Cosa vedere a Pechino: sei itinerari per scoprirla a piedi

Pechino è una città affascinante che vi saprà conquistare angolo dopo angolo. Sia che amiate il suo aspetto tradizionale o moderno, l’unico consiglio che ci sentiamo di darvi per esplorarla al meglio è quello di mettere scarpe comode, molto comode.

Io e Vale siamo dei grandi camminatori, ma non abbiamo camminato mai così tanto come a Pechino.

Perché è immensa, perché anche se userete la metropolitana per i vostri spostamenti sono altre strade labirintiche e sottorranee che si andranno a sommare a quelle canoniche, perché se sbaglierete le uscite anche per imboccare un sottopassaggio o un cavalcavia (e succederà…), sono km su km in più.

In una settimana a Pechino abbiamo percorso la bellezza di 112 km a piedi, immaginate il totale considerando anche i percorsi motorizzati… 😅

Questo articolo è per veri walkers, una serie di itinerari per scoprire Pechino a piedi. Ma non lasciatevi ingannare. La maggior parte di questi must to do richiedono tutta la giornata e sarà molto difficile focalizzarsi su due o più attrazioni nello stesso giorno, a parte i Templi dei Lama e di Confucio.

Queste sono dunque le attrazioni da vedere assolutamente a Pechino. Pronti a camminare?

La Pechino che ama stare all’aperto: il Parco dell’Olympic Green

Alloggiando a pochi passi dal parco dell’Olympic Green, la nostra scoperta di Pechino non poteva che partire da qui.

Si tratta dell’immenso Villaggio Olimpico che ospita non solo impianti sportivi dalle architetture moderne e accattivanti, come la scultura delle Fiaccole Olimpiche o il Bird’s Nest e l’Ice Cube, ma che è un vero e proprio parco per e della gente, che viene qui a qualsiasi ora del giorno e della notte per passare il proprio tempo libero.
La domenica intere famiglie si riversano sui prati dell’Olympic Forest Park per passare qualche ora facendo un picnic e giocando all’aperto. Molti sono in costume tradizionale, tra musica a palla e gare sportive per grandi e piccoli. Una bellissima atmosfera di festa, mentre la sera… Beh, è semplicemente magica, come tutta Pechino di notte...

La Pechino del Regime: Piazza Tienan’men

I cinesi sono fissati con i security check. Li fanno dappertutto, in metro prima di qualsiasi viaggio, e ovviamente anche per entrare nelle attrazioni principali come in Piazza Tienan’men.

È fondamentale portare il passaporto con voi perché vorranno controllare il vostro permesso VISA (che non serve se starete solo 6 giorni). Per i cinesi il trattamento è il medesimo. Riconoscimento tramite documento e un monitor speciale che ne permetta anche quello facciale.
Piazza Tienan’men è gigantesca e rappresenta davvero un pezzo di storia cinese, dalle recenti parate in pompa magna per festeggiare i 70 anni dalla Repubblica Cinese di Mao Tze Dong, alle drammatiche manifestazioni soffocate nella violenza di studenti, pacifisti, monaci, intellettuali, insomma chiunque abbia provato, negli anni, a opporsi al regime cinese.
Al centro troneggia una grande coppa di fiori e frutti a simboleggiare abbondanza e intorno, ai punti cardinali della piazza, trovano posto il complesso della Città Proibita, il Museo Nazionale, il Monumento a Mao e, al centro, simmetrico alla cornucopia cinese, il Monumento ai Caduti. Ai lati della piazza hanno costruito delle strutture a mó di nastri rossi sui quali sono stati montati dei video wall giganti a ricordare il Settantesimo Anniversario della Repubblica. Per molti venire qui deve rappresentare una sorta di pellegrinaggio e sono tanti quelli che si riversano nei negozi di souvenir per uscire o con una bandierina cinese o con una immaginetta di Mao da appendere allo specchietto retrovisore della macchina.

