Fuga a Capri: suggestioni di viaggio

Il treno delle 10:35 per Napoli Centrale è in partenza dal binario 10.

In viaggio verso Capri, la voce dall’altoparlante mi desta dal mio torpore da attesa che mi ha fatto restare imbambolata chissà quanto a guardare “gli Angeli di Victoria” sfilare da una tv in un punto vendita lì vicino (Ma come faranno a entrare in quegli slippini? Anch’io vorrei indossare una di quelle ali scenografiche!)

I viaggi in treno sono speciali.

Sono un condensato di umanità in pochi metri quadrati.

La madre di famiglia che srotola la carta di alluminio per dare a uno dei figli un panino con la frittata per colazione. Il militare in divisa con la faccia da bambino che incrocia il tuo sguardo per chiacchierare un minuto perché in fondo si sente un po’ solo. Le telefonate in Dolby Sorround per dire a più amici possibili che stai andando in vacanza.

Il treno, più di qualsiasi altro mezzo di trasporto, conserva quel fascino antico del Viaggio, con la maiuscola, quelle partenze struggenti da lacrime sulla banchina a restare a guardare l’orizzonte finché l’ultimo vagone non è sparito.

Quelle partenze della speranza, quando si caricava la valigia legata con lo spago e via verso una nuova vita.

Quelle partenze bestiali della villeggiatura al mare per tre mesi, con la famiglia numerosa, il baccano, i fagotti al posto dei bagagli.

A Napoli dividiamo il taxi fino al Molo Beverello con altre due signore in partenza per Ischia. L’autista ha gli occhi buoni e furbi e guida come un assassino, andandosi a infilare nei pertugi più impensati tra macchine e autobus e pedoni. Si accorge della mia espressione spaventata sbirciando dallo specchietto retrovisore e, prendendomi un po’ in giro, cominciamo a parlare del più e del meno delle rispettive città, criticando il traffico, il modo aggressivo di guidare, i lavori interminabili per la costruzione delle metropolitane, ma sotto sotto con l’orgoglio di chi, della propria città, alla fine non cambierebbe un bel niente.

Al Molo le nostre strade con le due signore si dividono. Ci mettiamo in coda per attendere l’arrivo dell’aliscafo che in un’oretta ci porterà a Capri.

È la nostra prima volta a bordo di aggeggi simili e sinceramente non mi aspettavo di sentire così tanto il mare grosso.
A bordo qualcuno si sente male e posso dire che è stato un viaggio curioso perché a un certo punto si mescolavano tra loro i versi da conato della povera guida turistica, le urla del barista che, come al cinema, passava tra i sedili a proporre “vino tinto, cerveza, proseccooo” e Despacito a loop da una radio.

Appena sbarcati a Capri ho avuto un deja-vu. Mi è sembrato di essere sul set di qualche film tipo Il Talento di Mr. Ripley, una di quelle pellicole ambientate negli anni ’50-’60 che rappresentavano la Dolce Vita.
Sarà l’architettura dei palazzi del porto, saranno i gozzi in stile, con il legno tutto bello lucidato e i cuscini bianchi all’interno, saranno gli equipaggi degli yacht qui intorno con il loro aspetto sano di abbronzatura e benessere che scendono per andare a comprare il pranzo.

DSC_0504DSC_0512DSC_0501DSC_0497

Chiamiamo la reception dell’albergo per farci venire a prendere. L’alloggio si chiama Il Girasole, ed è un hotel ad Anacapri con servizio transfer gratuito. Ci danno appuntamento al molo 22, ma mentre cerchiamo sotto il sole qualcosa da mangiare, incrociamo la navetta con il logo dell’albergo. Scende da questo furgoncino blu mezzo sgarrupato un tipo sui 40. Ha il pizzetto e i jeans tenuti su da un paio di bretelle, si chiama Mimmo. Gli chiediamo se può darci un passaggio, ma lui sembra davvero mortificato nello spiegarci che la navetta è già tutta prenotata, e che tornerà tra un’oretta al massimo a prenderci. Nel frattempo si allontana trafelato, entra e esce da non si sa dove con una busta gonfia di mozzarelle fresche e a quel punto gli chiediamo dove poter mangiare qualcosa di buono. Lui senza pensarci troppo ci manda alla Salumeria da Aldo. I suoi panini con la caprese sono famosi nell’isola, “Spe-cIa-li!”.

