#DesertIslandRecords: i dischi da portare su un’isola deserta

Tempo fa mi capitò di leggere un articolo su una rivista, uno di quei periodici a tema musica che di solito non leggo mai, ma che puntualmente trovo nella sala d’attesa del dentista.

Almeno, del mio dentista, che è un figo, e che quando ti fa accomodare mette come sottofondo la musica di Mozart per “scambiarsi vicendevole serenità“.

Dicevo, in una di queste riviste, tempo fa trovai un articolo simpatico: 50 dischi da portare con voi su un’isola deserta. Quali e perchè.

Ora, la domanda era un po’ troppo ampia, ma mi aiutò a ingannare l’attesa enumerando mentalmente qualche titolo, facendomi persino dimenticare l’ansia da anestesia.

Mi piacerebbe giocare con voi facendovi la stessa domanda, ma per cercare di rendere la cosa un po’ più veloce, mi limiterò a chiedervi i 5 dischi che portereste con voi su un’isola deserta.

Mi piacerebbe sapere cosa vi evocano quei titoli, se vi riportano a un luogo preciso o vi ricordano una persona cara, se vi fanno tornare in mente un periodo, una fase della vostra vita particolarmente significativa.

Insomma, tutto il bagaglio che vorreste portare con voi e dal quale non vi separereste mai, nel bene e nel male, ma in chiave musicale. 

Se siete blogger potete scrivere un articolo usando l’hashtag #DesertIslandRecord, citando anche noi e nominando altri cinque blogger.

Se non siete blogger ci piacerebbe comunque sapere la vostra. Scriveteci nei commenti o sulla nostra pagina Facebook 

Una sola regola (che poi era anche quella dell’articolo).

Non valgono le raccolte, i best of, i greatest hits e compagnia bella.

D’accordo, allora.

Pronti a questo nuovo viaggio nella musica?

Giochiamo?

 

A Night at The Opera-Queen

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Un classicone. Non si può parlare della mia storia personale senza citare questo gruppo, e in particolare questo disco.

La voce di Freddie Mercury mi ha accompagnato da sempre, da quando a 11 anni ho per la prima volta ascoltato la sua Somebody To Love, una autentica folgorazione per me, e da allora non mi ha mai abbandonato.

La mia adolescenza non è stata facile… nel senso che non c’è proprio stata!

Mentre gli altri ragazzi della mia età vivevano spensierati e allegri, io ero costretta tra casa e scuola perché i miei genitori, troppo diffidenti per aprirsi nei confronti del mondo, avevano deciso questo per me, allontanandosi km dal primo centro abitato, con tutte le difficoltà che ne derivano, senza mezzi né patente.

A volte penso che la mia smisurata voglia di viaggiare possa dipendere da questa profonda chiusura che ha caratterizzato la prima parte della mia vita.

La voce di Freddie mi è stata amica, mi ha aiutata, mi ha dato coraggio. E poi Love of My Life riesce a toccarmi il cuore come solo le preghiere sincere riescono a fare.

 

Abbey Road- The Beatles

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Un contest album intramontabile che mi ricorda solo cose belle. Una gita a Gaeta che avrebbe presto cambiato la mia vita e una canzone in particolare, Here Comes The Sun, che anni dopo avrebbe echeggiato nella sala di un comune toscano per accompagnare lo scambio delle nostre fedi. Eh lo so, mi faccio sdolcinata. Ma se ripenso al piccolo Sami vestito come uno sposo bonsai mi scende una lacrimuccia…

 

Blood on The Tracks-Bob Dylan

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Non so voi, ma a me non è dispiaciuto che Dylan abbia vinto il Nobel della Letteratura. Le canzoni sono la forma di poesia più moderna e fruibile e secondo me, in questo, Dylan è un maestro. Soprattutto il primo Dylan, quello tutto chitarra e armonica (ah, l’armonica!). Blood on the Tracks è passione viscerale. E dolore. Ci siamo passati tutti e io, anche su una isola deserta, porterei un disco come questo, per ricordarmi da dove sono partita, quanto ho sofferto e faticato per diventare la persona che sono oggi. Per me questo disco ha lo stesso effetto della colata d’oro che i giapponesi usano nell’arte del kintzugi. E a chi storce il naso per il Nobel al Menestrello di Duluth consiglio di andarsi a leggere il testo di Simple Twist of Fate 😉

Ten-Pearl Jam

ten

 

Sorpresone eh? La nostra passione per i Pearl Jam non è certo un mistero, e ci ha portati di qua e di  per l’Europa e l’Italia, tanto che è difficile scegliere uno solo dei loro album da mettere in lista, ma quello che è certo è che sarebbe impensabile lasciare tutto e tutti senza portarsi in valigia la voce di Eddie Vedder. Alla fine forse questa è la scelta più naturale: il disco di esordio, l’inizio di un’avventura epica che dura ormai da 25 anni (abbondanti), e che speriamo sia lontana dal concludersi.

London Calling- The Clash

clash

Qualche tempo fa un mio collega di mezza età (e del tutto insospettabile) mi ha raccontato che London Calling ha cambiato la sua vita quando l’ha ascoltato in Inghilterra nell’estate dei suoi 18 anni, e che lo ha talmente travolto da non riuscire più ad appassionarsi (anzi, a “credere”, per citarlo testualmente) alla musica quando gli anni’80 l’hanno profondamente cambiata. Noi, purtroppo o per fortuna (siamo ancora gggiovani!), siamo arrivati un po’ tardi per vivere dal vivo l’onda del primo punk-rock britannico, ma per qualsiasi appassionato di rock, punk, ska, reggae o rockabilly, questo album leggendario rappresenta allo stesso tempo un punto di partenza e un traguardo inarrivabile.

Ora tocca a voi. Ci incuriosiscono le risposte di tutti, ma in particolare di:

I Lemuri in Viaggio

Velia di Alla Fine di un Viaggio

Silvia di The Food Traveler

Giulia di Viaggiare con gli Occhiali

Daniela de L’Orsa nel Carro

Ciao a tutti, al prossimo tag! 🙂