#NellaMiaCittà: una notte al Castel Sant’Angelo

Castel Sant’Angelo è una di quelle tappe che non dovrebbero mancare in una visita a Roma, anche di pochi giorni. Secondo me è il posto giusto per capire la potenza e l’importanza della città, prima sotto l’impero romano e poi con il papato.

Una visita è d’obbligo, quindi, ma il mio consiglio è di farla in notturna, quando d’estate è sicuramente più fresco aggirarsi tra i suoi ambienti e la vista sulla città illuminata sotto le stelle è senza uguali nel mondo.

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Scusate il campanilismo, ma io panorami come quello che si gode dalla terrazza più in alto di tutte, quella sormontata dall’enorme statua dell’Arcangelo Michele, raramente ne ho visti altrove.

Il mio ricordo di Castel Sant’Angelo era vago, una domenica mattina di un secolo fa, tante palle di cannone e balaustre dalle quali affacciarsi. Di sera, invece, non c’ero mai stata, così, dopo una bella cenetta nei paraggi, abbiamo approfittato di una serata libera per vederlo. L’emozione è stata talmente forte che mi è venuta voglia di parlarvene.

La storia in breve (o almeno ci provo)

Anticamente Castel Sant’Angelo era un mausoleo, una tomba principesca costruita intorno al 123 a.C. prendendo come modello il mausoleo di Augusto. Qui vennero tumulate le spoglie dell’imperatore Adriano e della sua famiglia fino a Caracalla.

Nel 590 d.C. a Roma ci fu una terribile pestilenza. Durante una solenne processione nel tentativo di chiedere una grazia a Dio, papa Gregorio Magno ebbe la visione dell’arcangelo Michele nell’atto di sguainare la spada proprio all’altezza della Mole Adriana. Venne interpretato come un segno di buon auspicio e in effetti la pestilenza passò da lì a breve. In ricordo dell’accaduto venne fatta erigere una grande statua dell’arcangelo Michele e il nome cambiato in Mole Sant’Angelo.

Il nome Castel Sant’Angelo è di origine medievale, quando perse il suo ruolo funebre per divenire una fortezza grazie all’aggiunta di mura fortificate. Si racconta che tutta la città trovò riparo qui durante le orde barbariche dei Visigoti e dei Vandali e che per difendersi venne gettato di sotto di tutto, comprese statue e fregi preziosi.

Sotto Teodorico, Castel Sant’Angelo divenne oltre che fortezza anche prigione. La più dura era quella di San Marocco, gergalmente detta Sammalò, ricavata da uno degli sfiatatoi dell’antico mausoleo. Il prigioniero vi veniva fatto calare dall’alto e non aveva possibilità né di piegarsi né di restare in piedi. Molti celebri detenuti vennero rinchiusi al Castello, in queste celle terribili o in quelle più vecchie ancora, dette segrete, o in celle di lusso, a seconda del rango del prigioniero.  Altrettanto celebri furono le evasioni, come quella mirabolante di Benvenuto Cellini nel 1539 che scappò con la più classica fune fatta di lenzuola durante una festa a palazzo.

Molte nobili famiglie se lo contesero, tra queste gli Orsini che avevano in papa Niccolò III un esponente importante. Fu proprio lui a spostare la sede pontificia qui, ritenuta più sicura perchè vicina al Vaticano e fece costruire il famoso Passetto che collegava la Basilica di San Pietro al Castello garantendo una via di fuga al pontefice (ne sa qualcosa papa Clemente VII che si salvò così dal Sacco di Roma del 1527 e rimase ospite del castello per quasi un anno).

A differenza di molti altri monumenti a Roma, Castel Sant’Angelo è l’unico che ha subíto anno dopo anno, papa dopo papa, nuovi ammodernamenti, tra i quali bastioni rafforzati, un ponte levatoio, ma anche appartamenti papali di pregio. Il Castello divenne il simbolo della potenza del Vaticano poichè vennero spostati qui Tesoro, Archivio, Tribunale e Prigione pontificie con tanto di piazza per le esecuzioni capitali.

La visita

Una volta superata la biglietteria ci si trova nel primo livello, nell’Ambulacro di Bonifacio VIII, un corridoio circolare all’aperto, ai piedi del castello, che fungeva prima da area di stoccaggio per scorte di cibo e stalle, poi da fossato. Si accede a una scala di marmo che conduce in quello che era il mausoleo vero e proprio. Si pensa che doveva esserci un’enorme statua dell’imperatore Adriano in una delle nicchie che accompagnano la salita (la foto non mi è venuta).

P_20170720_214111P_20170720_214119P_20170720_214937_HDR 2Si arriva a una guardiola con un grande camino, stanzetta che nel ‘500 fungeva da sala delle guardie. Sono ancora visibili gli elmi e le armi. Da qui i prigionieri venivano fatti calare dall’alto in uno degli sfiatatoi del mausoleo, la temuta cella Sammalò.

