Irlanda on the road: 8 tappe imperdibili

Agosto, tempo di partenze. Mi imbatto in un articolo interessante di Valentina di Trip and Notes, nel quale mette a confronto tre guide diverse per costruire l’itinerario del suo prossimo viaggio itinerante in Irlanda.

Ed ecco il potere dei ricordi e la forza delle immagini che riescono a catapultarmi a quel lontano 2009, quando, dopo un paio di giorni a Dublino, abbiamo noleggiato una macchina e ci siamo messi in marcia lungo il periplo dell’isola in senso orario, un percorso affascinante di dieci giorni che rifarei oggi stesso.

Ci sono posti nel mondo che si prestano ai viaggi in macchina (i nostri preferiti), e l’Irlanda è uno di quelli.

E mi sono chiesta, a distanza di anni,  quali sarebbero ad oggi le tappe imperdibili se dovessimo rifare un viaggio del genere, quali sono per noi quei luoghi evocativi che al solo pensiero rimandano subito all’Irlanda.

Ne abbiamo raggruppate 8. E chissà che non possano essere d’aiuto o ispirazione a chi voglia intraprendere un road trip nell’Isola di Smeraldo…

1. Monastero di Glendalough

Una cinquantina di chilometri a sud di Dublino sorgono le Wiklow Mountains dove, all’interno di una valle che convoglia la bellezza di tre fiumi, si trova questo suggestivo complesso monastico nel quale visse St. Kevin intorno al VI secolo d.C.

 

 

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Circondata da un cimitero di antiche croci celtiche c’è la St. Kevin’s Kitchen, ovvero una chiesetta con il tetto sfondato dal tempo, e una Torre Circolare, ancora perfettamente integra. Si organizzano visite guidate anche al Letto del Santo, che la leggenda vorrebbe fatto di ortiche, dove il monaco riposava e purificava l’animo.

Noi siamo stati di passaggio, in viaggio verso Kilkenny, quindi non abbiamo partecipato a tour guidati, ma ci siamo goduti la campagna facendo un picnic all’aperto con un fish’n’chips  comprato a un chioschetto.

Se tornassi in Irlanda mi piacerebbe visitare meglio questa valle verdissima, magari facendo qualche passeggiata in montagna.

 

2. Rock of Cashel

Questa volta siamo poco fuori Kilkenny, di passaggio verso Cork. Questo sito archeologico è antichissimo, la tradizione lo vorrebbe addirittura fondato da Re Cormac, uno dei Re Supremi d’Irlanda, una figura a cavallo tra leggenda e realtà.

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Parlando di leggende (e come potrebbero mancare in una terra come l’Irlanda?), la Rocca di Cashel sarebbe stata creata da un boccone sputato da un diavolo. Un tempo la Rocca serviva da fortezza, vista la sua posizione strategica, proprio in cima a una collina che più verde non si può, ma all’interno delle mura ci sono anche i resti di una magnifica cattedrale, un cimitero e una cappella. Uno dei luoghi più suggestivi in questa parte di isola.

 

3. Kenmare

E’ la cittadina che più ci è piaciuta all’interno del Ring of Kerry.

Il nostro b/b aveva la facciata ricoperta di edera ed era gestito da una gentile signora anziana che viveva lì con suo marito e il suo gatto rosso, Felix. Ci ha offerto tè e pasticcini nel suo salotto, ingombro di libri e cuscini, e sulla mensola del camino tante foto di famiglia. Conservo un buon ricordo anche della colazione, di sicuro una delle più gustose in questo viaggio, a base di salmone affumicato, uova e crostate fatte in casa.

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Il centro di Kenmare è piccolino, con le case dalla facciate colorate e tantissimi localini dove si mangia e beve benissimo accompagnati da buona musica irish. Quello scelto per la nostra cena si chiamava Foley’s, dove la fish pie con una ottima Guinness (quella vera, con la schiuma compatta che ha un retrogusto di cioccolato) sono un must-do.

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4. Dingle

Con Dingle intendiamo sia la città che la penisola omonima.

E pensare che non l’avevamo neanche messa in programma! Ma poi a colazione nel b/b del punto 3 abbiamo conosciuto una coppia di turisti del Connecticut che ce ne ha raccontato meraviglie, quindi l’abbiamo inserita nell’itinerario all’ultimo minuto. E non avremmo potuto fare scelta migliore.

Dingle conserva un fascino particolare, da cittadina marinara, con un romantico porto e le insegne dei negozi dalle facciate variopinte in lingua gaelica.

La Penisola è selvaggia, un susseguirsi di insenature, anfratti, e la scogliera che scende a picco sul mare spalancando all’improvviso lunghe spiaggie sabbiose mete di campeggiatori e surfisti.IMG_1244

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Il nostro tratto di costa preferito nella parte atlantica d’Irlanda.

 

5. Cliffs of Moher

Ok, ci piace vincere facile. Ma come si fa a dire Irlanda senza andare a vedere queste bestione?! Sono lunghe 8km, il punto più alto tocca i 240metri…

Affacciarsi e trovarle là sotto fa tremare le gambe!

