Fuga a Capri: una gita in gozzo e una al faro

Il giorno seguente, dopo una colazione piacevolissima, piena di cose buone e con una vista sull’isola di Ischia meravigliosa, prenotiamo una gita in gozzo solo per noi due tramite albergo.

Il tour comincerà alle 13 dal molo 20, abbiamo tutto il tempo per scendere a Marina Grande con il bus e farci un giro.

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Compriamo il pranzo all’ormai fida Salumeria da Aldo, acquistiamo qualche souvenir per amici e parenti finché Vittorio, il nostro capitano, caprese doc da tre generazioni, non ci viene a prendere.
Si presenta in maniera calorosa dandoci una stretta di mano poderosa, come piace a me, e dal primo momento ci prende sotto la sua ala protettrice, preoccupandosi di renderci la crociera confortevole, ma allo stesso tempo di riuscire a farci vedere tutto il possibile delle bellezze di Capri dal mare, raccontandoci miti, leggende e un po’ di gossip, che qui a Capri ci sta tutto.

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Uè Vittò!

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Per entrare alla Grotta Azzurra ci vorrà almeno un’ora. Noi non abbiamo tutto questo tempo da perdere, così preferiamo proseguire. Vittorio ci spiega che questa è solo un’attrazione turistica, per quanto bellissima, ma che di grotte a Capri ce ne sono tante altre e forse anche più affascinanti.

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Navighiamo sotto costa, quasi sfiorando queste pareti di roccia calcarea bianche e verdi per la macchia mediterranea che qua e là è riuscita a crescere e a creare dei varchi.

La prima grotta che vediamo è quella detta “Degli Innamorati”. C’è un grande cuore perfettamente scolpito nella roccia in un mare di riverberi blu e verdi.

Vittorio ci racconta che molti ragazzi sull’isola hanno scelto questo luogo per la promessa d’amore alla loro bella e io quando sento storie come questa non posso che sospirare pensando a quanto debba essere romantico.

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Arriviamo alla Grotta Verde, dove un gruppo di fortunati bagnanti sta nuotando da una parte all’altra della cavità attraverso un tunnel naturalmente scolpito nella roccia. Se vogliamo fare il bagno lì Vittorio è già pronto con la sua ancora, ma c’è troppa ressa, preferiamo proseguire.

DSC_0629DSC_0633DSC_0631Passiamo per pareti dalle incredibili concrezioni di roccia forgiate negli anni dalla forza del vento e del mare. Notiamo caverne naturali nere nere in cima alla scogliera, rese ancora più misteriose da gruppi di stalattiti appuntite. Sono presidiate da gabbiani che volteggiano in tondo, lenti, meticolosi, come temibili sentinelle che sembrano far da guardia a qualcosa di mostruoso che potrebbe uscire da un momento all’altro. Vediamo fragili archi naturali che sembrano doversi staccare dalla roccia all’improvviso per andare a morire in mare.

Questi scenari hanno dato libero sfogo alla fantasia e alle superstizioni dei marinai. C’è chi ha visto un presepe di roccia all’interno di una minuscola grotta lambita dalle onde, chi ha posto una madonnina su uno scoglio per dare pace alle anime di quegli elicotteristi americani precipitati in mare durante la Seconda Guerra Mondiale, chi una rupe spaventosa da quella gola che si è aperta su in alto, da dove si racconta l’imperatore Tiberio gettasse tutti i pescatori disonesti che volevano prendersi gioco di lui portando merce non fresca.

DSC_0600DSC_0606DSC_0617DSC_0585DSC_0590DSC_0539DSC_0532Arriviamo alla Grotta dei Coralli, indicatori biologici delicatissimi e di importanza fondamentale per capire le condizioni chimiche di queste acque, che riflette di riverberi rossastri molto suggestivi, poi passiamo per il Faro di Punta Carena, il secondo per importanza in Italia, dopo la Lanterna di Genova.

DSC_0578Finalmente è il nostro momento per un tuffo al largo. Il nostro capitano ci mette a disposizione anche maschere per un po’ di sano snorkeling. Si sta talmente bene che non usciremmo più. Ma c’è ancora tanto da vedere, così dopo una mezz’ora risaliamo a bordo e partiamo alla volta della Grotta Bianca.

Qui un’ordinanza del comune ha proibito ai visitatori via terra e via mare di accedere a piedi a causa del terreno ad alto rischio frane, ma non c’è un cartello da nessuna parte ad indicare questa cosa e, anzi, le scale e il cancello per accedervi sono ancora agibili. Da sotto la fragilità di queste lamelle di roccia fa paura eppure ci sono due ragazzi ignari del pericolo (o che semplicemente se la vogliono rischiare) che si stanno arrampicando da un tender. La delicatezza di questa grotta ha fatto breccia nel mio cuore, nella sua fragilità che ti fa sentire ancora più privilegiato al suo cospetto per quella forte sensazione da carpe diem che ispira, qualcosa del tipo “goditela adesso perché un domani probabilmente non ci sarà più“.

