Transiberiana d’Abruzzo: un viaggio nel tempo lungo una delle ferrovie più belle d’Italia

Tra i viaggi desiderati per questo anno nuovo avevamo inserito una meta insolita: partecipare alla Transiberiana d’Abruzzo.

Consultando il programma sul sito de LeRotaie.com abbiamo trovato l’attività che faceva per noi e prenotati i biglietti siamo partiti per un paio di giorni per l’Abruzzo con base Sulmona.

Transiberiana d’Abruzzo: storia e in cosa consiste

E’ un’escursione su un treno d’epoca lungo una delle tratte ferroviarie più belle d’Italia, la Sulmona-Carpinone-Isernia.

Siamo nel cuore dell’Abruzzo, tra Parchi Nazionali e Riserve Naturali, su una ferrovia tortuosa che attraversa montagne dal panorama spettacolare. Partendo da Sulmona a 328 metri slm raggiunge la quota più alta con i 1.268,72 metri della stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo (la seconda stazione più alta d’Italia dopo il Brennero) per scendere poi a Castel di Sangro, risalire fino a San Pietro Avellana fino al capolinea, a Isernia, coprendo in tutto la bellezza di quasi 129 km.

La ferrovia è un prodigio d’ingegneria che ha visto la costruzione di numerose opere come gallerie paravalanghe o viadotti essendo alcuni tratti interessati da potenti nevicate o pendenze che possono arrivare al 28%.

Inaugurata nel 1897, questa linea ha più di 120 anni e non credo di esagerare quando dico che è una delle tratte più antiche del Paese!

C’è da immaginarsi quanto siano stati lunghi e difficili i lavori per portarla a termine…Io dico che solo l’ostinazione degli abruzzesi poteva avere la meglio su un territorio impervio e dagli inverni implacabili come questo 😉

La linea è stata un successo per molti anni, usata anche per il trasporto del bestiame, durante la transumanza, e dei turisti, soprattutto negli anni ’80, quando il giornalista Luciano Zeppegno su Gente Viaggi la definì “Transiberiana d’Abruzzo” per via dei paesaggi innevati che ricordano il celebre tragitto Mosca-Vladivostok facendola conoscere al grande pubblico.

Dal 2011 la tratta molisana è stata chiusa seguita da quella abruzzese nel 2014. Ufficialmente i motivi sono da ricercare nei costi di manutenzione troppo elevati rispetto all’effettivo numero di passeggeri, ma la verità è che i collegamenti su strada sono difficili, approssimativi, tanto è che molti centri abitati si sono pian piano svuotati, e portano a un risparmio effettivo di soli venti minuti rispetto al percorso ferroviario.

Transiberiana d’Abruzzo: il lavoro dei volontari

Un silenzioso, ma inesorabile movimento popolare (cosa vi dicevo sull’ostinazione degli abruzzesi?) tra proteste, petizioni e raccolte firme ha portato alla riapertura della tratta Sulmona-Castel di Sangro a scopo turistico sotto la tutela della Fondazione FS Italiane come ferrovia storica da preservare e valorizzare in quanto patrimonio culturale.

Con i volontari del gruppo Le Rotaie è stato avviato un progetto di rilancio di treni storici completamente restaurati, carrozze “cento porte” del ‘900 all’interno delle quali il tempo sembra essersi fermato. Durante il viaggio un volontario passa di vagone in vagone per dare informazioni, ma anche per raccontare storie, curiosità e aneddoti.

I viaggi sono tutti auto finanziati e questo spiega i costi dei biglietti, 36 euro per gli adulti, 24 euro per i bambini dai quattro anni (i più piccoli devono viaggiare in braccio ai genitori).

Il nostro viaggio in Transiberiana: il Treno della Neve

I viaggi in treno storico si organizzano di domenica e rispettano il programma consultabile sul sito www.lerotaie.com.

Ogni viaggio ha un tema. Il nostro, ad esempio, per la fine di gennaio era il Treno della Neve perchè partendo da Sulmona andava a toccare località sciistiche note come la già citata Rivisondoli-Pescocostanzo o Roccaraso con capolinea a Castel di Sangro.

Siamo partiti presto dalla stazione di Sulmona. Alle 8:00 ci si raduna in biglietteria dove i voucher di prenotazione online vengono commutati in biglietti numerati. I posti sono limitati quindi è bene prenotare per tempo. I primi 32 prenotati vengono automaticamente inseriti senza sovrapprezzo nei vagoni di prima classe, dai sedili imbottiti rosso fiammante, mentre tutti gli altri verranno sistemati in vagoni di ex terza classe restaurata a seconda.