Il furgoncino riparte in mezzo a un marasma di turisti, traghetti, navette, tintinnii di campanelle porta fortuna e odore di frittura di pesce e nafta.

La salumeria è un buchetto con affaccio sul mare, zeppo di clienti e merce. Al banco degli affettati i commessi non fanno che farcire panini, finché arriva il nostro turno. Ci mettiamo a mangiare in piedi, all’ombra, con tutte le valige tanto è feroce la fame, noncuranti della gente e dell’aggressività dei gabbiani. I panini con la caprese hanno la fama che si meritano. Ci credete che mi è sembrato di mangiarla per la prima volta?

IMG_20170702_141813161

Finalmente arriva l’ora del passaggio e, come promesso, torna Mimmo a prenderci in compagnia di una famiglia di quattro persone. Vengono da Napoli, hanno due figli piccoli che si stanno strafogando di crostini San Carlo per evitare il mal d’auto.

Direi che le stradine di Capri non sono l’ideale per chi soffre di cinetosi. Non sono l’ideale manco per chi soffre di vertigini, in realtà, né per chi non ha un certo occhio col volante. Un viaggio per le strade di Capri è un’avventura, una di quelle in cui non sai se tornerai vivo per poterlo raccontare ai tuoi figli😂

La nostra navetta, però, ha grinta da vendere, e grazie alla sua compattezza riesce a infilarsi in qualsiasi viuzza e a vincere a mani basse quei duelli telaio contro telaio con qualche arrogante bus in una strettoia come ce ne sono tante.

Arriviamo miracolosamente illesi e mentre aspettiamo che vengano scaricati i bagagli diamo un’occhiata qui intorno.

Il Girasole è una bella casa immersa nella campagna di Anacapri, tra coltivazioni di uva, carciofi e pomodori. Le stanze hanno quasi tutte la vista sul mare, così come la piscina, sul livello più alto della struttura, e la sala colazione. La stanza è piccola, ma l’aria condizionata funziona bene e il bagno è spazioso. Ma stiamo poco, il tempo di una doccia veloce e siamo già in piscina a rinfrescarci con un bel bagno.

La sera prendiamo la navetta che da Anacapri ci porterà a Capri centro, in prossimità della zona pedonale. I biglietti per la navetta conviene comprarli nelle biglietterie al costo di 2€ la corsa ma, se chiuse, si possono acquistare a bordo dei bus con un sovrapprezzo di 0,50€.

Capri a quest’ora è un incanto. Sono tutti tornati dal mare, in giro non c’è ancora nessuno.

DSC_0402

DSC_0400

DSC_0409DSC_0412

Il golfo dall’alto si colora di una luce tenue, rosa pastello, mentre languide si accendono le prime luci a disegnare il profilo delle montagne e delle barche in mezzo al mare. Andiamo a mangiare in un ristorante che offre questa stessa vista mozzafiato, si chiama Panorama. Un bicchiere di prosecco ghiacciato, pesce freschissimo e un servizio attento, cordiale e mai invadente.

DSC_0420DSC_0425DSC_0427

Comincio a pensare che questa isola sia magica. Ha un allure particolare, un’atmosfera rilassante che invita a pensare solo a cose belle. Se fossi una di quelle patite di filosofia orientale direi che è un’isola dalle vibrazioni positive, se capite cosa intendo dire.
Facciamo una passeggiata tra i vicoli stretti e bui del centro storico passando per Piazza Umberto I con la sua Torre dell’Orologio, dall’aspetto tarchiato, e la candida Chiesa di Santo Stefano.

DSC_0435DSC_0440DSC_0443DSC_0445DSC_0446DSC_0447

DSC_0430

Scultura in Piazzetta

Sinceramente mi sfugge la fama della Piazzetta. I bar qui intorno non sono neanche bellissimi, eppure i posti all’aperto sono presi d’assalto da donne con naso e tette di dubbia provenienza e i loro rispettivi bancomat umani al loro fianco.
Però questa luce timida, riservata fa risplendere Capri sotto una nuova veste. Mi fa venire in mente una donna fragile che si ritira in maniera discreta e senza troppo chiasso…

Per la seconda parte: Fuga a Capri: una gita in gozzo e una al faro

Per la terza parte: Fuga a Capri: alla scoperta di Capri e Anacapri