I Diari di Lisbona #3: Belém e Chiado

Il nostro ultimo giorno a Lisbona andiamo a vedere la Torre di Belém.

Con la metro verde arriviamo al capolinea, Cais do Sodré, colazione nel Mercado da Ribeira a base di caffè e pasteis de nata direttamente alla Fabrica de Nata (adoro quelle piccole bontà imbottite di crema, slurp…!), quindi prendiamo il tram 15E fino a Largo da Princesa, in modo da prendere a verso tutto quello che ci interessa vedere in questa zona, e cioè la Torre di Belém, il Moistero do Jeronimos, il centro culturale di Belém.

Una volta scesi dal tram, a piedi ci avviamo verso un passaggio sopraelevato sulla ferrovia che però non è servito di ascensori, quindi particolarmente disagevole da attraversare in caso di passeggini o sedie a rotelle.

Arrivati dall’altra parte, ci ritroviamo in un bel parco dove una scolaresca in gita sta giocando ad arrampicarsi sugli ulivi e più in là un gruppo di sportivi sta per cominciare una lezione di yoga.

Da lontano la Torre di Belém sembra uscita da un sogno, in mezzo al nulla, candida, già accerchiata di turisti in fila sotto il sole per entrare ad espugnarla. DSC_0721DSC_0724DSC_0725DSC_0732DSC_0733DSC_0739

La Torre di Belém è un bastione di circa 30 metri con quattro torri, costruita nel XVI secolo per volere del re Giovanni II come difesa della foce del fiume Tago e come simbolo di potere legato alle conquiste ottenute via mare.

È in stile manuelino, elegante e raffinato, ed è patrimonio UNESCO dal 1983. Si dice che con il terribile terremoto che nel 1755 sconvolse la città di Lisbona il corso del fiume venne deviato e di conseguenza la posizione della torre cambiò dal centro del Tago alla sua riva.

Oggi troviamo la bassa marea che ci permette di farle foto anche dal basso, tra improvvisati cercatori di conchiglie che si avventurano anche aldilà delle protezioni di cemento.

DSC_0731DSC_0740DSC_0741

DSC_0728

Preferiamo non entrare, il bambino si è appena addormentato e sarebbe impensabile perdere tanto tempo in fila con la miriade di cose che abbiamo ancora da vedere, così torniamo indietro, verso la passeggiata lungo il Tago, godendoci la vista del Padrão do Descubrimentos, o Monumento alle Scoperte, una imponente costruzione che ricorda le gesta di Enrico il Navigatore a 500 anni dalla sua scomparsa.

Il primo monumento venne fatto demolire perché instabile e al suo posto venne fatto erigere questo, nel 1960, più bello e funzionale.

Venendo dalla Torre di Belém si può vedere uno dei fregi laterali con il Navigatore Enrico come capofila che ha in mano una caravella e dietro di lui altri importanti eroi portoghesi, tra simboli nazionalisti, come la croce lusitana e la spada della dinastia Aviz.

DSC_0744DSC_0752DSC_0753DSC_0754DSC_0767DSC_0773DSC_0776

Il colpo d’occhio lungo la passeggiata che lambisce il fiume, con il bellissimo Ponte 25 Aprile e la statua del Cristo Rei a far da sfondo, è a dir poco incantevole. Barche a vela solcano le placide acque del fiume salato in mezzo a cantanti di strada, turisti, bar che vendono limonate fresche.

DSC_0766DSC_0770

Siamo già nel complesso che viene chiamato Centro Culturale di Belém che comprende anche il Museo di Arte Moderna, la Coleção Berardo, che ha una struttura accattivante già da fuori.

DSC_0749DSC_0750

La lista delle cose che siamo costretti a omettere sta diventando sempre più lunga e in me si sta facendo sempre più strada la consapevolezza di dover tornare almeno una seconda volta per riuscire a vedere davvero tutto.

Non da ultimo, il Moistero do Jeronimos. La fila per entrare nella chiesa sotto un sole che non dà tregua sarà di almeno un paio d’ore e dire che ci scoraggia è poco.

DSC_0768

DSC_0782DSC_0785DSC_0786

Rimaniamo a passeggiare nei dintorni, alla ricerca di qualcosa di fresco, tra raduni di volontari che raccolgono fondi di beneficienza per gli animali abbandonati e ristoranti turistici.DSC_0789

DSC_0791DSC_0792DSC_0797A malincuore riprendiamo il tram e torniamo verso il Mercado da Ribeira per mangiare un boccone. Prendiamo due boccali di birra e pasteggiamo con polpette di baccalà, panini imbottiti di polpo alla griglia, formaggi e prosciutto pata negra.
Rifocillati, prendiamo un taxi e ci facciamo portare al Miradouro di São Pedro de Alcântara, ma purtroppo la bella vista è parzialmente occlusa dalla presenza di transenne per lavori di manutenzione.

DSC_0805DSC_0806
Da qui gironzoliamo per la zona del Chiado, un quartiere meraviglioso, elegante, dove ho visto i più bei palazzi dalle facciate più particolari di tutta Lisbona, sempre con quell’aria retrò che io trovo deliziosa e che calza a pennello a questa città.

DSC_0812DSC_0814DSC_0821DSC_0824DSC_0818DSC_0828DSC_0825DSC_0827DSC_0830DSC_0837DSC_0839 Troviamo il Convento do Carmo chiuso, è domenica- e il bello è che lo avevo anche letto sulla guida!- ma la fretta e la stanchezza spesso possono portare a commettere certi errori. Altro motivo in più per tornare. DSC_0840DSC_0842DSC_0843DSC_0845DSC_0847DSC_0848DSC_0849DSC_0852DSC_0858DSC_0860DSC_0862DSC_0863

Scendiamo verso Piazza Rossio e quindi andiamo a mangiare all’Hard Rock Cafè, sull’elegante Avenida da Libertade. DSC_0865DSC_0867DSC_0868DSC_0869

Ormai ogni ristorante di questa catena ha capito di dover riservare una parte del menù a piatti fatti con ingredienti local, quindi ci indirizziamo su quelli, favolosi, specie il mio burger al tonno condito con una maionese al lime e tabasco molto saporita.

IMG_20171008_190531220Torniamo a casa in taxi e stanchi morti ci mettiamo a preparare i bagagli.
Domani lasceremo molto presto questo appartamento e già sento salire un vago magone. Abbiamo la sensazione di aver avuto solo un’infarinatura generale e approssimativa di questa città, è come rimasto un grosso punto interrogativo, come qualcosa di non risolto. Magari è proprio così o forse, sotto sotto, sento che io di Lisbona non ne avrei mai abbastanza, probabilmente anche dopo anni.

 

Se volete andare alla Baixa cliccate qui

Se volete andare all’Oceanario cliccate qui

Se volete andare ad Alfama cliccate qui

Se volete andare al Mercado da Ribeira cliccate qui