#WorstInTravel: cosa ci manda in bestia in viaggio

                                                       *****ATTENZIONE*****

Si informano i gentili lettori che il post che state per leggere è ad alto tasso di acidità. Non avendo pertanto passato i comuni standard della “blogosfera”,  fatta di entusiasmo e fiducia nel genere umano, si è a possibile rischio di esposizione a radiazioni caustiche. Può nuocere alla salute.

Il tag #WorstInTravel è un’invenzione di Beatrice del blog Il Mondo secondo Gipsy, un elenco di tutte le cose o situazioni che vi fanno imbestialire quando siete in viaggio.

Mettetevi comodi perché nel mio caso la lista è lunga 😉

Il guaio è che non credevo di avere tutti questi “sassolini” nelle scarpe, oppure se c’erano, non ci avevo fatto troppo caso o non avevo dato loro troppo peso.

È come se con questo tag mi ci fossi soffermata per la prima volta e il risultato è stato per me spiazzante.

Leggendo i contributi delle altre amiche blogger che hanno già partecipato, e quindi Silvia di The Food Traveler  e Giulia di Viaggiare con gli Occhiali, colei che ci ha taggato e che ringraziamo tanto, mi sono ritrovata pericolosamente d’accordo con loro, scoprendomi più intollerante di quanto immaginassi.

E così, nella mia nuova pelle da Puffo Brontolone (vi ricordate? Quello che diceva sempre “Io Ooodio!”), eccomi a snocciolare con voi tutto quello che proprio non reggo in viaggio.

L’applauso quando l’aereo atterra

Partiamo con un grande classico al quale ho assisistito però, bisogna dirlo, solo quando a bordo c’erano passeggeri italiani. Vi è mai capitato di vedere turisti di altre nazionalità fare una cosa così stupida? Se sì illuminatemi perchè a me non è mai capitato. Solo italiani. Olè.

Quelli che, una volta saliti su un aereo, impiegano ore a sistemare il bagaglio nella cappelliera creando l’ingorgo

Sono quelli che, non appena a bordo, cominciano a sentirsi a casa loro e quindi si mettono comodi con la dovuta lentezza. E poco gliene cale se tu sei immediatamente dietro di loro con un pupo di quasi 20 kg in braccio, più zaino da campeggio in spalla gonfio come un pallone a elio. No. Loro toglieranno con calma la giacca, si guarderanno intorno, sorrideranno più o meno soddisfatti alla moglie per i posti che sono loro capitati e solo alla fine proveranno a inserire in qualsiasi pertugio le loro valigie che ti chiedi come non siano state imbarcate tanto sono grandi. E io mi ritrovo a chiedere di “…passare, per favore“, ma mi devo mordere la lingua tanto li manderei a quel paese.

Quelli che in aereo devono per forza usare le toilette quando si è appena acceso il segnale di “allacciare le cinture”

Si accende la lucina, si invita a restare ai proprio posti, eppure c’è sempre qualche fagiano che improvvisamente si ricorda di dover andare in bagno e si strappa via la cintura. Sheldon Cooper direbbe “I’m master of my own bladder“. Eh, ma lui non a caso è un genio.

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Quelli che al controllo in aeroporto ancora non sanno che non si possono portare armi e liquidi

Una di queste, mia madre, che pretende di portare la crema da viso formato famiglia nel bagaglio a mano o, peggio, le forbicine da unghie. Di viaggi ne ha fatti, ma ha sempre imparato molto poco. Immagino una teca a suo nome a Fiumicino con tutte le forbicine gettate vie anno per anno, collezionate. Agosto 2000 Luglio 2001….

L’altro, un illustre sconosciuto, per fortuna, che all’aeroporto di Narita pretendeva di portare nel suo bagaglio a mano… una spada samurai! Di quelle vere, eh, non si parla di giocattoli, di quelle che avrebbero fatto gola a Hattori Hanzo. E manco l’aveva nascosta. No. L’arma spuntava dal suo borsone e quando le poliziotte giapponesi lo hanno fermato, lui è caduto dal pero. Meno male che l’efficienza nipponica ha fatto in modo di non creare file o panico. Fosse capitato in America, avrebbero chiamato Trump per far costruire un muro.

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Gli italiani all’estero

So già che mi inimicherò parecchie persone, ma correrò il rischio. Io, all’estero, gli italiani non li sopporto. Si credono i più furbi, i più simpatici, i più eleganti. Gli italiani ostentano. E’ questa la caratteristica che più detesto. Appena ti fermi a scambiare due parole con loro subito ti devono enumerare in quanti posti sono stati, come fosse una gara, una competizione. Gli italiani all’estero sono quelli griffatissimi con il bavero della polo all’insù,  la Louis Vuitton che hanno tirato fuori dall’armadio per l’occasione, la messa in piega. E li riconosci subito perchè “come si mangia in Italia non si mangia da nessuna altra parte“, “eh ma la dieta mediterranea non si batte“, “perchè l’intrattenimento a bordo non è in italiano?“. Sì, anche questo, perchè non capiscono una parola di inglese.

