I Diari di Lisbona #1: a piedi tra Baixa e Rossio

Lisbona era una meta che tenevamo d’occhio da un po’. Abbiamo monitorato i prezzi dei voli per un anno intero, ma questi sembravano destinati a non scendere mai. Poi, casualmente, con la scusa del mio compleanno, mi metto su Skyscanner e scopro che, forse, Lisbona potrebbe essere depennata dalla lista dei miei #TravelDreams, visti i prezzi imprevedibilmente favorevoli.
Con la massiccia cancellazione dei voli da parte di RyanAir, ho temuto fino all’ultimo di restare a terra, come quei quasi 400.000 poveretti che hanno visto vanificare preziosi giorni di ferie o ore di permessi.

Invece no, per noi non è stato così, e fortunatamente arriviamo senza troppi intoppi nella capitale lusitana.
A Lisbona è ancora estate. Un sole caldissimo ci aspetta fuori l’aeroporto dove ci attardiamo per mangiare un boccone. L’appartamento che abbiamo prenotato su Airbnb si chiama Casa Milton, vicino la fermata Años sulla linea verde della metropolitana. Rua de Poeta Milton fa parte di un dedalo di salite spossanti capaci di lasciarti madida di sudore come dopo una corsa sullo skillmill.
Mario, il proprietario, lo incontriamo sotto casa a bordo di un segway a una ruota. Ha le protezioni per i gomiti, il casco legato sotto il mento e una confezione di rotoli di carta igienica sotto il braccio. Mi fa subito simpatia. L’appartamento è stretto e lungo, con assi di legno per pavimento e una luminosa veranda vicino la cucina. Si potrebbe scendere dalla scala antincendio per raggiungere il giardino condominiale, ma l’altezza sotto quell’esile struttura di ferro ci sembra spaventosa, e neanche consideriamo l’idea.

IMG_20171006_152907930IMG_20171006_152614993IMG_20171006_152754720IMG_20171006_152556416Cerchiamo di riposare un minimo prima di andare in centro partendo a piedi da casa. Il nostro quartiere è al confine con Mouraria, il ghetto musulmano, con i suoi bazar e le tavole calde dove preparano kebab dall’inconfondibile odore speziato. La scultura di un gallo troneggia nella piazza principale del quartiere dove ci fermiamo a riposare un po’ all’ombra, tra fontane, bar all’aperto e il tram 28 che sferraglia lì vicino.

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La prima cosa che mi colpisce di Lisbona sono le piazze. I portoghesi sì che sanno come devono essere fatte e l’importanza che in certi casi devono rappresentare.
A Lisbona ho visto tra le piazze più belle ed eleganti, da quella di Rossio, con una bellissima calçada bianca e nera a onde, a Praça do Comércio, maestoso biglietto di presentazione per la città quando un tempo si sbarcava qui, passando per la trafficata Praça de Figueroa.

DSC_0228DSC_0234DSC_0235DSC_0236DSC_0238DSC_0240Le due colonne in mezzo alle acque del Tago rappresentano l’antico molo e io le trovo a loro modo poetiche, una sorta di varco temporale con il passato opulento di questa città di grandi naviganti. Il tramonto ci sorprende con la sua luce dorata. C’è un piccolo gruppo che suona e canta inediti, in mezzo a scultori di sabbia, pittori di strada, carretti che vendono bibite e gelati.

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Elevador de Santa Justa sulla Rua Augusta

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Calamite

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Gironzoliamo per il centro storico lungo le ripide stradine che portano ad Alfama e l’atmosfera man mano che si sale si fa sempre più vintage, deliziosamente retrò, dalle vetrine delle botteghe che ci circondano, ai palazzi che per un attimo sembrano essersi spogliati delle vesti regali che avevano indossato giù alla Baixa.

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Davanti la Chiesa di Sant’Antonio il sagrato è gremito di fedeli che si attardano sotto la statua del Santo per una foto ricordo, in mezzo a turisti che stanno aspettando il tram. Ci sarebbe piaciuto prendere questi mezzi storici e molto caratteristici, ma li abbiamo sempre trovati troppo pieni e alla fine abbiamo dovuto rinunciarci.

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Rimango a bocca aperta davanti la Cattedrale del Sé, che sbuca improvvisa dalla salita, una meraviglia!

Fuori tra panchine, tuk tuk con guida a noleggio, tram, chioschi che propongono cocktail, i tetti di Alfama a far da sfondo, è tutto un brulicare di vita, energia vibrante e quasi tangibile.

Un altro aspetto che ho apprezzato di Lisbona è che ha gusto anche per proporre quanto più di turistico si possa trovare in città.
Simboli come il tram giallo, la sardina, il gallo, il baccalà, sono tutti presentati ad arte, senza necessariamente trascendere nel kitsch.
Sotto sotto, l’anima da commerciante maliarda di Lisbona è rimasta pronta ad emergere in queste occasioni, quando si sa vendere benissimo e a prezzi competitivi.
Andate, ad esempio, al negozio Mundo Fantastico da Sardinha Portuguesa, su Piazza Rossio.
Vendono solo sardine in scatole di latta, ognuna colorata per un anno diverso, in mezzo a giostre di cavalli, atmosfere fatate da circo, mongolfiere sognanti appese al soffitto.
Il simbolo di Lisbona, la sardina, viene usata per vendere il valore del tempo. Il packaging per questi ricordi è curato in ogni dettaglio e quindi, è vero, acquisterete qualcosa di molto turistico, ma delizioso e originale.

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Abbiamo una fame da lupi e spossati dalla fatica (Lisbona non si può certo definire ideale da girare col passeggino…), per cena ci fermiamo in un locale su Terreiro do Paço.
Un chitarrista seduto in un angolo è piegato sul suo strumento e si sta esibendo in brani che spaziano dalle malinconiche armonie del fado ai Beatles. Veniamo accolti da una simpatica cameriera dal viso pieno e i capelli afro. Le pareti del locale sono immagini di stoccafissi appesi, pescherecci arrugginiti dalla salsedine e dal tempo e tutto è un contrasto notevole di tradizione e innovazione.

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Mangiamo piatti tipici come i moscardini alla moda dell’Algarve (noi diremmo “alla busara”, con un saporito guazzetto di vino, prezzemolo e aceto), il bachalau al forno con gamberi all’aglio dorato su letto di patate novelle e cavolo cappuccio, un formaggio ovino a pasta molle avvolto in teli di lino, da mangiare al cucchiaio e spalmare sul pane, il quejo Serra da Estrela, una bontà (neanche il tempo di scattargli una foto…).

Ci attardiamo fuori, fa ancora caldo nonostante l’ora. C’è un parco giochi su prato davanti la Fondazione José Saramago, quindi prendiamo la metro e torniamo a casa, non prima di fermarci a un chiosco per bere un bicchierino di ginjinha, un liquore di amarene con il quale è stato subito amore.

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Per girare con i mezzi pubblici abbiamo optato per la carta Viva Viagem da ricaricare volta per volta. Un biglietto costa €1,45. Ma le salite dopo una intera giornata fuori si fanno sentire, specie se il bambino è addormentato e non può collaborare camminando da solo. Nei prossimi giorni ci faremo aiutare dai taxi, davvero economici a Lisbona, nonostante la ruvidità dei tassisti locali.

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