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Alle 8:45 parte il treno. Da Roma sarebbe stato impensabile con un bambino piccolo rispettare questi orari (sono circa 2 ore di viaggio in macchina), quindi siamo arrivati a Sulmona dal sabato.

La prima fermata è Palena dove siamo scesi per fare colazione. Un mercatino a base di prodotti tipici e artigianali è stato allestito allo scopo e tra canti e balli tradizionali abbiamo fatto scorpacciate di pizza fritta e bocconotti al cacao.

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Compresa nel biglietto c’è l’animazione di musici in costume tipico che a suon di canzoni popolari con strumenti folkloristici allieterà il viaggio.

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Passata la stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo, abbiamo scelto di scendere a Roccaraso dove abbiamo passato buona parte della giornata fino al ritorno del treno previsto per le 16:45. Il convoglio ha poi proseguito la sua corsa fino al capolinea, Castel di Sangro.

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Cosa mi è piaciuto, cosa no

Il panorama che scorre dai finestrini è incantevole anche senza la neve. Vaste pianure gelate di brina che si alternano a bianche cime innevate in mezzo a boschi di conifere. Vecchi abbeveratoi lungo le strade della transumanza racchiudono acqua sigillata sotto una delicata pellicola di ghiaccio, da quassù sembrano specchi incantati.

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Un borgo sbuca da lontano appena usciti da una galleria e penso a quanto debba essere rassicurante e angosciante insieme vivere letteralmente in mezzo alle montagne, in balìa di una tempesta di neve o, peggio, di un sisma. Vivere quassù è da eroi o da pazzi. E non è detto che le due cose non vadano a braccetto.

Su questi vagoni d’epoca, dove la corrente è alimentata ad elettricità e dove i sedili di legno sono riscaldati da semplici resistenze, una volta a vapore, viene naturale chiedersi quante persone in passato se ne siano servite per tornare a casa, raggiungere il lavoro, partire per la guerra senza magari fare più ritorno.

Puoi quasi vederle nei loro abiti semplici a parlare in dialetto stretto, le facce adulte nonostante la giovane età. Suggestioni che si mescolano ad altre e la fantasia viaggia anche lei, di certo supportata dalle foto d’epoca esposte in quella che fu la sala d’attesa della stazione di Roccaraso, dove ora non trovi manco una panchina per sederti, ma al loro posto, appese, tante immagini in bianco e nero mostrano sindaci morti che tagliano orgogliosi il nastro d’inaugurazione circondati da quattro ragazze in abito tradizionale a far da madrine, dovevano essere considerate delle bellezze per l’epoca.

Temevo fosse troppo turistica come esperienza quella della Transiberiana. Avevo letto che alcuni passeggeri avevano avuto la sensazione di trovarsi a bordo di un villaggio turistico su ruote, ma non è stato così per me.

Le persone che lavorano a questo progetto ci credono davvero e il loro impegno è ripagato solo dal passaparola, la pubblicità più potente che ci sia quando la voce dei servizi e delle infrastrutture è muta.

Tuttavia, ho trovato il prezzo dei biglietti un po’ alto nonostante i nobili motivi che ne sono alla base, anche perchè i costi di eventuali attività extra tipo escursioni o visite guidate sono a parte.

Se tornassi indietro credo parteciperei ad altri tipi di viaggio storico, in particolare non parteciperei al Treno della Neve perchè se non c’è neve, come nel nostro caso, rischiate di annoiarvi: noi, all’ennesima passeggiata per il centro di Roccaraso, non sapevamo proprio più cosa fare… Probabilmente se fosse stata prevista la possibilità di prenotare in anticipo delle navette per raggiungere le stazioni sciistiche di Roccaraso con più comodità adesso la penserei diversamente. Potrebbe essere un suggerimento per migliorare l’organizzazione…

A parte questo, la Transiberiana d’Abruzzo è proprio una cosa bella, una di quelle cose fragili che rischiano di sciuparsi con il passare del tempo o di perdersi per sempre senza che le nuove generazioni ne abbiano mai sentito parlare.

È una di quelle esperienze orgogliosamente italiane che mantengono intatto il fascino delle storie di una volta, quelle che ci raccontavano i nonni e che ci lasciavano a bocca aperta immaginando un’epoca lontana, tanto, tanto tempo fa…