Alto Adige: tre giorni tra Valdaora, Valle di Anterselva e Valle Aurina

Avevamo un conto aperto con la Val Pusteria. Tre giorni per visitarla l’anno scorso non sono stati sufficienti, come era prevedibile, e per questo motivo questa estate l’abbiamo inserita come tappa di passaggio tornando dall’Austria verso casa.

Abbiamo passato un weekend in Valdaora, località strategica sul Plan de Corones, che ci ha permesso di muoverci con disinvoltura tra le vicine Valli di Anterselva e Aurina.

Val Pusteria: dove dormire

In Valdaora non mancano strutture ricettive per tutti i gusti e per tutte le tasche, tuttavia, se come noi amate sistemazioni familiari e forse più autentiche, vi consigliamo di dormire in un maso.

Il maso è un’abitazione rurale tipica che consta di una stalla, un fienile e un ambiente per preparare il formaggio.

Il “nostro” maso si chiama Innermitterhof, ed è gestito dalla signora Margherita, che proprio non riuscirei a definire italiana per come parla, ma che secondo me ha un gran coraggio a gestire questo posto da sola (immagino gli inverni, lunghi, nevosi e alienanti) e per di più facendo la nonna a tempo pieno.

L’alloggio è semplice, poche camere dall’aspetto quasi monacale, ma con una vista spettacolare sui prati e i pascoli circostanti.

A colazione poi i prodotti del maso, yogurt, succhi, marmellate, tutto homemade, con le mucche e le galline che razzolano a un metro da qui. Davvero un posto speciale.

Valle di Anterselva: cosa vedere

In un precedente articolo vi avevamo descritto un itinerario classico che comprendeva luoghi splendidi come il Lago di Braies, quello di Misurina, le Tre Cime di Lavaredo e le belle cittadine di Brunico e San Candido. Un altro dei must see che avevamo tralasciato la scorsa volta per mancanza di tempo è il Lago di Anterselva.

Si trova in una valle laterale alla Val Pusteria, la Valle di Anterselva, appunto, ed è un piccolo lago alpino dai colori spettacolari e circondato da boschi di conifere.

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Secondo la leggenda il lago si sarebbe formato per via di un mendicante il quale, recatosi da tre ricchi signori della zona in cerca di ospitalità, non trovò in nessuno di loro carità nei suoi confronti. Allora, prima di andarsene, il povero lanciò un anatema, che i tre si guardassero le spalle dalla fonte che sarebbe sgorgata presto dietro le loro calde case, fonte che pian piano avrebbe ricoperto tutte le loro fortune con la foga delle sue acque…

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Tutto il periplo del lago si può percorrere a piedi.  La prima parte, sulla sponda est, è quella più in piano, facile anche con passeggino o sedie a rotelle perchè alcuni tratti sono su passerelle sospese.

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Arrivati a Platz Am See, sulla sponda ovest, troverete cibo, bagni, una spiaggia e un parco giochi dal quale sarà dura portare via il vostro bambino. A questo punto o tornate sui vostri passi o proseguite lungo la sponda sud, che sale e si inerpica all’interno del bosco, in un percorso a tema, con varie stazioni di gioco e didattiche pensate per i più piccoli, ma dove portare il passeggino è dura.

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Stupenda, un’escursione semplicemente stupenda. Del resto quando la natura che ti circonda regala questi spettacoli uno non può far altro che lasciarsi trasportare.

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Valle Aurina: cosa fare e vedere

La Valle Aurina è considerata ancora una delle valli più incontaminate del Südtirol, e secondo me, per conoscerla meglio, non può mancare almeno una tra queste tre escursioni.

Cascate di Riva

Anche chiamate Cascate di Campo Tures, sono famosissime in Alto Adige. Si possono raggiungere grazie a due sentieri che si intersecano tra loro, quello classico che parte dall’area parcheggio, e quello francigeno, una sorta di Via Crucis lungo la quale, con sculture di legno e pietra, vengono ricordati alcuni passi del Cantico delle Creature.

 

 

 

Le Cascate di Riva sono tre, in realtà, ad altezze via via più alte e, devo ammetterlo, per chi ha figli piccoli viene spontaneo fermarsi alla prima perchè comunque la vista è già bellissima e appagante da lì ma, potendo, parcheggiate il passeggino a valle e salite. Vi assicuro che la fatica sarà presto ripagata.

