Una gita a Nemi, il borgo delle fragole

Chiedete a un romano dove trascorrerà la scampagnata domenicale o una soleggiata Pasquetta (ehm…semmai esistano…) e lui vi risponderà una cosa sola.

“A(l)i Castelli!”

Domenica scorsa, fedeli al cliché, abbiamo scelto come destinazione il piccolo borgo di Nemi.

Ma quali e quanti sono i Castelli Romani? Sembra una domanda banale, ma io credo che la maggior parte dei romani non sarebbe in grado di rispondere, io per prima!

Per Castelli Romani si intende tutta quella zona a sud-est della Capitale attraversata da strade storiche come l’Appia e l’Ardeatina.

Sono in tutto 17, ognuno con la propria storia, tradizione e folklore. Cosa li accomuna? Sicuramente il verde della campagna, il territorio vulcanico, l’aria buona e specialità regionali come la porchetta, le coppiette e il vino da gustare in fraschetta.

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Le fraschette sono delle osterie tipiche di queste zone, nate nel medioevo per permettere ai contadini di passaggio di rifocillarsi con il cibo che si portavano da casa. Erano posti semplici, senza cucina, e come insegna avevano delle frasche per indicare che là i viandanti avrebbero trovato il vino nuovo.

Presto accanto alle fraschette vennero allestite bancarelle che offrivano pane e companatico e questo portò a una trasformazione di questi locali dove ormai si poteva trovare, oltre che da bere, anche da mangiare. Molte fraschette oggi propongono piatti della tradizione laziale come la carbonara o la pasta “alla gricia”, ma solitamente è difficile arrivare al primo piatto con tutti gli antipasti ghiotti con i quali ci si sfizia prima. Personalmente preferisco ancora quei locali rustici che sembrano norcinerie con qualche panca e tavolaccio, senza cucina.

I Castelli Romani sono: Albano, Ariccia, CastelGandolfo, Ciampino, Colonna, Frascati, Genzano, Grottaferrata, Lanuvio, Lariano, Marino, Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Nemi, Rocca di Papa, Rocca Priora e Velletri.

Noi abbiamo scelto Nemi perchè è uno dei più tranquilli, un piccolo borgo in altura, perfettamente conservato, defilato rispetto agli altri perchè non sorge sulla arteria principale dell’Appia, ma te lo devi andare a cercare, lungo stradine dal panorama spettacolare sul sottostante Lago di Albano.

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Nemi ha una storia antichissima. La fontana con l’immagine di Diana, dea della caccia, proprio all’ingresso del paese, ci ricorda di un tempio a lei dedicato sulle sponde del Lago di Nemi così come tutto il bosco che circondava il borgo.

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Era una meta di villeggiatura già al tempo dei Romani, scelta dall’imperatore Caligola che qui aveva fatto costruire delle navi sulle quali dormiva durante l’estate o con le quali si dilettava giocando a vere battaglie navali.

Le navi vennero fatte affondare di proposito dal Senato Romano dopo la morte del folle imperatore secondo quella pratica di “damnatio memoriae” che prevedeva la cancellazione di qualsiasi traccia di certi personaggi scomodi, quasi come non fossero mai esistiti.

La leggenda di queste fantomatiche navi prese piede nel medioevo, amplificata dai ritrovamenti più o meno veritieri dei pescatori dell’epoca.

Già nel ‘400 si tentò una prima infruttuosa impresa di recupero, ma fu sotto il fascismo che venne fatto dragare il lago (costi immani e danni naturalistici inclusi), riportandole all’asciutto. Venne fatto costruire addirittura un museo per conservarle ma, ironia della sorte, nel 1944 un incendio bruciò tutto e le cause sono ancora poco chiare.

Il Museo delle Navi Romane a Nemi c’è ancora, ma all’interno ci sono solo i modellini di quelle che furono le imbarcazioni.

La nostra domenica mattina è trascorsa serena tra un panino con la porchetta e una passeggiata lenta lungo i viottoli del centro storico.

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Il panorama sul lago da quassù o dalla Terrazza degli Innamorati, poco fuori le mura, un punto di vista privilegiato sulla sponda orientale, lascia senza fiato, e con la giornata tersa di oggi si riesce a vedere fino a Genzano.

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La Torre Circolare di Palazzo Ruspoli troneggia indiscussa mentre i baristi preparano le sedute all’aperto per accogliere i turisti che presto scenderanno in gruppi dai pullman e si riverseranno affamati in cerca di qualche specialità.

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Nemi è famosa per la coltivazione delle fragoline di bosco, usate per preparare marmellate o come colorata guarnizione alle tartellette alla crema. Impossibile non assaggiarle. La raccolta delle fragoline ormai si pratica tutto l’anno grazie alla coltivazione in serra, ma la vera e propria festa che anticamente portava le “fragolare” in piazza con i loro cesti di vimini a vendere queste bacche succose è la prima domenica di giugno.

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Torniamo a casa corroborati dal sole e da quell’energia ritrovata di chi ha passato qualche ora all’aperto. Nel porta oggetti del passeggino il pacchetto di fragoline che abbiamo comprato: non  riuscirà ad arrivare integro alla fine del viaggio.

Risalendo in macchina lungo le gallerie e i tornanti penso che forse il fascino di Nemi risiede nella sua natura schiva, nel suo aspetto quasi ascetico di chi vive da sempre solo su un eremo, senza per questo cadere nel forastico.

Quasi me la immagino Nemi come una di quelle bellissime ninfe dei boschi, costretta da qualche dio prepotente a guardare ed anelare il lago, ma senza raggiungerlo mai, lasciandola sola con la consolazione delle fragole.