Una gita ad Anagni

Domenica ci siamo svegliati con calma e, intenzionati a non voler restare a casa, ma allo stesso tempo, a voler a tutti i costi evitare il carnaio delle spiagge intorno Roma, abbiamo deciso di fare una gita ad Anagni.

Adoro le gite domenicali! Mi sanno di festa! Ci si mette in macchina col cuore contento, buona musica da canticchiare, qualcosa da sgranocchiare.

Questa volta il viaggio è stato talmente breve che non sono riuscita a dar fondo alla mia scorta di M&M’s (e per fortuna!). In meno di un’ora siamo già arrivati ad Anagni, in provincia di Frosinone, meglio conosciuta come “La città dei Papi“.

Ben quattro pontefici nella storia sono nati qui (Innocenzo III, Alessandro IV, Gregorio IX e Bonifacio VIII), e per un lungo periodo, finché cioè la sede papale non venne trasferita prima ad Avignone ed infine a Roma, Anagni è stata la residenza prescelta dai Capi della Chiesa.

Non immaginavo quanto fosse bello questo borgo che sorge in altura, in mezzo alla salubre campagna ciociara, a pochi chilometri da Fiuggi, famosa per le sue sorgenti termali.

dsc_0544

dsc_0543

dsc_0546

Entriamo in paese all’altezza della Chiesa di S.Andrea, ma la nostra attenzione viene catturata da un edificio medievale proprio dirimpetto la parrocchia.

Ha mura affrescate e decorate da bassorilievi, mentre una scala conduce a una loggia al piano superiore. Sprigiona carisma e mistero.

Si chiama Casa Barnekow, dal nome dell’ultimo proprietario, un pittore svedese, che la acquistò e restaurò. Si narra che addirittura Dante Alighieri vi abbia albergato di passaggio in città, quando ancora si chiamava Casa Gigli.

dsc_0558

dsc_0559

dsc_0560

dsc_0562

Proseguiamo senza fretta alla fine del viale che conduce a Porta Cerere, quindi scendiamo verso Porta del Sole, tra antiche case in tufo dalle quali provengono i rumori delle famiglie che si accingono a mettersi a tavola per consumare il pranzo domenicale, il pianto di un neonato con troppo sonno, odore appetitoso di soffritto.

dsc_0571

dsc_0572

dsc_0595

dsc_0597

dsc_0598

dsc_0565

dsc_0606

Troviamo un ristorante che avrà venti coperti in croce, si chiama La Cantina della Valle. 

La proprietaria, Marcella, ha l’aspetto di un’ostessa dei vecchi tempi, con il grembiule indosso e i modi spicci delle persone genuine. Ci accoglie come fossimo parenti, ci invita a prendere posto in questo ambiente freschissimo che ha proprio l’aspetto di una cantina dalle mura spesse, con qualche asse di legno messo alle pareti a mò di scaffale, pentolacce di rame, scopette di saggina che penzolano dal soffitto.

dsc_0614

dsc_0615

Annuncia che il pranzo sarà a menù fisso, una nutrita galleria di antipasti freddi e caldi e poi il primo piatto (se ce la faremo).

Ma prima Marcella ci racconta un po’ la storia di questo posto.

Siamo in un ex convento del 1600, in quella che un tempo era una stalla, davanti alla porta chiamata Del Sole dove “in un imprecisato giorno di giugno del 1261 entrò San Francesco d’Assisi per far riconoscere il suo ordine dal Papa“.

Ci saranno altri momenti durante il pranzo in cui ci delizierà con altre vicende legate ad Anagni e ai molti personaggi illustri che hanno contribuito a scriverne la storia.

Ad esempio ci racconta di Fabio Valente, personaggio ripreso nel film Il Gladiatore, che nacque qui e che divenne un importante militare ai tempi della guerra civile dopo la morte dell’imperatore Nerone.

Di Cola di Rienzo, tribuno inviso alla nobiltà romana per le sue idee progressiste, tanto che venne perseguitato dalla Santa Inquisizione. Si vendicò ferocemente dei suoi detrattori una volta uscito di prigione.

Di Benedetto Caetani, meglio noto come Papa Bonifacio VIII, un uomo ben lungi da essere considerato un buon cristiano. Corrotto, violento, amante dei piaceri della carne e della tavola, ebbe in Dante uno dei suoi acerrimi rivali, tanto che il Poeta lo sbatté nell’Inferno ancora prima che morisse.

Ed el gridò: «Se’ tu già costì ritto, 
se’ tu già costì ritto, Bonifazio? 
Di parecchi anni mi mentì lo scritto.                               

Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio

per lo qual non temesti tòrre a ’nganno 

la bella donna, e poi di farne strazio?».

