Cronaca di una gita di mezza estate: Giardino dei Tarocchi e Capalbio

Quest’estate ci abbiamo preso gusto con le gite. Dopo Labro e il Lago di Piediluco, stavolta ce ne andiamo in Toscana, quella della Maremma, ad appena un’ora e mezza da casa nostra, un sabato pomeriggio che ha combinato una visita al Giardino dei Tarocchi e a Capalbio.

Il Giardino dei Tarocchi è un’esposizione artistica permanente in località Garavicchio, a Pescia Fiorentina, ad appena 10 minuti di strada da Capalbio. E’ un parco all’aperto ideato e creato dall’artista franco-statunitense Niki de Saint-Phalle che impiegò 18 anni e circa 10 miliardi di lire per la sua realizzazione, tutti di tasca sua.

Al progetto parteciparono architetti e scultori famosi, tra i quali il marito di Niki, Jean Tiguely, che morì nel ’91.

Il Giardino dei Tarocchi è una rappresentazione su grande scala degli arcani maggiori. La stessa artista ha dichiarato di essersi liberamente ispirata ad altre opere come il Giardino dei Mostri di Bomarzo e il Parc Guell di Gaudì a Barcellona, ma secondo me qui, in questo museo a cielo aperto, con le sue allegorie, i suoi simboli, quel senso di fascino misto a inquietudine, sorpresa e misticismo, c’è qualcosa di più. Questo percorso non è solo un cammino artistico, ma anche spirituale. Dell’artista e del visitatore.

Descrizione

Varcato il portale d’ingresso si sale una strada sterrata che conduce ai primi due arcani maggiori, la figura del Mago e della Papessa. Dalla bocca del Mago sgorga una cascatella che viene raccolta in un grande vasca dove al centro si trova una delle mecaniques di Tiguely, la Ruota della Fortuna.

DSC_0180DSC_0194DSC_0184DSC_0185DSC_0193Da questo anfiteatro si dipartono due strade. Quella a sinistra, tra panchine a forma di serpente e fioriere che sembrano gatti, conduce alla Cappella della Temperanza, dove all’interno è stato allestito un piccolo altare con una Madonna Nera dedicata al marito defunto dell’artista e ad altri cari (ci sono i loro ritratti in foto). Si arriva alla carta dell‘Imperatrice, una sfinge, una donna dalle sembianze giunoniche, con i seni esageratamente grandi, l’arcano che più di tutti simboleggia il Femminino. Come nella Cappella, è possibile entrare anche in questa scultura. La stessa artista vi abitò per un periodo. E’ ancora visibile la sala da pranzo (in foto, alcuni particolari della tavola),  la cucina, un bagno con la doccia ricavata dalla bocca di una serpe e, al piano di sopra, un letto.

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Il pavimento all’interno della Cappella

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Il camino con le due finestre a oblò nel salone de La Sfinge. Non sembra un pesce?

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Si arriva quindi all’arcano che simboleggia il Maschile, la carta dell’Imperatore, ricco di simboli fallici come i due missili. Immaginato come una piccola fortezza, è splendidamente decorata di vetri di Murano e specchi di Boemia, con sopra un camminamento di ronda e un colonnato ondulato visionario a formare un cortile interno a pianta circolare. Al centro una fontana la cui acqua sgorga dai seni di cinque colorate Nanas, soggetto tanto caro alla autrice.

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Particolari decorativi delle colonne

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Particolare de La Torre dai piedi de L’Imperatore

A destra della fontana del Mago, invece, si imbocca un sentiero ricco di simboli, numeri, appunti, pensieri, preghiere della Saint-Phalle. Si passa sotto a un totem che simboleggia la carta de Il Sole, un uccello dalle piume variopinte, quindi al Matto, una scultura completamente realizzata da Tiguely, costruita in stile “skinny”.

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Vicino si erge l’Albero della Vita, ovvero la carta de L’Appeso, un albero di ceramica la cui chioma è formata da tante teste di serpenti, come una Medusa, ma ingentilita dalle maioliche colorate scelte dall’artista a scrivere la sua vita, una biografia dipinta per simboli e colori. Immagini la Saint-Phalle come una donna comune, piena di passione, umiltà e gratitudine e non può che ispirarti simpatia. Quest’opera è un tributo alla vita, appunto, a tutti quei privilegi di una vita serena che non dovremmo mai dare per scontati e che non dovrebbero mai mancare,  ingredienti come l’umorismo, il vino, i raggi caldi del sole, la musica, l’arte.

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La scultrice si congratula con i suoi collaboratori scrivendo una dedica su un sentiero

Cosa mi è piaciuto di più

Personalmente sono rimasta colpita e turbata insieme da uno degli arcani più inquietanti del parco: la figura della Giustizia, una donna giunonica in bianco e nero dai giganteschi seni a formare i piatti della bilancia e nelle sue viscere un meccanismo scuro, rumoroso, quasi cacofonico a rappresentare la macchina dell’Ingiustizia, sempre in movimento in un ingranaggio instancabile. Altra figura inquietante e silenziosa in mezzo a questa radura di ulivi è la carta del Profeta, un uomo fatto di specchi e cavo all’interno. I suoi occhi sono neri e profondi e sembrano continuare ad osservarti, anche quando imboccherai l’uscita. Interessanti anche le sculture “minori” che si incontrano gironzolando nel giardino, il cui significato non mi è ancora del tutto chiaro, ma che comunque ho trovato a loro modo belle, specie la fontana con la donnona con le anfore in mano e le stelle su tutto il corpo.

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Info pratiche

Da maggio a ottobre il Giardino dei Tarocchi apre solo di pomeriggio, dalle 14:30 alle 19:30.

Il biglietto costa 12 euro per gli adulti, bambini gratis fino ai 7 anni.

Capalbio

Dopo aver fatto il pieno di simboli e colori, arriviamo a Capalbio, borgo medievale ben conservato che sorge su una collina dalle quale si vede tutta la Maremma fino al mare, nelle giornate più chiare.

Fuori le mura cittadine hanno allestito un mercatino artigianale dove vendono borse in pelle, saponi fatti in casa, piccolo antiquariato. Nella piazzetta che lo ospita le bancarelle sono disposte a cerchio intorno a una fontana che rappresenta una delle Nanas di Niki de Saint-Phalle. Oltrepassate le mura ci immergiamo nell’atmosfera un po’ cupa di questi viali, resi bui dall’altezza delle mura di cinta e dalla giornata uggiosa. Saliamo fin sopra i merli del Castello di Capalbio, costruito in età rinascimentale, un tempo panoramico cammino di ronda. Ci perdiamo per stradine che si interrompono in piccole corti private,  in un sali e scendi dove gli anziani del paese chiacchierano tra loro seduti fuori la porta di casa e un gatto riottoso cerca riparo dalla mia macchina fotografica. Mangiamo in uno dei tanti ristoranti del centro storico, apparecchiati fuori, in una piazzetta che anticamente ospitava il pozzo del paese. La cena è a base di prodotti e piatti della tradizione, come i pici cacio e pepe o i crostini con il patè di fegatini di pollo. Le lucciole che brillano intorno a noi rendono l’atmosfera fatata.

La Toscana non delude mai ed è destinata a regalarci sempre gioie. Anche così, durante una gitarella senza pretese, una breve fuga di mezza estate, improvvisata all’ultimo momento per sfuggire alla noia cittadina pre partenza.

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