Pacific Coast Highway: itinerario da Carmel al Big Sur passando per il 17 Mile Drive e Pebble Beach

La Pacific Coast Highway è una delle strade panoramiche più belle che io abbia mai percorso. Insieme alla Garden Route in Sudafrica e al Golfo di San Lorenzo in Canada, poche altre forse possono fregiarsi di tale titolo.

La Pacific Coast Highway è lunga più di 1000 km. Parte dallo stato dell’Oregon e scende giù fino a San Diego, in California… E in mezzo?!

Beh, in mezzo c’è un mondo di roba da vedere!

La Bay Area di San Francisco, poli rampanti al confine con la Silicon Valley, come San Jose, città sul mare che sembrano essere rimaste ai favolosi anni ’60, come Santa Cruz, Monterey, risorta brillantemente dopo un passato da umile inscatolatrice di sardine.

Arriveranno gli articoli sulle città a nord della Pacific Coast Highway, ma per ora scopriamo cosa c’è da vedere verso sud, in questo itinerario che parte da Monterey fino ad arrivare al Big Sur.

Carmel by the Sea

A soli dieci minuti di strada da Monterey sorge il piccolo villaggio di Carmel by the Sea, un posto esclusivo per la bellezza (e i costi) delle case nascoste al riparo di giardini mediterranei scenografici ed elaborati.

 

 

 

 

Carmel è una scacchiera di stradine eleganti e perfette e tutte dannatamente uguali, tanto è che perdere l’orientamento sarà molto semplice, un ordinato intrico di boutique, caffè e (moltissime) gallerie d’arte.

 

 

 

 

Il modo migliore per visitarla è quello di adottare i suoi ritmi calmi e indolenti e quando avrete un déjà vu, pensando di trovarvi in un qualche angolo di Inghilterra, probabilmente sarete già arrivati alla sua splendida spiaggia, un quadro cangiante a seconda di come il vento decide di modellare le dune di sabbia, mentre resterete affascinati dall’altezza delle onde e dalla loro dirompente spuma.

 

 

 

 

Carmel by the Sea è nota per essere considerata un ritrovo per artisti che spesso vengono scelti, quasi per portare avanti una tradizione, come rappresentanti della cosa pubblica. E’ il caso di Clint Eastwood, per esempio, che venne eletto alla fine degli anni’80 come consigliere comunale e che portò brillantemente avanti il suo mandato tanto da venire ricandidato per altri due anni (ma lui non accettò).

Quando un consigliere col fucile incontra un consigliere con la pistola…

Scusate, sto immaginando un improbabile dibattito politico…;)

Dove mangiare a Carmel by the Sea

Katy’s Place è un’istituzione a Carmel, un locale dove servono cibo buono e sostanzioso seguendo le ricette della nonna. Servono colazione, brunch e pranzo. Noi siamo andati per un succulento brunch a base di eggs benedict e pancakes. Porzioni provanti, ma il posto è talmente tipico che vale la pena di mettersi in fila e aspettare. Il caffè è buonissimo e te lo servono come free refill, forse in attesa che ti venga un infarto.

 

 

 

 

L’altro locale che vi consigliamo è The Forge in the Forest.

Frequentato in passato da artisti come Henry Miller e John Steinbeck, la location è di quelle calde e accoglienti, con un camino aperto su quattro lati, usato negli anni ’40 come una vera e propria fucina, al centro di un giardino illuminato da tante lucine intime e riservate.

Dentro è completamente rivestito in legno, e oltre alla cena sono aperti fino a tarda ora come servizio pub, non proprio una cosa scontata in California, dove tendenzialmente chiude tutto molto presto. Cibo buono e un po’ per tutti i gusti, con menzione particolare per il ceviche ed il dolce al cookie grosso quanto una pizza. Una curiosità: hanno un menù anche per i cani. Ecco, io amo gli animali, ma forse questa cosa l’ho trovata un pochino pretenziosa.

17 Mile Drive e Pebble Beach

Lunga solo 9,6 miglia (circa una quindicina di chilometri) la 17 Mile Drive è un pezzettino di paradiso, una strada panoramica straordinaria che affaccia sul Pacifico e che vanta punti di osservazione imperdibili come il Lone Cypress o la Seal Rock, in piena Spanish Bay. A far da contorno, eleganti campi da golf, come quello famoso di Pebble Beach, e ville da sogno. E’ una strada a pedaggio per i non residenti. Sia che si decida di entrare a piedi, in bici o in macchina, sono 10,25 dollari. E li vale tutti.

