Abruzzo: un giorno sulla neve a Barrea

Arriva quel momento durante l’inverno in cui vedere la neve diventa per noi quasi un bisogno, un impulso irresistibile a vestirci pesante per andare a cercarla in montagna, a sentirla scricchiolare sotto i nostri piedi, contenti anche solo di lasciare le nostre impronte sui cumuli ammonticchiati lungo i margini della strada, con il genuino stupore che hanno i bambini o i pazzi o chi, semplicemente, non ha la fortuna di vederla troppo spesso.

La settimana bianca è ancora troppo impegnativa e, non avendo nessuno di noi tre mai neanche indossato un paio di sci, ci sembra per ora davvero una spesa superflua e sicuramente esosa, nonostante provare a sciare sia tra i miei sogni più antichi così come il desiderio di far imparare il piccolo.

Qualche anno fa, con la speranza di far scorpacciata di neve, abbiamo organizzato un weekend a Sulmona per viaggiare sul treno storico della Transiberiana d’Abruzzo, ma quel gennaio fu talmente caldo che di neve non ne trovammo neanche un fiocco e passammo la giornata a gironzolare per il paese di Roccaraso con le pive nel sacco.

Lo scorso fine settimana abbiamo organizzato una toccata e fuga a Barrea, appena 20 km da Roccaraso e 55 dal confine con il Lazio quando, lasciata Sora, ultimo paesino in provincia di Frosinone, si entra in pieno Parco Nazionale dall’ingresso della Val Comino.

Un forte vento ci costringe a una velocità di crociera e quando varchiamo il confine comincia a nevicare. Fiocchi leggeri come piume che vanno a morire volteggiando sul nostro parabrezza, mentre io tiro giù il finestrino e metto fuori la lingua per provare a catturarne il sapore (l’ho detto, solo i bambini o i pazzi…).

I mezzi pesanti sono già all’opera per pulire le strade mentre proseguiamo a passo d’uomo all’interno di un meraviglioso bosco addormentato sotto una spessa coltre di neve. Alcuni cartelli avvisano di moderare la velocità (più di così?!) perchè quella è terra di orsi, lupi e linci selvatiche e la natura va rispettata. Cosa darei per vedere uno di quegli esemplari passare in questo momento, ma siamo talmente concentrati sulla strada che, anche accadesse, forse non ce ne accorgeremmo neanche.

Arriviamo al nostro alloggio a Barrea trovato su Airbnb, un appartamentino che ha tutto l’aspetto di un rifugio ricavato all’interno di una villetta rurale dove sopra abita la padrona di casa, Patrizia, e l’altra metà è occupata da una famiglia che non risponderà al nostro saluto neanche sotto tortura.

La host è gentilissima e ci mette subito a nostro agio. Ci fa trovare la casetta già riscaldata e tutto, ma proprio tutto, è esattamente come nelle foto sul sito, essenziale e funzionale. Restiamo al calduccio nell’attesa che la bufera si plachi guardando dalla finestra gli ortaggi nel piccolo orto vicino la nostra porta che resistono ostinati sotto le folate di vento freddo.

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Nel pomeriggio esce un pallido sole così ci copriamo fino ai denti e saliamo a Barrea. L’alloggio è in posizione strategica, a pochi passi dal centro storico e da una piazzola panoramica che affaccia sul bellissimo Lago di Barrea, che però esploreremo domani.

Entriamo nel cuore di Barrea, un delizioso “borgo autentico”, con il torrione circolare del Castello costruito durante il 1300 dai signori Di Sangro che svetta all’ingresso del paese.  All’interno è tutto un saliscendi acciottolato di vicoli, scale e scalette, antiche chiese medievali, come quella di San Tommaso, dalla scenografica torre campanaria, e la bella Piazza del Municipio.

Un uomo sta spazzando la neve davanti l’ingresso di un locale e chiediamo se possiamo prenotare un tavolo per la cena, ma ci suggerisce di passare presto perché è tutto pieno. Abbiamo un’oretta da riempire tra acquisti al supermercato per la colazione di domani e un tè caldo in un bar dalla musica accattivante, poi torniamo alla trattoria.