 

 

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È indubbiamente un’attrazione molto turistica, eppure quando siamo capitati noi, intorno all’ora di pranzo e sotto la pioggia, non c’era praticamente nessuno. Solo il rumore del vento e del mare e quella sensazione impagabile di sentirsi piccoli e fragili di fronte alla grandiosità della natura, esposti e protetti allo stesso tempo.

Tornassimo nuovamente a vederle senz’altro includeremmo una gita in barca.

Pensate cosa deve essere trovarsele davanti, con il faraglione di Breanan Mor e la Giant’s Cave come unici testimoni di tempeste, naufragi, leggende tramandate di bocca in bocca da marinai con troppa fantasia?

 

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6. Donegal

Mettetevi nei nostri panni. Dopo giorni di pioggia (e desolazione) tra il territorio del Mayo (Achill Island) e il Connemara, non ci è sembrato vero di ritrovare un po’ di sole in questa Contea dall’anima verde e felice!

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Il Donegal è una delle contee più affascinanti, al confine com’è tra Irlanda e Irlanda del Nord, tra cattolici e protestanti, tra pace e guerriglia. Non mi stancherò mai dei posti di confine, luoghi speciali dall’anima doppia, spesso crogioli di culture diverse. Gli scenari sono da cartolina. Colline viola che ricordano i cuillins scozzesi, scoscese fin dove il mare è più blu, aspre scogliere a due passi dalla spuma dirompente delle onde,  minuscoli paesini tra campagna e mare dall’aria deliziosamente inglese dove mangi con pochi soldi in caffè con vista.

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7. Antrim Coast

Da Moville, ultimo baluardo in terra irlandese, passerete senza quasi accorgervene in territorio inglese, in particolare in quella parte nord dell’isola conosciuta come l’Antrim Coast dove, a poca distanza l’una dall’altra, circa 11 km, troverete due meraviglie uniche nel loro genere: la Giant’s Causeway e il Carrick-a-Rede.

La prima è una stupefacente scogliera composta da colonne a base per lo più esagonale, la cui formazione è legata alla leggenda del gigante Finn McCool che avrebbe costruito questa passerella di pietra per andare a combattere contro il nemico scozzese, il gigante Angus, passaggio che poi sarebbe sparito nell’oceano una volta terminata la faida.

Un’altra versione è quella che vedrebbe il buon Finn costruire il sentiero per raggiungere la sua amata in Scozia. Romantico, non credete?

 

 

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In realtà l’intensa attività vulcanica nella zona avrebbe portato a queste formazioni originali, un connubio felice di lava, acqua e aria. Ma la leggenda rimane la mia versione preferita. Specialmente quella del gigante in love.

L’altra celebre attrazione su questo meraviglioso tratto di costa, tra porticcioli pittoreschi e antiche chiese, ormai ridotte a ruderi, è il Rope Bridge o in gergo (che mi piace tanto perché sembra uno scioglilingua) Carrick-a-Rede.

Pagando un biglietto di poche sterline si accede a una passeggiata stupenda su per la scogliera che vi porterà a questo ponte di funi il quale collega due precisi tratti di costa, a 25 metri dal suolo. Il ponte è tuttora utilizzato dai pescatori che lo sfruttano per catturare i salmoni che scelgono di deporre le uova proprio qui. La vista su questi scogli, su queste acque verdi, tra uccelli di ogni tipo, vale l’esperienza che senza dubbio rifaremmo se tornassimo in Irlanda.

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Porticciolo di Ballytoy

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8. Belfast

Belfast non è bella, anzi a noi ha anche un po’ deluso, come vi raccontammo qui. Parlano una lingua strana, un mix di slang inglese e irlandese poco comprensibile persino alle abili orecchie di Vale, c’è un tempo terribile e gli abitanti sono scostanti. Quindi perché, direte voi, consigliate Belfast?

Per capire la storia turbolenta di questo Paese, che non è fatta solo di leprechaun e trifogli.

Il passato sanguinoso e violento dell’Irlanda e dell’Ulster  ha avuto soprattutto Belfast come scenario e i Murals sono la testimonianza più viva e diretta di quel lungo periodo turbolento chiamato, in maniera edulcorata, Troubles.

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I muri di mattoni delle case di periferia tra Falls Road e Shankill vi racconteranno i conflitti tra cattolici e protestanti, repubblicani e lealisti, le drammatiche vicende di Bobby Sands e della Bloody Sunday.

Se tornassimo a Belfast la visiteremmo senz’altro con i pullman scoperti o i black taxi per una guida più mirata e meno tesa a cercare i murales da sé, per evitare quella che potrebbe trasformarsi in una specie di caccia al tesoro, sparpagliati come sono in zone diverse della città.

Queste le nostre tappe imperdibili, ma quali sono le vostre? Raccontateci cosa vi è piaciuto dell’Irlanda, se ci siete stati, o cosa vorreste assolutamente vedere se doveste organizzare un viaggio in quest’isola affascinante.