Sicilia Orientale in quattro giorni: Giardini Naxos e Castelmola

Il secondo giorno in Sicilia partiamo alla volta di Taormina in una giornata all’insegna del contrattempo… Il cielo è nuvoloso e minaccia di piovere, Samuele si è beccato il raffreddore e perdiamo un sacco di tempo alla ricerca di una farmacia aperta di domenica (e si sa, quando dimentichi di mettere un farmaco in valigia è la volta buona che ti serve davvero…).

Dopo chilometri in mezzo alla campagna catanese, ci fermiamo a Giardini Naxos, un paesino di mare dagli scorci meravigliosi, ma di Giardini, come avevamo scritto sul nostro profilo Instagram, non vi è traccia.

Ci fermiamo lungomare per concederci una passeggiata, incantati dalle onde lunghe del mare e un po’ invidiosi nei confronti di alcuni bagnanti del posto già alla ricerca della tintarella.

DSC_0402DSC_0403DSC_0404DSC_0412DSC_0413Saliamo tornante dopo tornante e si resta sbalorditi dalla perfezione di Isola Bella. Sembra disegnata da un bambino questa naturale lingua di ciottoli che si allunga in un mare cristallino per poi aprirsi di nuovo, quasi a dare spazio alla fitta macchia mediterranea che circonda una villa da sogno, sola soletta in mezzo a quello splendore. Peccato che la leggera foschia e le nuvole di oggi non permettano una vista eccezionale…L’orizzonte si scorge a malapena e anche i colori del mare sembrano un po’ sbiaditi.

DSC_0416DSC_0417DSC_0419Quando arriviamo a Taormina, lungo una strada che serpeggia tra mostri di cemento e evidenti casi di abusivismo edilizio, è il caos totale. Oggi pare sia impossibile riuscire a trovare un parcheggio, anche per quelli a pagamento. Facciamo numerosi giri finché, sotto il diluvio, decidiamo di non buttare del tutto la giornata salendo a Castelmola.

Questo borgo è stato dichiarato tra i più belli d’Italia e ha una storia antichissima. Ancora oggi è conservato in stile medievale, ma le sue origini risalirebbero all’epoca pre-ellenica ed è sopravvissuto a guerre, tirannie, colonizzazioni arabe e saracene.

Quando arriviamo però non si vede un tubo. Il parcheggio a pagamento che dà sul belvedere sembra uscito da Silent Hill tanto è spessa la nebbia, non si riesce a vedere aldilà della balconata. Arriviamo con calma su in cima al paese, appena dietro il crinale. Lungo la salita ci sono bancarelle che vendono CD di artisti neo melodici (musica a tutto volume per indurre all’acquisto…a noi fa proprio l’effetto opposto, invece…), giocattoli, dolciumi, saponi a forma di rosa.

L’ingresso a Castelmola è una deliziosa piazzetta tutta lastricata di bianco e di nero, con un arco leggermente in altura sulla destra a rappresentare l’antica porta della cittadina, e una chiesetta dalla facciata semplice e armoniosa.

DSC_0442DSC_0423Un bar dirimpetto alla chiesa ha i tavoli all’aperto occupati da tanti turisti stranieri con lo sguardo goloso di chi ha cominciato ad assaporare la granita con brioche prima ancora con gli occhi che con il palato.

Ovunque ci sono addobbi che inneggiano al patrono del paese, San Giorgio, festa che cade di 23 aprile e che dura per i successivi tre o quattro giorni, un momento molto sentito dalla comunità, evidentemente.

Scendendo tra vicoli che vendono ceramiche artigianali e vino alla mandorla, una specialità tutta locale, arriviamo alla Piazza del Duomo dove la chiesa, datata 1934, è dedicata a San Nicola. Bello il campanile con le bifore, dall’aspetto arabeggiante, e tutta la piazzetta lastricata sulla quale affaccia insieme a negozietti e localini.

DSC_0426DSC_0429DSC_0436DSC_0435DSC_0432DSC_0433DSC_0434Ci fermiamo in uno dei bar più caratteristici del paese, il Turrisi, locale che ha fatto dei simboli apotropaici una propria firma. Ovunque ci sono peni, mammelle, statuette dall’aria pingue, detti o proverbi popolari dalla lingua biforcuta…Un po’ troppo carico (mannaggia che non ho potuto fotografare l’esilarante espressione dell’anziana turista inglese in bagno con me mentre osservava le mattonelle decorate con personaggi nell’atto della fellatio…Oh My!- avrà pensato…), ma i panini che ordiniamo sono proprio buoni e abbondanti.
Salgo su in cima alla montagnola per vedere i resti del castello che un tempo rappresentava un punto di difesa importantissimo per il paese e per la sottostante Taormina. Ma dell’antica fortezza è rimasto ben poco. Fortunatamente però il cielo si sta aprendo, dandomi modo di capire come sia davvero il panorama in una giornata estiva, e con un magnifico sole ci fermiamo a gustare una buona granita alle mandorle.

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Torniamo a valle per riprovare a visitare Taormina, ma non c’è niente da fare, con la macchina è impossibile riuscire a trovare un posto. Siamo costretti a rinunciare, a malincuore, e provare a vederla al prossimo viaggio perché i giorni sono troppo pochi e noi avevamo già messo in programma una gita a Siracusa (il prossimo post sarà tutto dedicato a lei…).

Immagino molti di voi avranno visto Taormina e Siracusa… Quale delle due avete preferito e perché?