 

 

 

Castello di Tures

Se ci seguite sapete che spesso i castelli amiamo vederli dall’esterno, per paura di restare delusi da ricostruzioni troppo spinte degli interni che potrebbero andare in qualche modo a snaturare l’insieme.

Salvo eccezioni per il Castel Sant’Angelo a Roma e qualcun altro nella Valle della Loira, sono pochi i castelli che abbiamo visto nella loro interezza. Ma quel giorno pioveva a dirotto in Valle Aurina e, non volendo perdere la giornata, abbiamo pagato il biglietto e siamo entrati.

Il Castello di Tures organizza solo visite di gruppo guidate in giorni stabiliti. La fortuna è stata quella di trovare Valeria, una giovane ragazza ladina che, vestita da castellana, si è rivelata un Cicerone perfetto, capace di coinvolgere anche i più piccoli.

 

 

 

Il Castello di Tures apparteneva alla ricca famiglia Taufers ed è stato costruito nel primo Duecento come fortezza. Solo intorno al XV secolo divenne una vera e propria abitazione. Dopo periodi di incuria e abbandono, il castello venne in parte restaurato dopo la Seconda Guerra Mondiale grazie all’interesse di un abate benedettino che lo riportò agli antichi splendori.

Dalla Sala dei Processi, a quella delle Torture, dove uno dei bimbi è stato invitato a sedersi a terra con i piedi fissati in una gogna per simulare uno dei tanti strazi destinati ai malcapitati come, ad esempio, cospargere di sale i piedi degli imputati e far entrare un intero gregge a cibarsene. Dalla cappella privata, decorata con splendidi affreschi, alla Biblioteca, dove ancora è possibile ammirare una favolosa stufa di ceramica originale, fino ad arrivare all’Armeria, sono tanti gli ambienti nei quali farete correre la vostra fantasia.

Ma se è vero che non esiste castello senza fantasma, più di ogni altra mi è piaciuta la stanza da letto di Margarite Von Taufers, colei che ancora si aggirerebbe per le mura del maniero in cerca di pace.

 

 

 

Si racconta che Margarite, innamorata di un contadino della valle, progettò di fuggire con lui. I suoi genitori, una volta scoperti gli amanti, fecero uccidere il ragazzo e promisero in sposa la ragazza ad un uomo di più alto rango. Margarite si sarebbe chiusa nella sua stanza per sette lunghi anni lasciandosi morire di fame finchè non si gettò dalla finestra. C’è chi ancora giura di sentire il suo pianto disperato di notte.

Molte delle stanze purtroppo non possono essere fotografate, quindi scusate la scarsità a livello gallery. Questa visita correlata dal temporale perfetto fuori è stata magnifica.

 

 

 

Miniere di rame di Predoi

Il rame nelle miniere di Predoi si è estratto da sempre. Sono state rinvenute pitture rupestri all’interno delle gallerie e persino un arnese risalente al periodo celtico.

Il rame è stato estratto fino alla chiusura, intorno al 1800, non perchè la vena si fosse impoverita, quanto piuttosto per problemi di sicurezza. Il continuo scavare per costruire gallerie sempre più profonde che dalla cima della montagna arrivarono sempre più a valle, ha portato all’impoverimento delle foreste circostanti, con conseguenti frane che avrebbero potuto mettere in pericolo case e abitanti.

 

 

 

Oggi le ex miniere di rame di Predoi si possono visitare solo su prenotazione. Vi daranno un orario in cui partirà il vostro trenino (l’ultimo parte alle 16:30), ma presentatevi un po’ prima per avere il tempo di vestirvi con impermeabile e caschetto di sicurezza obbligatori. All’inizio pensavo fosse per fare un po’ scena, invece l’equipaggiamento vi proteggerà davvero da umidità, freddo (tanto freddo) e rocce.

 

 

 

Il trenino entrerà in un tunnel per circa 1 km portandovi alla galleria costruita nel 1761, la più recente, la Sant’Ignazio, profonda 1 km. Da qui proseguirete con la vostra guida a piedi lungo un percorso affascinante, ma parecchio tosto. Io non vedevo l’ora di uscire (la visita dura circa un’ora e mezza) e non vi nascondo che immedesimarmi anche solo per poco mi è costata fatica perchè mi mancava l’aria. Tuttavia, specialmente in una giornata di pioggia, come quella che abbiamo trovato noi, si è rivelata una scelta vincente. I bambini in gruppo con noi ne sono usciti entusiati.

 

 

 

Conoscete queste zone? Qual è la vostra valle preferita in Alto Adige?