Se c’è una cosa che ha caratterizzato queste 24 ore sulla neve è stata la gentilezza e cortesia degli abruzzesi. Tutti ci hanno fatto sentire a casa con il loro fare cordiale e disponibile. Ci fanno accomodare accanto al camino acceso nonostante il ristorante non sia ancora aperto, suggerendoci alcuni eccezionali piatti del giorno tra i quali gli gnocchi con gli orapi, una specie di spinacio selvatico che cresce solo su queste montagne, una zuppa di farro e funghi porcini, ideale per scaldarsi in una notte come questa, e gli arrosticini di pecora, un must in Abruzzo.

Domenica ci svegliamo con un bel sole caldo che ha un po’ sciolto la neve sui tetti delle case intorno a noi. Tre gattini curiosi, ognuno con un manto diverso, si affacciano alla nostra porta e osservano con interesse il rifacimento dei bagagli. Salutata la nostra ospite, sulla strada verso Roma ci fermiamo al Lago di Barrea, uno specchio d’acqua artificiale voluto negli anni ’50 per domare le esondazioni del fiume Sangro.

Siamo alla spiaggia di Gravina che d’estate immagino piena di turisti e bagnanti che affittano piccole imbarcazioni per andare al largo. Una micia dal pelo lungo ci viene incontro già dal parcheggio per un po’ di coccole e ci scorta fin giù a riva, stando bene attenta a tenersi lontano dal recinto di un asino che sta ruminando tranquillo. Faccio fatica a non portarmi la gatta a casa. È talmente dolce e prodiga di moine che si capisce subito è abituata agli uomini. Già penso cupa come si possa abbandonare degli esserini così dolci e indifesi, ma poi mi accorgo di un bar ristorante aperto poco più in là e capisco che i padroni sono loro, per fortuna. Facciamo una bella passeggiata nella neve sotto il sole caldo, il croc croc sotto i piedi fa morir dal ridere il piccolo Sami e questi sono davvero gli unici suoni che accompagneranno la nostra camminata. Tornando indietro ci accorgiamo che gli asini sono diventati due (esclusi i presenti…eheheh!). Ce n’è uno dal manto più chiaro e decisamente più giovane che se ne sta fuori il recinto di quello più vecchio solo per dargli fastidio assestando ogni tanto qualche bel morso nel posteriore per poi scappare via imbizzarrito. Quando si dice pazzo come un asin..ehm, cavallo.. 🙂

Saliamo in macchina e ci rimettiamo in cammino verso Roma, ma la nostra attenzione viene catturata da un maneggio di cavalli poco più in là, sempre lungo la sponda del lago, dove ci sono anche un bel parco giochi e… Un puledro e un pony che pascolano indisturbati… Che meraviglia!

Il contatto con la natura e in particolare con gli animali è qualcosa di indescrivibilmente bello e prezioso per me, una sensazione di pienezza e letteralmente di “cuore che si scioglie” che mi emoziona e mi rigenera come poche altre cose al mondo.

Per pranzo ci fermiamo a Villetta Barrea, lì dove il fiume Sangro scorre impetuoso scendendo dai Monti Marsicani per poi andare a unirsi al lago poco più in là. Davanti a una assolata piazzetta dove i gatti randagi del paese se ne stanno beati a prendere il sole, c’è una trattoria alla buona chiamata Il Transumante.

Il proprietario e il cameriere sono così gentili che ci è sembrato di fermarci in casa di qualche vecchio parente per il pranzo domenicale. Ci hanno consigliato benissimo tra taglieri ricchi di salumi, formaggi di pecora e delle fette di pane fritto nell’uovo (uno spuntino tipico che si portavano i pastori per merenda), primi con sugo ovino e ragù di coniglio e la cipollata con arrosticini, una cocotte di pane raffermo, cipolle appassite, caciocavallo e arrosticini di pecora (nella versione più turistica) . Come sempre, cibo e accoglienza da dieci.

Ci piacerebbe terminare la giornata nel bosco, su dentro il parco nazionale,  dove la strabiliante veduta dall’alto di Opi e della valle in una giornata soleggiata come questa lascia senza parole, ma il bambino, a furia di palle e pupazzi di neve, cade in un sonno profondo e noi non possiamo fare altro che tornare pian piano verso casa.

Ma torneremo, anche perché vogliamo affittare slittino e ciaspole e viverci ancora di più la magnifica natura del bellissimo (e per nostra fortuna anche vicinissimo) Abruzzo.DSC_0359

A voi piace la neve? Quale è il posto vicino casa dove tornate volentieri per vederla?