La Pechino Ascetica: Il Tempio del Cielo

Avevamo letto che si tratta di una delle cose più belle da vedere a Pechino e secondo me è proprio così!
Il Tempio del Cielo è uno dei templi in legno più antichi della Cina. Costruito nel 1420, ospitava l’Imperatore e la sua corte per periodi di astinenza, preghiera e riti sacrificali per garantire buoni raccolti e alcune volte pioggie.
Il complesso sacro è uno dei siti entrati a far parte del Patrimonio UNESCO e non poteva essere altrimenti. Le strutture dei templi, perfettamente circolari e, a loro volta, circondate da terrazze concentriche di marmo lavorato che permettono una acustica perfetta; quel senso del circolare che ritorna e che ricorda l’infinito, a sottolineare la credenza secondo la quale il paradiso sarebbe a pianta concentrica mentre la Terra a pianta quadrata; quei colori vibranti che passano dal verde al blu, dall’oro al rosso; il parco nel quale tutto questo è immerso, giardini di pace dove ogni tanto si sente echeggiare musica rilassante, non so, ho trovato tutto meravigliosamente e spiccatamente orientale. Qui ho trovato la Cina che immaginavo, quella più spirituale e ascetica. Una cosa che non sapevo è che nella prima porzione del parco, in particolare nei pressi di quello che viene definito il Lungo Corridoio, si incontrano i vecchietti del quartiere (ma forse vengono anche da altre parti) per scambiare due chiacchiere, giocare a carte o a qualche gioco da tavolo che all’apparenza sembrerebbe una dama (hanno pedoni più grandi e spessi e sopra hanno dei simboli di diverso colore), ma che lasciando uscire il loro lato più combattivo mi fa venire in mente possa essere un gioco da bisca clandestina. Forse si tratta del Majhong, ma non ne sono sicura…

La Pechino del Potere: La Città Proibita e il Palazzo d’Estate

Il Palazzo Imperiale è stata la dimora per oltre 500 anni degli Imperatori della dinastia Ming e Qing. L’epiteto “Città Proibita” è stato dato perché nessuno, a parte gli imperatori, la propria corte e la propria servitù, poteva accedere a questo complesso meravigliosamente pomposo e complicato (quasi 1000 stanze!).

È costruito a cannocchiale, partendo dalle altissime mura di cinta esterne fino ad arrivare pian piano ai piani più alti in un crescendo di importanza a livello sociale, di rango, ma anche di estasi interiore. Devo dirlo, all’inizio non riuscivo granché a cogliere le differenze tra un padiglione e un altro, poi, superati i primi tre gironi, la visita si fa sempre più interessante. Ho amato molti aspetti della Città Proibita. I tetti di tegole gialle smaltate che da certe angolazioni lasciano intuire quanto fosse effettivamente grande il complesso e quante persone vi lavorassero, i colori dei templi, ricchi di significati simbolici quale purezza, longevità e prosperità, le modelle che scelgono queste scenografie uniche al mondo per servizi fotografici in costumi tradizionali,  i giardini di rose e pini nani in mezzo a piccoli padiglioni in equilibrio su piscine ricche di carpe, da sempre sinonimo di amicizia e fratellanza. Stupende le sale del trono dell’Imperatore, alcune decorate con fini suppellettili di giada lavorata a mano, e il teatro o Palazzo dei Bei Suoni, una struttura a tre piani dove i reali ascoltavano concerti o assistevano a spettacoli teatrali. Bellissimo il Pannello dei Nove Draghi, un’opera d’arte che vanta più di 600 anni e che infatti merita un piccolo biglietto a parte.

Una visita alla Città Proibita è un’esperienza e dà davvero idea dell’importanza e del potere dell’impero cinese.
Qualche consiglio: oltre alle scarpe comode e al passaporto già citati, comprate i biglietti salta fila sul sito per risparmiare tempo e, soprattutto, cercate di arrivare presto perché il complesso chiude alle 17:00 e le cose da vedere sono davvero infinite. La Città Proibita è chiusa di lunedì.

Per una incredibile visuale dall’alto, salite sulla collina del Parco di Jinshan, a nord del complesso, per vedere la Città Proibita dall’alto, magari al tramonto.

Il Palazzo d’Estate, invece, si trova in un parco a nord ovest di Pechino. E’ una vera e propria città costruita su una collina alta 60 metri e bagnata dal Lago Kunming, in un tripudio di templi buddisti, pagode, stupa meditative e, ovviamente, la dimora dell’Imperatrice Madre. Dichiarato Patrimonio UNESCO negli anni’90, questo complesso è stato restaurato in modo conservativo dopo che le truppe anglo-francesi lo rasero al suolo verso la fine del 1800. Anche Sozhou Street fa parte di questo progetto di restauro, un piccolo villaggio di negozietti tipici , oggi per lo più di souvenir, ricostruito sulle sponde del Black Lake. Vi sembrerà di essere sul set di qualche film sull’antica Cina immaginando l’Imperatore che, travestito da popolano, sceglieva questi locali per fare spese.  È la parte del complesso di cui mi sono innamorata maggiormente, fa molto l’Ultimo Imperatore.

