Fuga a Capri: alla scoperta di Capri e Anacapri

L’ultimo giorno a Capri rinunciamo a un po’ di relax in spiaggia per fare i turisti. Arriviamo con la navetta in prossimità della piazzetta, dove c’è la solita bolgia di gente in posa per un selfie e di americani che fanno colazione con cappuccino e pizza.

Noi prendiamo per Via Vittorio Emanuele e tra boutique, alberghi eleganti e bar scendiamo fino a Via Camerelle. La passeggiata lungo questo bel viale, pieno di colori e profumi, affaccia sulla Certosa di San Giacomo e termina con un cancelletto lievemente in salita che è l’ingresso ai Giardini di Augusto.

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I Giardini di Augusto presero questo nome solo durante la guerra. All’inizio portavano l’identità del suo fondatore, F. A. Krupp, un magnate dell’acciaio di origine tedesca (avete presente oggi la ThyssenKrupp?) che dalla fine del 1800 si trasferì a Capri in una super mega suite all’albergo Quisisana, poco distante da qui.

Oltre ai Giardini costruì la splendida Via Krupp (oggi chiusa nel tentativo di preservarla), che un tempo collegava Capri a Marina Piccola, in modo da raggiungere con più facilità il suo panfilo, il Puritan.

Il parco è caratterizzato da una grande terrazza spalancata sul blu.

Da un lato affaccia sulle curve e i tornanti color crema dell’elegante Via Krupp, che scende ripida e sinuosa come una seducente biscia fino a un mare di scogli, cactus e sempreverdi.

Dall’altro, sull’incantevole cornice di Marina Piccola, con i Faraglioni a fare da protagonisti assoluti, circondati da un’infinità di fortunata gente in barca.

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I Giardini sono tenuti splendidamente. L’angolo delle piante aromatiche, dalle quali si sprigiona un’aroma piacevolissimo, rose variopinte, aiuole di mammole e calancole, sculture classiche sotto le chiome degli alberi… e un paio di gabbiani bulli che sembrano i veri proprietari della baracca 😂

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Mi ha incuriosito la vita di questo Krupp. Oltre a vie e giardini, con il Puritan si dedicò anche allo studio del plancton, come un vero biologo marino, ma per uno scandalo legato a una sua presunta tendenza omosessuale, all’epoca reato penale in Germania, fu costretto ad allontanarsi da Capri. Morì, solo, in circostanze poco chiare, forse suicida.

È drammatico quando le proprie scelte di vita arrivano a minare la dignità di una persona. In questo caso inoltre non verremo mai a conoscenza di quell’equilibrio sottile tra realtà e manipolazione della realtà, probabilmente dettata da quel sentimento di invidia che si perde nella notte dei tempi.

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Usciamo dai Giardini e ripercorriamo a ritroso Via Camerelle per accedere alla Certosa di San Giacomo, una delle chiese più antiche di Capri, costruita nel 1371.

Oggi è la sede del liceo classico di Capri, ma una parte degli antichi spazi è stata convertita in un museo dedicato a Diefenbach,  un pittore tedesco, antesignano del movimento hippie, che visse l’ultima parte della sua vita a Capri.

In estate, tra gli archi che compongono il Chiostro Grande e il Chiostro Piccolo, si organizzano concerti e manifestazioni all’aperto.

Per vedere ancora più da vicino i Faraglioni uscite per una passeggiata nei Giardini della Certosa, che però potrebbero essere più curati.

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Panorama dai Giardini della Certosa di San Giacomo

Se avete bisogno di respiro, di allontanarvi dalla calca, venite qui, dove regna ombra e silenzio. Una passeggiata alla Certosa è davvero suggestiva, in contrasto con la fretta che c’è fuori. Farete fatica a ricordarvi di essere a Capri.

Torniamo in piazzetta, sbirciamo nella Chiesa di Santo Stefano, quindi prendiamo per Via Mulo (una contrazione della parola “muolo“), una serie infinita di scale, gradini su gradini, che scendono e si intrecciano a magnifici giardini di abitazioni private e b/b. Conduce dritti dritti a Marina Piccola.

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Abbiamo voglia di un bagno veloce, poco altro, quindi ci rechiamo alla spiaggia pubblica, all’altezza dello Scoglio delle Sirene, per un tuffo lampo in questa acqua verde smeraldo.

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È praticamente impossibile trovare posto qui. I teli mari sono talmente appiccicati tra loro da creare un unico grande patchwork colorato.

C’è una signora anziana in costume intero che non si schioda dalla sua postazione, seduta sui ciottoli a cavallo tra mare e spiaggia, pronta anche a farsi calpestare da gente maldestra come me che, spinta dalla forza delle onde, quasi travolge l’anziana. Ma lei, indefessa, non è retrocessa di un millimetro, non ha fatto un fiato, è rimasta impassibile sotto i suoi occhiali da sole. Secondo me è rimasta in quella posizione dalla notte prima, in preda a una forma di paresi, pur di conservare il posto..:)

Capri è l’isola della convivialità, è davvero impossibile non scambiare due parole con uno sconosciuto tanto si sta vicini, in spiaggia, nel bus, in fila in attesa del tuo panino. L’empatia che si viene a creare con i capresi è compresa nel pacchetto “esperienza dell’isola”.

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Ancora non del tutto asciugati ci mettiamo in coda per la navetta che ci riporterà ad Anacapri.

