C’è dell’Arte in Danimarca!

A Copenhagen l’arte ti avvolge e ti accompagna ad ogni passo.

Da quella funzionale, pratica, congegnata per migliorare la vita delle persone all’interno di una città, come l’Architettura, a quella più voluttuaria, estetica, alla continua ricerca del bello, ma funzionale, tipico dei designer scandinavi.

Penso agli edifici dell’Opera o della Royal Danish Playhouse, quasi il negativo l’uno dell’altro, non a caso affacciati sullo stesso canale, dirimpettai per un soffio.

Bianco e nero, trasparenza e opacità, sono le caratteristiche più appariscenti di questi due edifici che io trovo grandiosi, soprattutto per il coraggio che hanno avuto i loro ideatori a posizionare due opere dalla personalità così forte in un contesto simile, a ridosso del Nyhavn, la Copenhagen che più classica non si può, quella delle case dal tipico tetto a punta, gli infissi smaltati e le facciate variopinte.

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Mercatino e street art in quel del Nyhavn

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Oppure mi viene in mente il nuovo acquario di Copenhagen, il Den Bla Planet, con quella forma avveniristica, attorcigliata su sè stessa, come fosse una girandola, un mulinello di corrente marina.

A me piace tantissimo quando l’arte crea questi contrasti e demolisce quelli che sembrano dei canoni prestabiliti inventandone di nuovi.

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Google Images

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The Royal Danish Playhouse

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The Opera

L’altra forma d’arte imprescindibile da un viaggio in terra scandinava è quella del Design.

In un post precedente vi abbiamo accennato alla tradizione danese nel costruire giocattoli di legno, oggetti che oggi fanno gola a qualsiasi collezionista e che hanno, in un certo senso segnato un’epoca, un nuovo modo di concepire il gioco in sè divenendo più facile da usare, più maneggevole, più aerodinamico.

Nel campo dell’arredamento i nomi dei designer danesi hanno fatto scuola in Europa come all’estero: Arne Jacobsen, Verne Panton, Bang & Olufsen e molti altri hanno inventato e ispirato molti dei modelli che siamo abituati a vedere nelle nostre case, oggi a prezzi accessibili, sdoganando il concetto del design d’élite, o piuttosto democratizzandolo.

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Egg Chair by Arne Jacobsen (Google Immagini)

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Sedia Panton Verde (Google Immagini)

A Copenhagen però c’è spazio anche per l’Arte Contemporanea e nel weekend in cui siamo stati in visita, due sono state le opere che maggiormente ci hanno colpito.

La prima è una installazione dal titolo Nyhavn’s Kpalang, di un artista ghanese di nome Ibrahim Mahama.

Fa parte della mostra An Age of Our Own Making che coinvolge molti artisti da tutto il mondo.

L’artista ha già presentato opere simili a questa alla Biennale di Venezia ed ha la caratteristica di lavorare con i sacchi di iuta.

Kpalang in lingua dogbani significa infatti “sacco“, ma può anche avere l’accezione di “corpo, anima“.

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Il sacco di iuta è molto comune nelle case ghanesi, simbolo del duro lavoro nei campi di caffè e cacao, usati in questo contesto per ricoprire nella sua interezza Charlottenborg, un ex castello adibito a spazio espositivo che si trova all’imbocco del Nyhavn.

Il colpo d’occhio sul celebre canale è molto suggestivo, d’impatto. Tutto il palazzo ricoperto di stracci, cuciti tra loro, lasciano solo ogni tanto intravedere qualche finestra.

Alcuni sono scuri, altri più chiari, a seconda del materiale che contenevano. Altri riportano il logo della azienda di cacao dalla quale l’artista ha acquistato i sacchi, ma per la maggior parte sono parole scritte da tutte le persone comuni con le quali l’artista ha scambiato i sacchi, uomini e donne che hanno reso possibile questa opera, Mahami li definisce “collaboratori”.

Le parole scritte sono spesso storie personali, spaccati di vita, nomi di persone, di genitori, di famiglie d’appartenza. Il sacco diventa un documento importante che può essere addirittura rispedito a casa in caso di morte di una persona, ed è interessante come un semplice oggetto di tutti i giorni possa creare uno stretto legame con il corpo (e l’anima) di un uomo.

L’altra installazione artistica che ci ha colpito è a Papirøen, al CC, il Copenhagen Contemporary, uno degli spazi di esibizione più importanti della capitale danese insieme al già citato Charlottenborg.

L’artista in questione questa volta non ha bisogno di presentazioni: Yoko Ono.

La sua opera si chiama The Wish Tree ed è una manifestazione artistica che può aver modo di esistere solo all’esterno, visto che prevede l’utilizzo di alberi veri a seconda della disponibilità e delle stagioni.

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Qui a Copenhagen sono stati usati alberi di melo, ma altrove nel mondo, visto che questo progetto và avanti dal 1996, sono stati anche utilizzati ciliegi, magnolie… dando la sensazione di un vero e proprio giardino in cui perdersi.

La particolarità dell’opera è che è composta dallo spettatore. Basterà scrivere su un cartoncino, una wish tag, il proprio desiderio, e appenderlo ai rami degli alberi. Immaginatevi quanto possa diventare intimo, riservato, passeggiare in mezzo a questa natura leggendo i desideri, anche più personali, di quelli in visita.

Biglietti scritti in tutte le lingue del mondo che si agitano a seconda del vento, caratteri di varie forme, spessore, vite appese nel vero della parola.

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C’è chi si augura che la propria compagna possa guarire dal cancro, chi auspica la pace nel mondo, chi grida a uno stop alla fame… e altri che non sono riuscita a tradurre o a decifrare. Quello che mi ha fatto sorridere, però, è questo:

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I biglietti non vengono gettati via, ma conservati e fatti pervenire all’artista che sceglierà i suoi preferiti da portare in Islanda, sull’Isola di Vioey, alla Imagine Peace Tower, una colonna di luce in memoria del mitico John Lennon.

Se passate per Copenhagen e vi piace il genere date un’occhiata a queste due opere interessanti. Sono gratuite e verranno esposte fino a Dicembre 2017.