#SanFranciscoHolidays: tra mare e quartieri tipici

Venerdì 30 andiamo al vicino parco di Land’s End, che si estende dalla Cliff House lungo la scogliera a nord di Outer Richmond passando per Eagle Point fino a Baker Beach.

Già dal parcheggio si notano, in fondo alla scogliera, gli storici Sutro Bath, delle piscine naturali di acqua salata che venivano usate già dalla fine del 1800 a scopi terapeutici. Prima ancora venivano usate come cisterne dagli indigeni per le loro provvigioni di acqua, sin da prima che si insediassero i coloni.

La passeggiata lungo il sentiero che si inerpica lungo la scogliera, all’ombra di una fitta foresta di conifere, con lo sfondo del leggendario Golden Gate Bridge e il rumore delle onde che si vanno a infrangere contro gli aguzzi scogli sotto di noi, è particolarmente piacevole e non mi sorprende che sia meta di sportivi, famiglie o semplicemente amanti della natura.

Oltretutto l’ingresso è gratuito, quindi non posso che consigliarla come top tra le attività che non possono mancare se avete da passare qualche giorno in più in città.

dsc_0471dsc_0477dsc_0478dsc_0479dsc_0486dsc_0488dsc_0495dsc_0497dsc_0500La camminata ci ha assorbito per tutta la mattinata, mettendoci anche un certo appetito. Melissa ci consiglia un posto in Balboa Street, proprio sopra casa loro, dove fanno solo dumpling, in tutte le salse, anche da asporto. Il servizio non è particolarmente amichevole, anzi, piuttosto sbrigativo, ma il cibo era eccezionale!

Nel pomeriggio passiamo a prendere Adri in ufficio in zona Financial District, uno dei quartieri che ricordo meglio insieme a Union Square e Chinatown, e ce ne andiamo a fare i turisti lungo i Pier.

L’atmosfera festosa è a dir poco contagiosa! Addobbi, luci, colori, musica, qualsiasi tipo di negozietto o ristorantino a disposizione e una allegra giostra con i cavalli al centro della piazzetta per fare divertire i più piccoli.

Al Pier 39 ci sono i leoni marini, appollaiati al sole sulle loro piattaforme in mezzo all’acqua. Io li adoro, sono troppo buffi, anche se Sami sembra più incuriosito dai numerosi traghetti che partono per l’isola di Alcatraz.

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dsc_0559dsc_0564dsc_0574dsc_0575dsc_0596dsc_0583dsc_0591Passando per locali che propongono i classici panini al granchio e souvenir a strisce bianche e nere da galeotto, arriviamo in Ghirardelli Square, dove l’omonima cioccolateria è letteralmente presa d’assalto: ci sarà almeno un’ora di fila per entrare!

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dsc_0612Rinunciamo alla nostra voglia di hot fudge sundae, e con la macchina andiamo a cenare in zona Marina passando per la celebre Lombard Street, in zona Pacific Heights.

dsc_0619dsc_0621Se cercate un ristorante come si deve bisogna venire a Marina, dove si concentra una straordinaria scelta di locali per tutti i gusti. Noi scegliamo un pub all’inglese chiamato The Tipsy Pig, dove tutto quello che abbiamo ordinato era buonissimo, persino la pastasciutta per Sami!

Il conto è in rapporto al tenore del quartiere, particolarmente benestante, e alla clientela che lo frequenta. Nel nostro sembrava ci fosse un raduno di modelle…

Sabato, San Silvestro, facciamo un bel giro per le vie di tre quartieri particolari: Twin Peaks, Castro e Mission.

Il primo è in altura ed è caratterizzato dalla presenza di belle case con vista e due colline gemelle, appunto, sulle quali ci si può arrampicare. Mi aspettavo un panorama migliore da lassù, ma in realtà le antenne di ricezione bloccano non poco la visuale, non permettendo neanche foto eccelse.

dsc_0624dsc_0632dsc_0639dsc_0642dsc_0644Scendiamo per Castro, un quartiere fondamentale nella storia della città e dove sono state portate avanti tante, tantissime battaglie a favore dei diritti per i gay di ogni popolo e classe sociale. È piccolino, non c’è molto da vedere, se non le bandiere arcobaleno appese un po’ ovunque per queste strade e dei murales coloratissimi e dal forte significato.

dsc_0647Mission è al confine con Castro, diviso da esso da semplici binari del treno. Si arriva a un parco immenso, il Dolores, con un attrezzato playground e zone erbose adibite ad altre attività ricreative, come sport o yoga.

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dsc_0656dsc_0658dsc_0663dsc_0664dsc_0666Mission prende il nome dalla Mission Dolores, fondata nel 1776 da una delegazione di preti francescani venuti dalla Spagna per convertire gli indigeni al cattolicesimo.

Negli anni ’60 è stato interessato da una massiccia integrazione di messicani, portando con sé tutta una serie di tradizioni popolari che ne hanno fatto un quartiere particolarmente folkloristico e colorato.

dsc_0677dsc_0732Dagli anni’90 i vicoli di Mission si sono riempiti di meravigliosi murales. Ovunque è possibile imbattersi in vere e proprie opere d’arte, ma quelli più significativi dal punto di vista socio-politico sono in Clarion Alley Street, dove vengono sostituiti con una certa cadenza… Una vera e propria galleria a cielo aperto!

Dedicheremo dei post a parte per parlarvi della street art di Mission e Castro. Nel frattempo, vi lasciamo una piccola anticipazione.

dsc_0681dsc_0699Qui a Mission mangiamo in una bettola, ma è uno di quei rari locali che si possono davvero definire autentici, El Farolito. Semplicemente, il miglior burrito che la storia ricordi.

dsc_0727La taqueria affaccia su una piazza dove si sta esibendo una orchestra di gagliardi musicisti di mezza età di origine centro-americana. Sono bravissimi, e stanno intrattenendo il pubblico a suon di bossa nova e bachata. Impossibile stare fermi… L’atmosfera che si respira è da festa di paese, in pieno stile Cinco de Mayo.

dsc_0726La sera di Capodanno ci concediamo una cena sontuosa in un ristorante francese in zona Embarcadero, in modo da poter poi andare ai Pier dove sono previsti i fuochi d’artificio.

Abbiamo un tavolo prenotato per le 21:30, ma il nostro arrivo anticipato sembra gettare nel panico lo staff che ci fa aspettare nel piccolo atrio nell’attesa di prepararci un tavolo.

Il proprietario che è dietro al banco del bar, circondato da bottiglie di vino, e i camerieri in elegante divisa bianca e nera, hanno un accento gradevolissimo, un french-english molto orecchiabile.

Il locale è piccolino e un po’ buio, ha palloncini color perla e blu scuro che non sono riusciti a spiccare il volo per via del soffitto e come sottofondo musicale malinconiche canzoni di Aznavour.

Il servizio è lentissimo, facciamo mezzanotte ancora seduti a tavola, nell’attesa dei dessert, e rimaniamo sorpresi che nessuno si lasci andare a un festoso countdown o non passi tra i tavoli per brindare con due dita di champagne. Ma il cibo e il vino a tavola erano talmente buoni che gli si può perdonare tutto.

Buon anno gente!

(to be continued…)

Se vi siete persi la prima parte, cliccate qui sotto:

#SanFranciscoHolidays: benvenuti nella Bay Area