#AleAndValeDownUnder: Penisola di Coromandel

Sabato 25 giugno lasciamo Auckland alla volta della spiaggia di Hahei, sul lato orientale della Penisola di Coromandel.

Ci aspettano circa 250 km in macchina e siamo eccitati al pensiero. E’ come se il nostro viaggio cominciasse solo ora!

La Penisola di Coromandel è parco nazionale, coperta nella sua quasi interezza da una fitta foresta pluviale che scende ripida verso la costa. Pensiamo valga la pena prendere la strada più lunga piuttosto che il tragitto suggerito dalla guida, per vederla in tutto il suo splendore, così dalla città di Thames, un tempo famosa per le sue miniere d’oro, saliamo fin su a Coromandel, un avamposto più che una città, al margine nord del bosco.

Il viaggio fino a Hahei, dove abbiamo prenotato il prossimo alloggio, sarebbe bellissimo se non fosse per la pioggia che, incessante, ha continuato a cadere battente per circa 12 ore, tanto da non avere una foto significativa del panorama circostante, che abbiamo indovinato bellissimo in una giornata di sole. Peccato.

Per pranzo ci fermiamo a Whitianga in uno dei pochi posti aperti a quell’ora. Troviamo un pub irlandese chiamato Grace O’Malley’s che avrebbe la vista direttamente sul mare (se solo si vedesse qualcosa…).
All’interno il camino è acceso, quindi ci scaldiamo con un chowder di pesce, che non è proprio niente di che, e due bicchieri di Guinness che vengono quasi svuotati dalla avvinazzata cameriera dalle mani tremolanti.
Arriviamo al Tatahi Lodge Beach Resort, un insieme di piccoli bungalow immersi in un giardino rigoglioso di piante grasse, roseti, alberi di cachi e casette di legno per gli uccellini.

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L’anziano e abbronzatissimo signore che lo gestisce sembra un surfista hippie entusiasta della vita e a noi, che abbiamo l’umore sotto le scarpe per via del tempaccio, questa ingiustificata allegria quasi infastidisce.

Ci saluta con un caloroso “HEY!” e con una seminota nella voce più acuta del normale, ci snocciola tutto quello che si può fare e vedere in quel'”angolino delizioso di mondo“, tipo andare ad Hot Water Beach, una spiaggia nei paraggi dove basta scavare un po’ per creare con le proprie mani una piscina privata di acqua calda frutto dell’attività vulcanica. Altrimenti in dotazione per noi ci sono anche delle simpatiche pale.

Peccato che il tempo ancora non accenni a migliorare…

Ci accompagna alla nostra stanza, un prefabbricato umido e gelido con all’interno un letto a due piazze, un bagno che non si scalderà manco con le cannonate e una stufa-ah sì, che bello!- una stufetta elettrica!
Mi sembro mia nonna con le mani tese sul tepore del prezioso elettrodomestico e quando il divorzio sembra già imminente tra me e il mio neo marito, ecco che sentiamo gli uccellini cinguettare allegri.

Che sia passato il temporale?!

Ebbene sì! Alleluia! E senza aspettare oltre corriamo a visitare l’unico motivo per cui siamo arrivati fin qui: la Cathedral Cove, una meraviglia della natura di cui mi sono perdutamente innamorata già in fase di preparazione al viaggio.

Si tratta di una grotta accessibile solo con la bassa marea e già questo è bastato a farmi sognare. Un luogo nascosto e per lo più impenetrabile… Mamma mia, mi sento come una bambina che sta per buttarsi a capofitto in un’avventura!

Almeno dal punto di vista maree siamo fortunati, visto che il tizio dell’albergo ci ha detto che per oggi è previsto mare in secca dalle 15 in poi.
Parcheggiamo la macchina in cima alla scogliera e già da qui la vista è mozzafiato. Pesanti nuvoloni grigi fanno da sfondo a un mare inquieto e da quassù si può solo sentire il sibilo del vento attraverso il cappuccio del mio giubbotto.

Gratuitamente si accede a un sentiero immerso nella giungla, una quarantina di minuti a piedi in mezzo a fitte felci e palme, finché il rumore delle onde del mare ci avvisa di essere arrivati.

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Incastonata tra Gemstone BayStingray Bay questa grotta, quando accessibile, permette il passaggio da ambo le parti e quindi alla Sphinx Rock sulla destra e alla Te Hoho Rock sulla sinistra.

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Stingray Bay e la Sphinx Rock
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Ingresso a Gemstone Bay e alla Te Hoho Rock

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Te Hoho Rock

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Sphinx Rock

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Jpeg

Ale&Vale were here!

La spiaggia è immensa e da lontano si può ascoltare lo scroscio di una cascata naturale che si getta direttamente in mare.

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Ci siamo solo noi a quest’ora e abbiamo modo di esplorarla quanto vogliamo finchè il sole non tramonta del tutto. Uno di quei tramonti che sai porterai con te per il resto dei tuoi giorni.

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Il ritorno su quel sentiero verrà illuminato solo dalla luna e dalla torcia del nostro cellulare. I suoni inquietanti della foresta mi hanno fatto voltare più volte nella suggestione (o forse no) di sentirmi seguita.

Ci voleva un po’ di buona sorte dopo una giornata così…e dopo tutti quei chilometri in macchina…

Stremati, ma finalmente contenti, ce ne andiamo a letto. Domani mattina lasceremo questa parte di mondo in direzione sud verso Rotorua. Ma prima faremo una visita agli hobbit della Contea.

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#AleAndValeDownUnder: in viaggio verso l’Isola Sud