Gita al Giardino di Ninfa

Il Giardino di Ninfa è una delle tante bellezze poco conosciute che il nostro Paese ha da offrire.

Dichiarato Monumento Naturale della Regione Lazio nel 2000, comprende il fiume Ninfa e il vicino Parco del Pantanello, inaugurato nel 2009.

Ninfa ha avuto una storia lunga e travagliata.

Conosciuta già nell’antichità per la presenza di un tempietto dedicato alle Naiadi, Ninfa sorge ai piedi dei Monti Lepini, sulla via Piedimontana, strada che per molto tempo ha rappresentato l’unico punto di collegamento percorribile, poiché non paludoso, tra l’Appia e il litorale costiero.

Il pedaggio che obbligatoriamente entrava nelle casse di Ninfa aiutò la sua crescita da piccolo borgo a città, divenendo un centro politico culturale che vide la sua espansione tra l’VIII e il XI secolo d.C.

Molte ricche famiglie se la contesero, ma tra ascese e ricadute, guerre, febbri malariche, abbandoni e incuria, il Giardino crebbe prolifico come lo conosciamo grazie alla famiglia Caetani (vi ricordate di Papa Bonifacio VIII, già incontrato nel nostro racconto su Anagni?).

Il nipote dell’ambizioso pontefice, Pietro Caetani, la rese splendida grazie alla costruzione di chiese e roccaforti. Le opere di bonifica del Cardinale Caetani durante il Rinascimento resero Ninfa un posto incantevole. Grazie alle sue conoscenze di botanica, si cominciarono a coltivare varie specie di fiori, arbusti e alberi da frutto, fino alla creazione di un Hortus Occlusus (oggi visitabile con un piccolo supplemento a parte di 2€).

L’ultima della dinastia ad occuparsene fu Leila Caetani, donna sensibile e dal gusto spiccato, che prima di morire nel 1977 istituì la Fondazione Caetani per la cura e lo sviluppo dell’Oasi e del suo territorio.

Il Giardino crebbe tra le rovine della vecchia città di Ninfa, un paesaggio estremamente affascinante e che incarnava tutto lo spirito del Romanticismo ai tempi in cui l’Oasi richiamò importanti esponenti della cultura e della letteratura, come lo storico F.Gregoriovus che non esitò a definirla “più graziosa della stessa Pompei“.

Oggi il Giardino di Ninfa, a Cisterna di Latina (Lt), circa una settantina di chilometri da Roma, è visitabile solo pochi giorni l’anno ed esclusivamente attraverso visite guidate. I biglietti costano 12€ e si devono acquistare online.

Scegliendo la data sarà possibile prenotare l’orario più adatto per la visita guidata, di mezz’ora in mezz’ora, e si richiede di presentarsi almeno 30 minuti prima dell’orario prescelto.

Il Giardino è tenuto meravigliosamente bene, ogni angolo è curato in ogni minimo dettaglio e le rovine e l’acqua, presente sotto forma di cascatelle, laghetti e ruscelli, rendono ogni singolo scorcio una vera cartolina.

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Protagonista assoluto il calmo fiume Ninfa, dalle acque pure e limpide, popolato da grasse trote e solcato da un ponte di pietra di età tardo medievale, chiamato il Ponte del Macello, probabilmente per via degli scarti alimentari che vi venivano gettati.

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Tuttavia, anche nel perfetto mondo di Ninfa qualcosa può andare storto.

La visita potrebbe risultare noiosa perché l’aspetto botanico è fin troppo importante. Alla nostra guida, almeno, piaceva soffermarsi su particolari come la provenienza di quello specifico tipo di rosa e l’anno esatto di coltivazione, mentre, secondo me, per rendere la visita davvero adatta a tutti, sarebbe bastato un excursus storico-naturalistico breve, ma ficcante.

L’aspetto che più mi ha lasciato perplessa è stato il silenzio che deve essere rispettato durante la visita (manco fossimo in chiesa).

Pensavo fosse un invito, in realtà quando la guida ha mezzo rimbrottato un paio di ragazzi del gruppo invitandoli ad allontanarsi, ho capito che era qualcosa di più…

Non so se siamo stati sfortunati, ma oltre a lasciarsi andare a particolari botanici di dubbio interesse, ci invitava a rimanere compatti ripetendo “tempo di una foto e poi venite qui per la spiegazione“.

Ma scherziamo?! Io ho pagato il biglietto e voglio poter fare tutte le foto che voglio, non una! E poi perché? Perché devo sentire quando i Caetani hanno dato il loro nome agli agrumi presenti nel giardino? Pazziamm’, come dicono al nord 😉

Se questo rigore non fosse sufficiente, durante la visita verrete seguiti da altri guardiani che spieranno ogni vostra mossa (se state parlando a voce alta, se vi siete fermati a smangiucchiare, se avete osato uscire da un sentiero per fare una foto…) e che faranno un puntuale report alla guida-capo.

Ecco, io credo che tutta questa perfezione e questo rigore alla fine abbiano toccato anche la testa di questi fanatici…

Ma a parte questa organizzazione, oserei dire militaresca, il Giardino di Ninfa mi ha affascinata e aggirandosi tra le sue rovine non si può fare a meno di immaginarla all’apice del suo splendore, tanto tempo fa.