Una volta varcata la prima porta vi troverete in un ambiente dalle pareti rosse e perfettamente simmetriche, come sempre, e tra torrette e templi stavolta troverete due stupa color bianco e oro. Scalata letteralmente la montagna, troverete il tempio dedicato a Buddha, impreziosito da magnifiche maioliche verdi e gialle brillanti ciascuna contenente un alto rilievo di Buddha. Uscendo si entra a pagamento nell’area della Torre Buddista dell’Incenso, anch’essa andata distrutta in un rogo e poi ricostruita. Scendendo si arriva a quella che era la vera abitazione dell’Imperatrice Madre, ormai un museo che mostra i mobili, arredi e suppellettili in un’eleganza assoluta, sobria, senza ostentazione o sfarzo.
Uscendo ancora ci si ritrova sulle sponde del Lago Kunming dove oggi navigano pedalò e barche per turisti per far vedere la magnificenza del complesso anche dall’acqua. Visitare questo posto specialmente durante l’autunno è stato un privilegio.

La Pechino che Prega: Yonghe Temple e Tempio di Confucio

Parliamo di due templi cardine per la religione e cultura cinesi. Lo Yonghe Temple o il Tempio dei Lama (intendendo i monaci buddisti, non gli animali…;)) e quello di Confucio, proprio dirimpetto.
Il Tempio dei Lama è stata la dimora del Principe della dinastia Qing fino a che non divenne un complesso sacro dedicato al buddismo. A parte le straordinarie architetture, i colori e i simboli a me è piaciuto soprattutto guardare la gente qui, venuta per pregare probabilmente da ogni angolo della Cina, la loro accuratezza nell’accendere gli incensi in un rito di gesti e inchini reverenti ben precisi e studiati. La struttura come abbiamo già avuto modo di vedere nei giorni scorsi è a cannocchiale quindi partendo dallo strato più esterno (sinonimo di impurezza oltre a essere spazi di passaggio o per gente di basso rango) ci si avvicina sempre più, varcando cancello per cancello, al Nirvana, all’estasi contemplativo che nello Yonghe Temple si traduce nel guardare in faccia la Maytreya, una statua d’oro alta ben 26 metri (è entrata nel Guinness dei Primati), simbolo assoluto di pace e serenità interiori.


Il Tempio di Confucio mi è piaciuto per la natura in cui è immerso. Un giardino di pini e tassi secolari accoglie e quasi nasconde i templi minori, quattro per parte, con stele di marmo racchiuse al loro interno sulle quali il grande pensatore e filosofo cinese scriveva le sue riflessioni, e dopo di lui i suoi discepoli, per poi accedere al tempio vero e proprio che però si può vedere solo da fuori. Un albero in particolare sulla sinistra della scala principale per accedere al tempio maggiore avrebbe la nomea di saper distinguere le persone buone da quelle cattive in quanto, all’epoca dell’impero Ming, fece volare il cappello del consigliere di corte il quale davvero nel corso della storia si scoprì essere corrotto e malvagio.

La Pechino degli Artisti: 798 Art District

Il 798 Art District o Dashanzi District un tempo era zona di fabbriche e case popolari. Oggi, questo quartiere a nord est di Pechino, è stato riqualificato e adibito a spazi per esprimere l’arte, in tutte le sue declinazioni. Installazioni artistiche, gallerie d’arte, musei di arte moderna, street art, fotografia, ma anche teatri per esibirsi in danza, musica, canto, cinema, moda. Proprio durante la nostra settimana a Pechino fervevono i preparativi per la China Fashion Week che si è tenuta proprio in uno di questi distretti, tra vecchie acciaierie ormai in disuso e giganteschi forni che producevano mattoni. Preparatevi a vedere i tipi più strani e divertenti che la Cina ha da offrire magari mentre vi fermate a mangiare un sushi o in una qualche pizzeria italiana. Sì perché questo posto pullula di locali da tutti gli angoli del mondo quindi qualora foste stufi del solito riso con maiale beh, qui potrebbero esserci delle valide alternative. Noi abbiamo visitato questo quartiere di notte e ci è piaciuto parecchio per la sua atmosfera stravagante, ma di giorno permette indubbiamente di apprezzare meglio le architetture in stile Bauhaus (almeno così abbiamo letto) di cui è composto il distretto.DSC_0193DSC_0156DSC_0199 2DSC_0198

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Voi siete dei grandi camminatori? Durante quale viaggio avete letteralmente macinato chilometri a piedi?