Weekend a Copenhagen: quanto costa?

Copenhagen, come una meteora, è arrivata e se ne è andata. Così. Neanche il tempo di orientarsi che è già ora di ripartire.

I fine settimana sono una fregatura. Sono porte girevoli su un nuovo mondo, ma tempo di una sbirciatina e già bisogna tornare indietro.

Ti danno l’illusione che tu possa vivere con quelle sensazioni addosso, quel misto familiare di curiosità/entusiasmo/contentezza/frenesia (io la chiamo “febbre buona“) che ti prende già per il solo fatto di svegliarti in una nuova città, in un nuovo paese, ma ecco che in uno schiocco di dita ti ritrovi a casa tua, a disfare le valige.

I fine settimana hanno anche il loro lato positivo, però. Sono una pillola concentrata di energia per spezzare la routine delle tue giornate fin troppo regolari. Nè troppi giorni, nè troppo pochi. Un weekend, (forse) la formula perfetta.

In questo primo post su Copenhagen ci piacerebbe partire dal fattore economico, purtroppo così strettamente legato a un viaggio nei Paesi Scandinavi, soprattutto in questa città, da far a volte desistere nell’organizzazione scegliendo altre mete.

A noi è successo il contrario. Cioè, Copenhagen non era la nostra prima scelta.

A noi sarebbe piaciuto un weekend alle Cotswolds, complice un interessante articolo di Cris di Baby You Can Drive My Car che in pochi caratteri è riuscito di colpo a catapultarmi nella salubre campagna inglese.

Già mi vedevo con la mia tazza di tè, la mia fetta di pie, in un cottage so old fashioned a godermi la pioggia dietro le tendine di pizzo in una pigra domenica di ottobre.

Ma le uniche camere disponibili per il weekend del mio compleanno erano in queste grandi catene alberghiere un po’ periferiche, quelle con le stanze tutte uguali in ogni parte del mondo-altro che cottage!-ed io non sono una che di solito fa problemi per l’alloggio, ma credo che un viaggio in una località suggestiva come le Cotswolds significhi anche immergersi nell’atmosfera del posto, non credete?.

Poi, tra noleggio macchina, volo per Londra in aeroporti ai confini del mondo ed inevitabili trasporti, siamo andati un po’ (tanto) fuori budget, così abbiamo cominciato a dare un’occhiata altrove sul mappamondo, notando un grosso buco nel Nord Europa, a parte Stoccolma.

E quindi ecco accendersi la spia Copenhagen.

Sì, ma quanto costa organizzare un weekend per una famiglia di tre persone?

È davvero così proibitivo?

Questo è quanto sommariamente speso da noi.

Facciamoci due conti:

Volo

Lo abbiamo prenotato circa tre settimane prima su Skyscanner per 215€ a persona (considerando anche il costo per la prenotazione dei posti in anticipo, e per una valigia da imbarcare, obbligatoria viaggiando con un bimbo piccolo). Samuele ha viaggiato in braccio a noi con cintura di sicurezza enfant, avendo meno di due anni, quindi non ha pagato un suo posto, ma le tasse aeroportuali, circa 30 euro, già comprese nei €215 a persona.

Il volo di andata era gestito da Ryanair, partenza dall’aeroporto di Ciampino, il ritorno dalla Norwegian Air fino a Fiumicino.

Menzione speciale per Ryanair. Sono stati attentissimi nei confronti del bambino e scrupolosi in fatto di sicurezza. La cosa che proprio non mi va giù è la faccenda del check-in on-line. Se uno malauguratamente si dimentica di farlo deve pagare 45€ per farlo in aeroporto! Cioè, qui si paga anche per i servizi essenziali ormai… Con un biglietto aereo non mi garantite neanche la registrazione a bordo?! Mi sembra un tantino esagerato…

La Norwegian è stata decorosa. A parte il fatto che a bordo abbiano voluto riprodurre il tipico clima scandinavo in una fredda notte di gennaio…

Alloggio

Nei vari alberghi della città non c’era una camera disponibile visto che siamo capitati durante i giorni dell’ESMO, un importante convegno di medici provenienti da tutte le parti del mondo (il prossimo si terrà a Madrid dall’8 al 12 settembre, quindi prenotate in anticipo se aveste voglia o necessità di andare a Madrid per questo periodo).