(Inferno, Canto XIX vv. 54-57)

Il nome di Bonifacio VIII è legato indissolubilmente all’episodio noto come Lo Schiaffo di Anagni quando, all’apice del dissidio tra Roma e Francia su chi dovesse detenere il potere spirituale e temporale tra papa e monarca, il pontefice venne oltraggiato dal Re di Francia Filippo IV detto Il Bello.

Studiando la vicenda sui libri di storia mi ero immaginata un vero schiaffo, invece, con un pizzico di delusione, ho scoperto che si tratta solo di una metafora. Peccato… io un bel man rovescio glielo avrei assestato per davvero! Certo, mi sarebbe servita una scala. Sapevate infatti che Bonifacio VIII era alto più di due metri? Secondo me era affetto da gigantismo… Ma insomma, chi altri nel 1300 poteva vantare una simile statura?! E certo che poi faceva il prepotente!

Sono a bocca aperta davanti alle capacità di Marcella di intrattenere i commensali. Per un attimo mi è sembrato di essere a teatro. La nostra ospite è in piedi e in controluce sulla porta d’ingresso, gesticolando e modulando il tono della voce a seconda del racconto per dar ora forza, ora rabbia, ora ironia, e sembra riempire la stanza in cui ci troviamo di tutti questi personaggi, che si avvicendano proprio come fossero dei commedianti anche loro.

Conclude raccontandoci di una magnifica scoperta che è stata fatta proprio nella stanza in cui ci troviamo.

A ridosso di quella che ora è la cucina anticamente c’era un pozzo.

Con il fare misterioso degno della miglior prestigiatrice che senza trucco e senza inganno si propone di ammaliare i propri spettatori, tira fuori da una tasca del grembiule una piccola bisaccia dalla quale fuoriescono tintinnando delle antiche monete romane rinvenute all’interno della cisterna. 

Sopra vi è raffigurato Marco Aurelio, ma anche il Dio Giano, quello che secondo la tradizione romana aveva un duplice volto, uno sguardo sul futuro e uno sul passato, una delle divinità più amate dell’antichità.

IMG_20160904_142358672.jpg

L’atmosfera che si è creata è molto particolare, ricca di suggestioni, ma non bisogna pensare che sia stato architettato tutto per mascherare un pasto di scarsa qualità, anzi.

 La signora è orgogliosa dei suoi prodotti, e giustamente. Il pranzo è pieno di cose buone e genuine. Le uova della frittatina sono delle sue galline, le verdure del proprio orto, le salsicce e i salumi dei suoi maiali, la marmellata che accompagna la ricotta di bufala è preparata in casa, i tagliolini fatti a mano. 

Ci alziamo da tavola completamente sazi e soddisfatti del pranzo, che si è rivelato una esperienza, per proseguire la nostra visita.

dsc_0624

dsc_0627

dsc_0691

dsc_0695

dsc_0696

dsc_0697

dsc_0655

dsc_0659

dsc_0660

dsc_0663

Dalla valle saliamo su in cima alla elegante Piazza Cavour, dove antichi palazzi color pastello affacciano su un Belvedere terrazzato con spazi verdi e fontane. Non c’è nessuno a quest’ora e con questo sole. Giusto qualche anziano si riposa con un bicchiere di birra ai tavolini di un bar.

dsc_0638

dsc_0639

dsc_0640

dsc_0642

dsc_0647

dsc_0649

dsc_0650

Proseguendo oltre arriviamo prima al Palazzo Bonifacio VIII, dove visse il Pontefice e dove avvenne il famoso oltraggio, quindi siamo sulla Piazza del Duomo, uno spazio che invita al respiro grazie a un bella vista sui tetti delle case e le verdi colline che ci circondano, tra caffè e ristorantini dove è possibile mangiare un boccone all’aperto. 

dsc_0679

dsc_0665

dsc_0667

dsc_0668

dsc_0669

Qui si erge la Cattedrale di Santa Maria, una imponente costruzione risalente al 1072. E’ in stile romanico, severo, semplice e magnifico.

dsc_0670

dsc_0674

dsc_0675

dsc_0676

dsc_0681

dsc_0684

dsc_0685

dsc_0689

dsc_0690

Purtroppo a quest’ora è chiusa alle visite, ma sbirciando su internet ho caricato alcune immagini degli interni, in particolare la Cripta e la Navata Centrale.

Non pensate siano splendidi?

anagni_003_duomo_cripta

Cripta Cattedrale di Santa Maria (Google Images)

dscn0705

Navata Centrale della Cattedrale di Santa Maria (Google Images)

Per noi saranno una scusa per ritornare.

Anagni si è rivelata una sorpresa, un vero scrigno di tesori e di storia a poca distanza da Roma.

Alla prossima gita!