Oggi pomeriggio, dopo un gelato favoloso alla mandorla, andiamo a vedere il complesso monumentale di San Michele, con il pavimento di maioliche a rappresentare la Cacciata di Adamo e Eva dall’Eden secondo l’arte pittorica napoletana del 1700. Solo 2€ per vedere questa opera spettacolare, e dall’alto della terrazza dell’organo il colpo d’occhio è ancora più forte.

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Vediamo la Chiesa di Santa Sofia, via Boffe, dove facciamo la conoscenza di un simpaticissimo pappagallo dalle piume variopinte, quasi certamente di proprietà di qualche b/b nei paraggi, Via Trieste e Trento e la Casa Rossa, tutte mete già viste in questi giorni, ma sempre in notturna.DSC_0903

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Questo simpaticone diceva “NO!”in tutte le foto

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Street art ad Anacapri, “La Sirena”

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Particolare della Casa Rossa

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Ancora particolari

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Souvenir ad Anacapri

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Torniamo in Piazza San Michele per prendere la seggiovia per il Monte Solaro, il punto più alto dell’isola, ben 589 metri sul livello del mare. Volendo si può imboccare il sentiero che conduce fin lassù a piedi, anche se ieri Vittorio ci ha suggerito di prendere la seggiovia per salire, ma poi di scendere percorrendo una bella passeggiata all’ombra di castagni. La cosa però ci è sembrata parecchio impegnativa, così abbiamo accantonato l’idea solo vedendo la ripidità della montagna.

La seggiovia è molto old fashioned e il biglietto di andata e ritorno costa 11€ piuttosto che gli 8€ di sola salita o discesa. Se soffrite di vertigini questo viaggio non fa per voi. I vostri piedi nel vuoto potrebbero farvi un certo effetto, soprattutto su in alto, quando il dislivello con il suolo può superare anche i due metri.

Dalla cima del Monte Solaro si gode di una vista impareggiabile su Ischia, Sorrento, il Golfo di Napoli per intero, i Faraglioni e la baia di Marina Piccola. Straordinario davvero, le barche da quassù sembrano solo poggiate su questa incredibile distesa azzurra.

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Tornati in albergo, tempo di una dormita e una doccia e usciamo per la nostra ultima cena qui.

Vittorio ci aveva consigliato un ristorante con vista sull’Arco Naturale a Capri, si chiama Le Grottelle. Chiamiamo per prenotare un tavolo, ma è tutto pieno per via di un compleanno.
Un pochino delusi e parecchio stanchi, decidiamo di restare ad Anacapri per cena, in prossimità dell’albergo.

TripAdvisor parla molto bene de La Taberna degli Amici, così entriamo per guadagnare un tavolo. È a conduzione familiare, moglie in sala, marito in cucina. Il locale è vecchiotto, avrebbe bisogno di una rinfrescata con quelle sedie di legno scuro, quelle panche imbottite di tappezzeria pesante, tutti quegli orpelli attaccati alle pareti, dall’aglio finto ai limoni di plastica.
Ordiniamo un antipasto di alici marinate e polpo in insalata, ma ci arriveranno non prima di 40-50 minuti. Stessa sorte per i primi, due semplici piatti di spaghetti ai frutti di mare…

Il cibo è molto buono e abbondante, ma il vero problema del locale è la lentezza, infinita, del servizio.

Mi dispiace dirlo perché la signora è di una gentilezza squisita, ma comincio a credere che sia un meccanismo di compensazione.

Usciamo leggermente alticci. Nell’attesa tra un piatto e l’altro ci siamo scolati una bottiglia di ottimo vino bianco di Gragnano, fresco che andava giù da solo, più due shottini di limoncello fatto in casa, una botta di una bontà rara.
Una volta tornati in albergo ci fermiamo ancora un po’ fuori, sulla terrazza antistante la nostra stanza, a godere di questa vista prima di fare i bagagli una volta per tutte. E ho pensato che se fossi nata a Capri probabilmente non mi sarei mai stancata di un tale panorama…

Domenica ce ne andiamo. I ragazzi dell’albergo non fanno che domandarci come siamo stati, come è stato il soggiorno, e io al solo pensiero di doverli salutare ho le lacrime agli occhi.

Mimmo con le sue espressioni da attore comico, vive da sempre ad Anacapri e per noi è stato come un papà.

Vito, di Sorrento, ma da 35 anni a Capri, d’estate tuttofare, d’inverno allenatore amatoriale di bambini per squadre di calcio a 5, preoccupato per il mutuo trentennale che dovrà lasciare ai suoi figli.

Concetta che ci ha dato delle dritte non da poco su ristoranti e cose da vedere. Il marito va’ in mare tutti i giorni per portare i turisti con la sua barchetta a remi dentro la Grotta Azzurra.

La bellezza di Capri è fatta anche di persone come loro.

Capri senza la sua gente mancherebbe di gentilezza, garbo, ospitalità. Mancherebbe di tutta quella gente che si fa davvero il mazzo per rendere i tuoi, quanti? due, tre giorni?- indimenticabili.

Capri senza i capresi sarebbe solo un bellissimo scoglio senza anima.

Per la prima parte: Fuga a Capri: suggestioni di viaggio

Per la seconda parte: Fuga a Capri: una gita in gozzo e una al faro