Le poche disponibili in città venivano vendute a peso d’oro.  Un esempio? In un hotel medio della catena Mercure in zona non troppo centrale sono riusciti a chiederci 1300 euro per una tripla per tre notti…AHAHAHAH!

Vien da sè che siamo andati alla ricerca di un appartamentino su Airbnb, ma anche qui non è stato semplice visto l’atteggiamento degli host danesi.

Se siete pratici di Airbnb sapete che si può contattare l’host per qualsiasi richiesta in fase di prenotazione. Noi, ad esempio, volevamo sapere se c’era un microonde in cucina, quanto l’appartamento distava dal centro e se fosse facile da raggiungere coi mezzi.

La maggior parte dei danesi non rispondeva, ma aveva la belliSSSima abitudine di rifiutare la richiesta di prenotazione. Così, senza neanche una parola, lasciandoti nel dubbio di aver sbagliato qualcosa.

Tra le FAQ del sito ho letto che può succedere quando gli host non hanno calendari troppo aggiornati, nonostante la politica di Airbnb inviti i vari affittuari a mettersi in regola con le date libere e quelle occupate.

D’accordo, posso capire con uno, con due, ma TUTTI quelli da noi contattati?! Frustrante davvero.

Per fortuna troviamo l’appartamento del mitico Christian con prenotazione immediata nel quartiere Frederiksberg, a sole 4 fermate di metro dal Nyhavn, cioè quello che è considerato il centro, per 288€ per tre notti.

Questa è stata la mia seconda volta con Airbnb, per Vale la terza. Nessuno di noi due si è mai trovato bene. Sia gli appartamenti a Barcellona che a New York si sono dimostrati molto diversi dalle foto sul sito, entrambi sporchi e, nel caso della Grande Mela, anche in un quartiere non troppo raccomandibile.

In questo caso mi sono dovuta ricredere. Non che la pulizia fosse eccelsa, ma se non altro i mobili erano nuovi, con un largo salone luminoso, una cucina attrezzatissima e un delizioso balconcino arredato.

Jpeg

Jpeg

Il quartiere poi è organizzato, pieno di cose da fare, supermercati, parchi, ve ne parleremo più a fondo in altri articoli. Soggiornare qui mi è proprio piaciuto.

E poi il nostro host è stato gentilissimo. Ci ha fatto trovare qualcosa per la prima colazione, come muesli, caffè in cialde e marmellate locali e, considerando che questa è una casa e non un albergo (è proprio il caso di dirlo!), una simile carineria è stato un valore aggiunto.

Trasporti

L’abbonamento permette di viaggiare su metro, treni e bus. Ogni adulto può portare fino a due bambini sotto i 12 anni gratis. I biglietti sono in base alle zone, ben 4, ma vi diciamo subito che per andare e tornare dall’aeroporto bisogna farne uno che ne copra almeno 3.

Se, come noi, non ci avete capito niente, fatevi l’abbonamento o da 48 o da 72 ore che vi permetterà di muovervi con disinvoltura attraverso tutte e quattro le zone. Ne abbiamo pagati due da 72 ore circa 55 euro.

Diverso è il discorso per la Copenhagen Card che ,oltre a permettere di viaggiare sui mezzi, include nel prezzo ingressi a moltissimi musei, attrazioni e prevede sconti in negozi e ristoranti aderenti. Ma noi, che con un bambino piccolo non avevamo messo in programma visite di questo genere, non l’abbiamo tenuta in considerazione. Anche questa si può scegliere in base alle ore: 24, 48, 72 o 120.

