Matera e i suoi Sassi: storia di una rinascita italiana

Matera è stata la destinazione “segreta” con la quale abbiamo concluso in bellezza il 2018.

Visitarla sotto le feste di Natale è stato un vero privilegio, per quella sensazione speciale di trovarsi in un presepe vivente, quasi un angolo di Gerusalemme nostrana, più unica che rara.

Matera sotto Natale risplende di luce propria, senza bisogno di luminarie troppo elaborate o di addobbi particolari. La sua è una bellezza composta e umile che però non si può non notare.

View this post on Instagram

*Attenzione! Questa non è una esercitazione! State lontani dalle bilance! Ripeto: state lontani dalle bilance! * Siete sopravvissuti alle feste? Noi, zitti zitti, siamo partiti e abbiamo realizzato un altro piccolo sogno. Visitare Matera. E durante il Natale, per giunta! Siamo arrivati ieri ed è bastato girare un po' in centro per restarne incantata, con la continua sensazione di trovarmi dentro un presepe vivente. Stamattina però cominciamo a girarla sul serio! Avete consigli per noi? #matera #sassidimatera #basilicata #igersmatera #italiainunoscatto #italia #bellaitalia #italy #whatitalyis #beautifuldestinations #presepe #suditalia #lucania #travelphotography #travelmemories #travelblogger #familytravel #aleandvalegotomatera #patrimoniounesco

A post shared by Where are Ale&Vale (@ale_and_vale) on

Devo essere sincera, prima della partenza mi sono documentata poco, forse perchè non volevo rovinarmi la sorpresa o forse per paura di qualche possibile delusione. E quindi ecco la mia prima “difficoltà”.

Cosa sono i Sassi di Matera?

Mai mi sarei aspettata di parlare di due quartieri storici dell’antico centro di Matera, il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, dove la gente un tempo abitava in case-grotta.

Ecco, secondo me tutte le visite a Matera dovrebbero cominciare dalle case-grotta, altrimenti si rischia di non afferrarne il significato.

Intendiamoci, non che basti un weekend o una visita veloce per capire la complessità di questa città e del suo territorio, abitato nelle murge fin dal Paleolitico, ma sicuramente può aiutare a farsi un’idea.

Matera: l’esperienza in casa grotta

Quando mi sono ritrovata nella casa-grotta di Vico Solitario (perchè di case museo ce ne sono più d’una, Casa Noha, di proprietà del FAI, l’altra vicino il Convicinio di Sant’Antonio che si chiama Casa Grotta di Casalnuovo) ho avuto difficoltà a capire di quale epoca si parlasse.

Siamo entrati in questa grotta dove trovavano posto un letto alto, un antico telaio, la ricostruzione di una stalla, una piccola cucina e qualche attrezzo per lavorare i campi appeso alle pareti. Sentire dalla guida che quella abitazione è stata abitata fino al 1956 da una famiglia di 7 persone più animali mi ha scioccato. Avevo immaginato un’epoca molto più remota e invece, mentre nel resto di Italia le automobili cominciavano a rappresentare uno status sociale di benessere economico, giù a Matera si usava ancora il carretto trainato dal mulo.

In quelle grotte-case le condizioni igienico sanitarie erano a dir poco precarie, non essendo provviste di rete fognaria, di elettricità o di acqua corrente e con una unica finestrella posta su in alto per far cambiare l’aria, di sicuro non sobria vista la promiscuità tra uomini, donne, bambini e animali da fattoria come le galline (che venivano fatte dormire sotto il letto per apportare calore), maiali e cavalli.

Il poco cibo disponibile veniva razionato in base all’età e al sesso dei figli (i maschi avevano precedenza assoluta), figli che morivano come mosche. La mortalità infantile intorno agli anni’50 era di circa il 44% nella sola Matera rispetto all’11% del resto d’Italia.

Mi sono tornate in mente le vecchie lezioni di italiano a scuola sul Meridione con Cristo si è fermato a Eboli e Matera in particolare, spesso dipinta come la “Vergogna d’Italia”, ma credo di non aver mai afferrato l’espressione a pieno finchè non mi sono trovata in quella interessantissima casa museo.