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Point Lobos

Tra Carmel e il nord del Big Sur c’è una riserva marina protetta chiamata Point Lobos. Abitata per circa 2500 anni da tribù di nativi dedite alla pesca di crostacei, nel corso della storia ne ha viste di tutti i colori.

E’ stata colonizzata dagli spagnoli, rivenduta ai messicani, persa a una mano di poker, ceduta agli americani (come tutta la California) dopo che i messicani persero la Guerra d’Indipendenza e, non da ultimo, fu un importante centro di pesca delle balene per i marinai cinesi e giapponesi.

Solo nel 1973 Point Lobos è diventata una riserva marina protetta come la conosciamo oggi, un insieme unico di sentieri trekking, molti dei quali a picco sul mare, spiagge rocciose e mille possibilità per godere dell’incredibile varietà di flora e fauna che il posto offre, dai cormorani, ai pellicani, dai leoni marini, alle balene, per i più fortunati.

Anche questa riserva prevede un pedaggio all’ingresso. Se vi piacciono gli itinerari naturalistici e un po’ meno turistici, in California questo rientra a pieno titolo nella categoria.

Big Sur

Quando arriviamo alla Spiaggia di Garrapata è mattina presto e non c’è nessuno. Imbocchiamo un sentiero di sabbia che si snoda all’interno di un rigoglioso giardino di piante grasse per raggiungere il mare, anche se da qui lo si intuisce appena. Ogni tanto fa capolino, timido, dalle dune e poi finalmente eccolo, una distesa arrabbiata, furiosa, color grigio bianco, come il cielo oggi. Quasi un ruggito quello delle onde che vanno a morire sugli scogli a pochi passi da noi. Un brivido inquietante mi prende perchè penso cosa mi potrebbe facilmente succedere se venissi risucchiata da quei gorghi e mulinelli. La salsedine diventa una nuvola palpabile che si alza e diventa nebbia, ci circonda, e nonostante tutto riesco a scorgere solo adesso una villa sulla scogliera che ha colori perfetti per mimetizzarsi e fondersi con il panorama, da legge, come il resto delle poche abitazioni lungo il Big Sur. Il vento è fortissimo, per un attimo mi sembra di trovarmi su una spiaggia selvaggia della Nuova Zelanda, e i delfini che poco fa sguazzavano vicino la riva se ne sono andati pure loro.

 

 

 

 

Il Big Sur è così. Tu credi di percorrere una strada panoramica come forse ce ne sono tante, e ti ritrovi in un’atmosfera unica di misticismo e natura prepotente che sembra dare voce al tuo stato d’animo.

Viene facile parlare di Jack Kerouac parlando di Big Sur. Lo scrittore lottò contro il senso di solitudine di questo posto così particolare, forse perchè lo obbligava a leggersi dentro, arrivando a sentirsi stretto in un tira e molla tra il suo silenzio assordante e la compagnia di una bottiglia in una città grande come San Francisco.

Mi piace pensare che, anche solo per un breve periodo, anche se solo al terzo tentativo, il Big Sur abbia vinto su di lui al punto da ispirarlo con un romanzo che porta il suo stesso nome.

 

 

 

 

La strada man mano che si prosegue verso sud sembra allontanarsi per un attimo dal mare e all’improvviso non c’è quasi più luce, nascosti come siamo dalla boscaglia che sembra volerci nascondere nel suo ventre.

È la Foresta di Pfeiffer, un parco di redwoods che “apre all’alba e chiude al tramonto”, un avviso che ho trovato bellissimo perché sembra rendere conto solo al ritmo delle stagioni, che poi è quello che conta, e non agli orologi.

L’odore misto di bosco e legna e poi ecco improvvisa una coppia di cervi che si aggira indisturbata per andare a sparire nel folto della foresta. Rimango con la mia macchina fotografica sollevata a mezz’aria. Mi accorgo che sto trattenendo il respiro mentre mi scende una lacrima così, dal nulla.

 

 

 

 

So che potrà sembrare una cosa sdolcinata e scritta pure male, ma l’emozione che ho provato al Big Sur è qualcosa di forte e potente che raramente ho percepito altrove.

Torniamo verso Monterey ammutoliti, metabolizzando cosa abbiamo appena vissuto, fermandoci di tanto in tanto per qualche foto, strapazzati dal vento e dai condor californiani che volteggiano sulle nostre teste scendendo in picchiata.

A voi piacciono gli on the road? E quale è stata la strada più bella che avete percorso finora?