Ricordi di un weekend a Berlino

Berlino mi è tornata in mente in questi giorni, complice una bellissima mini serie televisiva che ho divorato su Netflix intitolata Unorthodox.

Girata tra il quartiere di Williamsburg, a Brooklyn, e la capitale tedesca, si basa sulla biografia della scrittrice ebrea Deborah Feldman.

Racconta la storia di Esty, una giovane ragazza ebrea che vive in una comunità conservatrice di ebrei ortodossi a New York. Dopo un matrimonio combinato decide di ribellarsi alle soffocanti regole imposte dalla setta seguendo il suo sogno di diventare una cantante fuggendo in Europa.

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Immagine presa dal web

Non voglio raccontarvi altro perchè trovo che questo film, quasi interamente girato in lingua Yiddish, sia un piccolo capolavoro, quindi non posso che consigliarvi di guardarlo se non lo avete ancora fatto.

Ma tanto è bastato per farmi tornare in mente Berlino…

Berlino come una fenice

Sembrerà strano, ma di Berlino mi vengono subito in mente gli odori.

Come quello del caffè, che ci servivano fresco di moka nella sala comune del nostro alloggio durante un fine settimana di marzo di circa nove anni fa.

Era una pensione senza pretese gestita da Angelika, un donnone dall’eleganza teutonica, con due laghi alpini al posto degli occhi, e la sua minuta, ma energica tuttofare italiana, Agnese.

Non era lontano dal Checkpoint Charlie, il più famoso posto di blocco tra Berlino Est e Berlino Ovest, teatro di vari tentativi di fuga falliti rovinosamente o in maniera drammatica. Era comunque un varco e forse inconsciamente il mio senso di claustrofobia mi ha spinta per questo motivo a prenotare nelle sue vicinanze.

Oggi al suo posto è rimasto il Museo del Muro che ancora conserva circa duecento metri di Berliner Mauer come testimonianza storica più tutta una nutrita documentazione di filmati, fotografie e cimeli per ricostruire le vicende della Guerra Fredda.

Si rimane stupiti dal progresso urbanistico del centro di Berlino. Ci sono delle foto che mostrano come anni di conflitto abbiano paralizzato ogni tipo di sviluppo e resto senza parole di fronte a degli incredibili “prima” e “dopo”.

Potsdamer Platz, ad esempio. Dalle macerie è letteralmente risorta assumendo le sembianze dell’ampia piazza che conosciamo oggi, con una stazione moderna e nuovissimi palazzi dalle architetture audaci.

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L’odore del cibo accompagna sempre le nostre esplorazioni nelle città nel mondo, ma quello di kaiser pretzel e di curry wurstel forse si trova solo a Berlino

Esty, la protagonista delle serie di cui parlavo sopra, ovviamente cerca all’inizio solo cibo kosher, ma per noi che non abbiamo limitazioni in tal senso ne abbiamo fatto incetta, perfetti come street food.

Si trovano ovunque, passeggiando nel Mitte e lungo l’Unter den Linden, il viale dei tigli che porta dritto alla Porta di Brandeburgo, nel quartiere di Charlottesburg, dove il sabato è facile perdersi in qualche mercatino delle pulci che vende vinili e abiti usati, o ancora nelle strade dello shopping di Kurfurstendamm (o semplicemente Ku’damm).

Berlino mi fa pensare all’odore della primavera sulle sponde del fiume Sprea, quella atmosfera frizzante che sembra svegliare tutti dal torpore invernale.  Forse è anche per questo, per il periodo fortunato in cui l’abbiamo visitata, che tutta la città mi è sembrata vivace, cretiva, piena d’energia che viene trasformata in arte, arte ovunque per abbellire le strade, per cancellare il grigiore, per intrattenere.

Ho avuto nove anni per pensarci e alla fine sono giunta alla conclusione che la cosa che più mi è piaciuta di Berlino sia il suo essere schietta.

Berlino non cerca scuse, non si nasconde dietro un dito. Gli errori (e orrori) del passato vengono esposti in tutta la loro drammaticità, senza filtri, quasi a dimostrare con orgoglio al mondo la fenice che è diventata oggi.

E allora ecco il Judische Museum, il più grande museo ebraico d’Europa, o lo straordinario Monumento alla Shoah, un’intera piazza all’aperto disseminata di tanti parallelepipedi scuri di altezze diverse ma vicini, a creare una sorta di labirinto dove perdersi, dove può mancare la luce del sole e improvvisamente sentire freddo o addirittura sentirsi abbandonati perchè è fortissimo il senso di smarrimento che quest’opera infonde.

Ma fuori, panta rei: una sposa truccata come Cindy Lauper a scegliere questo surreale sfondo per le foto in posa o un bambino che salta di cubo in cubo godendo a pieno della libertà di cui dispone oggi.

Berlino è il vecchio e il nuovo che vanno a braccetto, come le coppie di soldati americani e sovietici che ogni tanto si incontrano in centro anche a bordo delle Trabi, a fermare i passanti per una foto ricordo e quando non ne adescano se ne vanno in giro come due bambini che hanno appena fatto pace dopo un battibecco.

Voi siete stati a Berlino? Che ricordo vi ha lasciato?

E quale serie tv state vedendo che mi consigliate?