 

 

Continuando a salire si accede alla Sala delle Urne, centro nevralgico del mausoleo e della fortezza. Sono visibili le nicchie deputate a conservare le spoglie dell’imperatore e della sua famiglia. Dovevano esserci pesanti lastre di marmo a decorare questo ambiente visti i numerosi ganci che ancora si notano, nudi, sulle pareti.

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Arrivati al terzo livello si esce in un elegante cortile a pianta quadrata detto il Cortile dell’Angelo sul quale affacciano la Cappella di SS. Cosma e Damiano, appartamenti papali, la Sala della Giustizia. La statua dell’arcangelo Michele che oggi vediamo sul punto più alto del Castello un tempo era qui, poi venne sostituita da un altro angelo, quello di Raffaello da Montelupo.

Salendo ancora si giunge al quarto livello, il mio preferito, quello della passeggiata circolare detta Giretto, lungo le balaustre che offrono un vista spettacolare su Roma e il Cuppolone.

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P_20170720_220806_HDRAl quinto livello si trovano gli appartamenti pontifici, dotati di ogni comfort per gli standard rinascimentali, con tanto di bagno privato e riscaldato imitando il sistema di terme romane.

Bellissima la Loggia di Giulio II, dall’incredibile colpo d’occhio sul ponte dell’Angelo, e la Sala Paolina, un salone di rappresentanza ricchissimo di affreschi e stucchi. Venne appositamente pensata in maniera così vistosa per sottolineare l’importanza della Chiesa Cattolica Romana rispetto al Protestantesimo (siamo ai tempi della Controriforma).

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P_20170720_221110P_20170720_221125P_20170720_220950_HDRL’ultimo livello raccoglie ambienti come la biblioteca papale, l’archivio, la stanza del tesoro (non fotografati per via del forte caldo che ci ha fatto letteralmente scappare). Qui si accede alla famosa prigione della Cagliostra, dal nome dell’illustre prigioniero che ospitò, una cella di lusso spaziosa e ricca di decori, e altre due stanze caratterizzate da splendidi fregi alle pareti che raccontano la storia di Perseo e di Amore e Psiche. Bellissimo l’archetipo di pianoforte.

P_20170720_223330_HDRP_20170720_223420_HDRAll’ultimo piano si accede alla terrazza dalla vista magnifica di cui vi parlavo all’inizio. Che dire? C’è solo da restarne innamorati!

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Per uscire si deve prendere la scala elicoidale che conduce al Dromos, una enorme sala anticamente ricoperta in marmo dalla quale si accedeva con il feretro portando su in cima al mausoleo vero e proprio. Vi immaginate il corteo funebre che percorreva queste stesse pietre in senso inverso? Mentre scendevo mi veniva in mente il silenzio, la solennità del momento, la ricchezza del corteo funebre.

Informazioni generali, cosa mi è piaciuto e cosa no

Il costo del biglietto secondo me è un po’ elevato (15€) considerando che non sono disponibili audio guide, ma solo dei pannelli con una breve spiegazione in italiano e in inglese e una mappa sommaria ad indicare dove ci si trovi. Questo ovviamente crea inutili file e accalcamenti.

Volendo si può prenotare il proprio biglietto online su questo sito per evitare code alla biglietteria, e questo è comodo.

La visita al Passetto che collega il Castello alla Basilica di San Pietro prevede la prenotazione di biglietti a parte e la visita può essere fatta solo se accompagnati da una guida e in certi orari. Tempo fa uno dei visitatori pagò il biglietto solo per gettarsi da uno dei Bastioni perdendo la vita. Da quel momento sono state apportate dovute misure di sicurezza.

Il Polo Museale del Lazio ha organizzato per tutta l’estate delle serate culturali interessanti racchiuse sotto il nome di ArtCity 2017. Nei musei facenti parti del Polo, e quindi Castel Sant’Angelo, il Vittoriano, Palazzo Venezia, ma anche altri luoghi d’arte del Lazio, vengono proiettati film, organizzate mostre, allestiti spettacoli di danza, musica e teatro. Quando abbiamo visitato il castello per esempio, c’era uno spettacolo di pupi siciliani per la regia di Mimmo Cuticchio sul tema del gran duello tra Orlando e Rinaldo per difendere l’amore di Angelica. Vi lascio il sito per maggiori informazioni. Le serate saranno fino al 3 settembre.

Mi è piaciuta la storia del Castello, che ho trovato particolarmente avvincente, ci sarebbe da crearne una serie tv. Mi ha stupito il suo destino da fenice, in costante rinnovamento e rivoluzione. La visita è variegata, un sali e scendi continuo nello spazio e nel tempo. Mi hanno incuriosito i personaggi che si sono avvicendati qui dentro, dal popolino più infimo al più grande dei signori. Passeggiando per questi ambienti è facile lasciarsi andare alla fantasia immaginando i fasti, l’opulenza, il potere che serpeggiava qui.

E voi siete mai stati al Castel Sant’Angelo? Conoscete altri monumenti nel mondo che riassumino e rappresentino con tanta forza il potere di una città?