La metro è, manco a dirlo, eccezionale. Non chiude mai, è nuova, moderna e le stazioni tutte fornite di scale mobili ed ascensori indispensabili per passeggini, invalidi e biciclette.

Pasti, varie ed eventuali

Il vantaggio di avere una cucina per noi è che ci ha permesso di risparmiare non poco sui pasti. Con una spesa approssimativa di 50 euro abbiamo messo su un paio di cene e colazioni. Come da noi ci sono supermercati cari ed altri più economici, il nostro host è stato bravo a indirizzarci in quelli più convenienti, dove comunque i prodotti non locali costano sempre un po’. Per esempio, una bustina di formaggio grattugiato da 200 gr si aggira intorno ai 5 euro.

Se si vuole mangiare fuori è un altro discorso. Per lo street food al Papirøen, di cui vi parleremo più avanti, abbiamo speso, senza bevande, 14 euro per due smørrebrød, ovvero fette di pane di segale con sopra vari condimenti, specialmente pesce.

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Smorrebrod con aringhe, uova sode e insalata di patate

Deliziosi per gli occhi e il palato, i danesi hanno una cura particolare per i piatti che presentano, anche fossero fatti di ingredienti semplici come, appunto, questo spuntino tipico. Non sono grandi, quindi per saziarsi bisognerebbe mangiarne almeno un paio…se riuscirete a fermarvi! Ve lo dico, sono una droga. Sfiziosi da morire.

Abbiamo trovato cari i souvenir. Una maglietta turistica per bambini si aggira intorno ai 28 euro, per non parlare dei merchandising griffati come, ad esempio, quello dell’Hard Rock Cafè. Una t-shirt per bimbo di 4 anni costa circa 70 euro. Ed era in offerta speciale.

Mi è invece piaciuto il ristorante omonimo, con più personalità rispetto agli altri in giro per il mondo, sia dal punto di vista degli arredi, con poltrone, lampade e tavoli di design, da tradizione danese, sia nella reinterpretazione del menù.

Un classico Legendary Burger, ad esempio, sono riusciti a rivisitarlo con prodotti locali come il pane scuro ai semi di zucca, la salsa alle rape rosse e una julienne di finocchi croccanti.

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Se non fosse stato per il logo e la musica mi sarebbe sembrato un pranzo in un qualsiasi ristorante scandinavo. Bravi.

Non abbiamo visto musei, quindi non vi sappiamo dare indicazioni sugli ingressi. Ci sarebbe piaciuto vedere quello sul Design, ad Amelienborg, ma Samuele è ancora troppo piccolo per posti del genere, mentre abbiamo trovato chiuso i Giardini di Tivoli, uno dei parchi di divertimento più antichi di Europa, in preparazione per la sentitissima festa di Halloween.

Ben tre settimane di festeggiamenti, dal 14 ottobre al 6 novembre. Che peccato aver trovato il parco in allestimento. E’ spettacolare con tutte le decorazioni e le lucine accese. Guardate l’anteprima sul profilo VisitCopenhagen su Instagram:

 

Siamo stati all’Aquario di Copenhagen, invece, il Den Bla Planet. 

“Il Pianeta Blu” è stato inaugurato di recente e ha una struttura avveniristica davvero molto bella. Il biglietto per gli adulti costa 25 euro l’uno. I bambini sotto i tre anni non pagano.

A conti fatti non si può certo dire che  Copenhagen sia stata economica, tutt’altro, ma è anche vero che ne è valsa senza dubbio la pena.

Prima di lasciarvi, però, sarei curiosa di sapere come vi siete trovati con Airbnb, se lo avete mai sperimentato.

Come è stata la vostra esperienza? Vi sono mai capitate quelle raffiche di rifiuto richiesta prenotazione o solo noi abbiamo avuto sfortuna con gli host danesi? 

A presto con tutti gli altri articoli su Copenhagen.

Ciao!