Dalla riforma De Gasperi che prevedeva lo svuotamento dei Sassi con alloggi più idonei per la popolazione, costruiti nella parte nuova della città, Matera ne ha fatta di strada e credo che la sua rinascita sia qualcosa di straordinario.

Da Vergogna d’Italia a Patrimonio Unesco (del resto, Matera ha una storia di 8000 anni!! A chi avrebbero dovuto concedere questo titolo se non a lei?!), fino all’ambito premio di Capitale della Cultura 2019, Matera è un simbolo fortissimo di rivalsa sociale e aggirarmi con questa consapevolezza in più tra i suoi viottoli e le sue costruzioni tufacee, alcune ancora in restauro, altre adibite ad elegantissimi bed and breakfast e locali alla moda, non so, mi ha fatto sentire orgogliosamente italiana. Perchè il nostro Paese è pieno di storie di degrado e arretratezza sociali (basti pensare alla situazione del Parco degli Acquedotti a Roma negli anni’70, senza andare a scavare troppo indietro nel tempo), ma è la dimostrazione che quando c’è il lavoro di tutti e soprattutto l’intervento delle istituzioni qualcosa di buono viene sempre fuori.

I♥Matera

A parte un post sul cibo e uno prettamente fotografico, non credo scriverò l’ennesimo articolo trito e ritrito su cosa ci sia di imperdibile da vedere, anche perchè a Matera è tutto imperdibile. Posso però raccontarvi cosa ci ha colpito in modo particolare.

Mi sono innamorata delle architetture di Matera, la sua forma, quasi un’omega, con la parte centrale più alta delimitata dal campanile del Duomo, che dalla Civita, la parte più antica dei Sassi, domina e quasi divide a metà i due rioni.DSC_0939

La bellezza di San Pietro Caveoso, una chiesa medievale costruita letteralmente su uno sperone di roccia a picco sul Parco della Murgia Materana da una parte e dall’altra il “Golgota” scelto da Mel Gibson in The Passion, ovvero la parte alta del Monterrone, dove è stata scavata una chiesa rupestre e quindi letteralmente nella roccia, quella di Santa Maria de Idris.

Mi è piaciuta l’abbondanza di laboratori artistici e genuinamente artigianali sparpagliati nei sali scendi tra i Sassi, dalla lavorazione del legno, a quella della creta, a quella della cartapesta.

Siamo capitati nel bel mezzo di una mostra su Dalì, “La Persitenza degli Opposti,” in programma fino al 30 novembre 2019, e tutto il centro storico era disseminato di sculture che riprendevano alcuni soggetti cari al grande artista spagnolo, quindi era facile imbattersi in uno dei suoi famosi orologi liquidi lungo Santa Maria delle Virtù, o uno dei suoi celebri elefanti con le zampe allungate presso Porta San Biagio.

Mi sono piaciute le Chiese Rupestri, capaci in pochi reduci affreschi di unire sacro e pagano in netto contrasto con il barocco delle Chiese più moderne nel Quartiere Piano, la parte più nuova, più ricca, quasi un angolo di Lecce con la sua pietra chiara, dalla rinomata Via Ridola, delimitata dal bellissimo belvedere di Piazzetta Pascoli e il sontuoso Palazzo Lanfranchi, che ospita il Museo di Arte Medievale e Moderna della Basilicata, fino a spingersi oltre il moderno corso per giungere nella Matera Sotterranea, quella del Palombaro Grande, antica cisterna idraulica della città.

Mi è poi piaciuto il cibo, e l’Aglianico, e il peperone crusco, ma questa è un’altra storia…

Nuovo e antico si mescolano, si sovrappongono, si amalgamano nella millenaria Matera, senza troppa difficoltà e andando via non avrei potuto essere più d’accordo con il cartello che accompagna sempre i nostri viaggi in autostrada, ma che per una strana coincidenza sembro leggere solo oggi per la prima volta.

Sei in un Paese Meraviglioso“.

E voi siete mai stati a Matera? Vi è piaciuta?