbe una maggiore speranza di ricostruzione e soprattutto di continuità, per far sì che la “long walk for freedom”che aveva in  Mandela il suo più grande e carismatico rappresentante non venga interrotta o vanificata.

Pensieri di una testa stanca… Domani andiamo a BoKaap e a Long Street.

 

Giorno 0: in viaggio verso il Sud Africa

Giorno 1: Victoria&Alfred Waterfront

Giorno 2: Western Cape&Cape of Good Hope

Giorno 4: Long Street, BoKaap e Waterfront

Giorno 5: Chapman’s Peak