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DSC_0694Quando arriviamo a Marina Piccola il mare si fa più calmo. Davanti a noi i Faraglioni con l’Arco Naturale sotto il quale passiamo. Sono un’immagine talmente iconica che quasi pensavo non esistessero in realtà, che fossero solo qualcosa di costruito tipo set per pubblicità o film.

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C’è ancora del tempo per ricambiare il saluto dello Scugnizzo del Mare, che tutti qui chiamano “Gennarino”, ed è arrivato il momento di congedare il nostro capitano che con la sua carica di umanità e gentilezza è stato il valore aggiunto a questa gita indimenticabile.

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Dopo aver visto Capri dal mare non ci si può che innamorare della sua anima selvaggia, anima che ignoravo esistesse eppure che è così evidente nella morfologia del territorio, che non ha reso di certo la vita facile qui agli isolani.
Torniamo in camera distrutti, ma ci attardiamo ancora un po’ fuori ad ammirare questo incredibile panorama!

JpegPer il tramonto ci rechiamo al Faro di Punta Carena. Vittorio ci ha detto che è un’esperienza imprescindibile sull’isola, così come prendere un aperitivo in uno dei locali aperti lungo la scogliera.

Il bus per raggiungere il faro passa ma non si ferma, nonostante le nostre sbracciate, così decidiamo di raggiungerlo a piedi, più di 2,5 km di curve e tornanti che costeggiano il Sentiero dei Fortini, uno dei tanti percorsi che si possono intraprendere a piedi per vedere le bellezze dell’isola, in questo caso le varie torrette difensive costruite durante il lungo periodo di dominazione anglosassone.

Il faro è imponente, sulla punta della scogliera, fiero, in mezzo a tutta quella vegetazione spazzata dal vento. Ma lui è sempre lì, forte e sicuro e quando la sua luce comincia a roteare intorno a noi ci sentiamo come avvolti da un abbraccio.

DSC_0736DSC_0739DSC_0746DSC_0755Sotto, a destra del faro, un locale di quelli molto cool è stato costruito letteralmente lungo la scogliera in una baia privata. Ci sono i camerieri in divisa con il papillon al collo, i clienti in elegante abito lungo da sera, una piccola piscina, come se ci fosse bisogno di ulteriori artifici scenografici in mezzo a quello splendore. Vittorio deve aver sopravvalutato le nostre tasche se parlando di movida sull’isola ci ha suggerito di venire qui…😉

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Riprendiamo la navetta che è ormai buio. Siamo stanchi per la lunga camminata e affamati, così scendiamo in Piazza San Michele, ad Anacapri, per andare a mangiare un boccone nel ristorante Barbarossa, come ci hanno consigliato in albergo.

Abbiamo voglia di pizza stasera, ma prima coltiviamo l’appetito con un gustoso fritto misto di verdure, crocché e mozzarelle in carrozza seguite da bufala, prosciutto e pomodorini.

Una cena perfetta seppur semplice, condita dall’indubbia simpatia dello staff.
Facciamo una passeggiata per il centro di Anacapri, l’antitesi di sua sorella, più modaiola e patinata.

Anacapri è adorabile, semplice, richiama alla lentezza e all’ozio. Trovo azzeccata l’iscrizione in greco sul portale di ingresso alla Casa Rossa, uno dei must see ad Anacapri.

Benvenuto cittadino della città dell’ozio“.

La sapeva lunga il costruttore di questa casa dalle pareti rosso cardinale, in netto contrasto con tutto il resto! Era un americano che aveva combattuto durante la Guerra di Secessione e per sfuggire agli orrori della morte cercò riparo qui, in questa dimora che fece costruire in stile misto arabo, con merli, bifore e arabeschi, e ci visse insieme a una ragazza anacaprese, tal Mariuccia.
Ve lo ho detto che Anacapri invita a oziare e a far l’amore…😉

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Altro must see di Anacapri è il complesso monumentale di San Michele, dal pavimento in magnifiche maioliche a rappresentare l’Eden e la Cacciata di Adamo e Eva secondo l’arte pittorica napoletana del 1700. A quest’ora di sera è chiuso, ma nei prossimi giorni avremo modo di vederlo al costo di 2€ a biglietto, ed è superlativo.
Anacapri ha molto da offrire, cosa che non mi aspettavo affatto. Il centro storico si snoda tra viali illuminati come ci fosse una festa in paese e odore di boungaville e limoni. Scoviamo un bar gelateria che ben presto diventerà un punto di riferimento nei prossimi giorni, si chiama CCC, Crema Caffè Capri. Fanno tutto artigianalmente, dai biscotti alle brioche da farcire con il gelato. Prendiamo una granita con veri pezzetti di cedro… Buonissima!

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Se Capri profuma di Dolce Vita, ad Anacapri troverete la Vita Dolce. E non si può che venirne contagiati❤

(Continua con la terza parte…)

Se avete perso la prima parte: Fuga a Capri: suggestioni di viaggio