Chi sta a dieta anche in viaggio

Mi è capitato personalmente, un weekend a Madrid  con una collega di lavoro, fan dell’insalata, che è riuscita a fare storie persino con la goduriosa cucina spagnola. Non ha assaggiato praticamente nulla della cultura locale perchè la salsa ali e oli era troppo pesante, i churros troppo grassi, le tapas di pescado, spesso calamari fritti, non ne parliamo neanche. E in nome della dieta a tutti i costi si rischia di recludersi delle esperienze, come assaggiare una nuova cucina, per esempio, cosa secondo me fondamentale in qualsiasi viaggio. In questo caso, rompendo pure i gabbasisi alla sottoscritta.

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I fissati per la palestra anche in viaggio

Vanno di pari passo con quelli fissati per la dieta, di solito. Sono quelli che tra un po’ stanno più in albergo a usufruire della palestra (e della spa, se c’è, perchè che non te la fai una bella sauna per asciugarti ancora un po’ dopo più di un’ora di allenamento?) e che tra gli argomenti preferiti annoverano le nuove favolose app contapassi del loro smartphone o le challenge di Nike Runner. Ho fatto un viaggio di gruppo con in mezzo un tipo così. Che dell’Egitto vide poco e niente.

Chi va in giro in ciabatte

E’ una questione di decoro, di ordine, di igiene. Io la gente sciatta non la sopporto, specie quella che si ostina a stare a scarpe aperte con i piedi neri. Di contro anche la gente scalza, tipo quei poveri bambini che ogni tanto si vedono girare in aeroporto come fossero profughi. Ma che gli dice la testa ai genitori?

Quelli poco curiosi

Sono quelli che in viaggio ti dicono sempre “Ah, per me va bene tutto“. Quelli che non propongono mai niente, che non hanno letto una guida, che non hanno un programma e semplicemente si affidano.

I dormiglioni

Se ho solo due giorni e mezzo di tempo per vedere una città come Parigi, per esempio, non posso aspettare che ti svegli con comodo, fai colazione e, tempo che ti prepari, prima delle 11 non si esce dall’albergo. Io i comodoni in viaggio non li reggo. Potrei veder finire delle amicizie per questo motivo. Non è un caso che partiamo da soli.

Chi a bordo di un aereo chiede”ma si paga?”al personale che porta cibo o bevande

Lo trovo imbarazzante. Mi è capitato su un volo tornando da Amsterdam, passeggeri che facevano la fatidica domanda (non per ripetermi, ma in italiano …) e quando hanno capito che era tutto compreso nel costo del biglietto, hanno chiesto panini e bibite in più. Ma mi è capitato di sentire la stessa domanda anche a bordo di voli low cost…

I selfie, selfie stick e … Go-Pro

Mi unisco a Silvia di The Food Traveler. Io non sopporto chi si fa i selfie, in generale, ma soprattutto in viaggio. E col bastone poi! Scusate ma proprio non ne capisco il senso. Anzi, a dirla tutta, mi sembra proprio da sfigati. A questi maniaci di protagonismo aggiungo quelli che si portano la Go-Pro in viaggio. Potrei capirne l’uso se stessi scalando l’Everest, se stessi facendo un’esperienza di volo alla Patrick de Gayardon, un’arrampicata a mani nude alla Manolo. Ma se devi usarla per tuffarti nella piscina del tuo albergo, non lo so, mi sembra l’ennesimo tentativo di ostentare e stare al centro dell’attenzione.

Chi colonizza un panorama per farsi un book fotografico

Non mi piace apparire in foto, ma ci sono quelle immagini chiave in un viaggio che non puoi evitare di portarti a casa, tipo al cartello di Capo di Buona Speranza. Ebbene, noi per fare una foto in 5 ci abbiamo messo un secondo, ma prima che arrivasse il nostro turno abbiamo dovuto sorbirci tutte le pose possibili di una turista in fila prima di noi. C’era il compagno che, come fossero soli, continuava a chiederle di mettere il braccio così, di guardare a destra, a sinistra… E noi a fare la muffa. Odio la mancanza di rispetto.

Credo possa bastare, ma mi tengo aperta la possibilità di aggiornare la lista…Ihihih!

Se volete partecipare anche voi basta seguire queste semplici regole:

  1. Citare l’ideatore
  2. Citare chi ti ha taggato
  3. Rispondere con almeno due cose che proprio non sopportate quando siete in viaggio, non c’è un massimo.
  4. Taggare almeno due persone/blog, non c’è un massimo.

Io non so se sono già state nominate, ma vorrei leggere le risposte di Margherita di Meridiano 307 e Martina di Travel and Marvel.

Ciao a tutti, al prossimo tag 😉