Gite Fuori Roma: Visita Al Museo Storico Piana Delle Orme

Quest’estate a luglio siamo tornati sulla Riviera di Ulisse. Dopo San Felice Circeo, quest’anno abbiamo affittato una casa nella splendida Terracina, città che ci ha conquistato per il suo mare, la sua storia e il suo cibo. Ma le giornate uggiose capitano anche d’estate, e quando non è possibile andare in spiaggia bisogna inventarsi qualcosa, specialmente quando si hanno dei bambini. E allora, ecco un suggerimento per riempire la giornata in modo originale e, in un certo senso, istruttivo. Una visita a un museo, ma non uno qualsiasi. Andiamo al Museo Storico Piana delle Orme.

Che cos’è il Museo Storico Piana delle Orme?

Il Museo Storico Piana delle Orme è un parco tematico che prende il nome dall’omonima azienda agrituristica in località Borgo Faiti, in provincia di Latina, a circa mezz’ora da Terracina e un’ora e mezza da Roma.

E’ un museo completamente dedicato al Novecento e racconta attraverso documenti, reperti e ricordi oltre cinquant’anni di storia e costume italiani. Il Museo nasce da una collezione privata, quella di Mariano De Pasquale, un imprenditore della zona che negli anni collezionò oggetti di ogni tipo, dai macchinari agli utensili agricoli, dai giocattoli ai residuati bellici.

I padiglioni sparpagliati su una superficie di oltre 30.000 mq di esposizione, in mezzo a tanti animali, ospitano ricostruzioni con la tecnica dei diorami permettendo al visitatore una totale immersione nella scenografia senza sentirsi escluso ma, al contrario, divenendone una parte integrante.

La visita si sviluppa in due percorsi tematici: quello Agricolo e quello Bellico.

Visita al Museo Piana delle Orme: il Percorso Agricolo

Il percorso agricolo racconta come vivevano i contadini della zona agli inizi del secolo scorso, con esempi di abitazioni, indumenti, utensili e mezzi quali carretti e aratri. Ho trovato particolarmente interessante la storia della Bonifica dell’Agro Pontino, le vicende che hanno portato a questa necessità fino alla nascita dell’ONC (Opera Nazionale Combattenti) nel 1933, curiosare tra le foto e i documenti delle persone che, in cerca di un futuro migliore, dal nord Italia scesero in Littoria (l’odierna Latina) dando vita ai numerosi “borghi”, centri rurali nati con lo scopo di servire l’appoderamento dei terreni divenuti salubri dopo la bonifica. Molti presero nomi altisonanti in memoria di battaglie o luoghi famosi della Prima Guerra Mondiale, come Borgo Hermada o lo stesso Borgo Faiti.

Nel Museo sono ancora perfettamente conservate le macchine che vennero utilizzate per la bonifica, le idrovore che vennero poste lungo i canali chiave di drenaggio e, su pannelli bilingue, viene spiegato l’avventuroso recupero di una di queste, strategicamente rubata dai tedeschi per allagare la piana, idrovora che venne in seguito ritrovata al confine con l’Austria.

Visita al Museo Piana delle Orme: il Percorso Bellico

Il percorso Bellico descrive alcuni momenti salienti della Seconda Guerra Mondiale, dalla Battaglia di el Alamein a Messina e Salerno fino allo Sbarco di Anzio e la Battaglia di Cassino. Sono stati da poco allestiti due padiglioni a tema Deportazione e Internamenti, particolarmente toccanti, dove si racconta con l’aiuto di fotografie, soprattutto ritratti, come non solo gli ebrei siano stati barbaramente coinvolti nella macchina dell’odio e della discriminazione, ma anche persone di diverse etnie, di diverso credo religioso, di diverso orientamento sessuale.

Ho trovato interessante l’uso civile dei residuati bellici, in particolare la trasformazione di alcuni mezzi di guerra, il recupero in mare di Skipper, un Caccia americano, e i carri armati più famosi visti in film come La Vita è Bella o Malena.

Affascinante il recupero e il restauro dopo 58 anni in mare di uno Sherman DD al largo del Golfo di Salerno, oggi punta di diamante dell’intera collezione.

Lo Sherman DD era un anfibio che per un incidente durante lo sbarco nell’ottobre del 1943, subì danni al sistema di galleggiamento e affondò provocando la morte del pilota, Walter Kumecki, seppellito nel Cimitero Americano di Nettuno. Nel 2002, dopo la fallita operazione di recupero da parte della Marina Militare Americana, il carro armato viene tirato fuori dagli abissi su iniziativa di Mariano De Pasquale, il proprietario di Piana delle Orme, che finanzia l’operazione e il delicato e lungo restauro.

Del modello recuperato erano stati prodotti, tra il 1943 e il 1944, pochi esemplari. Oggi al mondo ne risultano solo altri due, uno in Inghilterra e l’altro in Francia. Grazie all’Associazione Culturale AR.CO., al Museo Storico Piana delle Orme e al The Tank Museum di Bovington che hanno sostituito con ricambi originali parti del motore, lo Sherman DD è stato completamente riparato e oggi il mezzo, caso unico tra i tre sopravvissuti, funziona di nuovo al 100%.

Visita al Museo Piana delle Orme: il Padiglione del Giocattolo

Considero questa parte dell’esposizione come una specie di outsider, un ricchissimo padiglione in cui verrete presi dalla nostalgia più nera ma che vi strapperà anche un sorriso.

Qui c’è letteralmente la storia del giocattolo italiano, giochi che sicuramente vi sarà capitato di vedere in casa dei vostri nonni o che, magari, avevate proprio voi. Dai primi giochi semplici che si facevano in strada fatti di latta o di pezza, per poi passare a quelli di legno e infine a quelli di plastica, a seconda di come cambiano le facoltà economiche, il grado di istruzione, le mode.

In questo padiglione troverete davvero la storia degli italiani che sono diventati grandi usando la fantasia e i pochi mezzi che avevano a disposizione. Mi era già capitato a Copenaghen di interessarmi alla storia del giocattolo parlando dei Lego e dell’altro marchio danese qui da noi meno conosciuto, la BR, ma qui si parla di giocattolo italiano e di come poi le contaminazioni siano arrivate dal resto del mondo, in particolare dall’America dopo il ’45. Ho trovato bellissimo vedere come cambiano negli anni le dimensioni dei giochi, i materiali, i modelli, ad esempio, di macchine, di aerei, di camion, ma da femminuccia imperitura che ancora ha gli occhi a cuore quando vede le case delle bambole, sono rimasta incantata di fronte a una donazione che è stata fatta al museo da un privato: una casa di bambole di fine ‘800, perfetta in ogni dettaglio, con i mobili tutti al loro giusto posto, con i personaggi in abiti eleganti (ma che forse per quell’epoca erano considerati “da giorno”) che immagini quasi animarsi per quei tre piani di stupefacente bellezza. E poi le bambole di porcellana, alcune ancora con gli abiti di pizzo e il cappellino, e poi le figurine, i robot, i giochi di società, i puzzle.

Visitare il Museo Storico Piana delle Orme per me è stato come entrare in una grande macchina del tempo e consiglio questa esperienza a tutti, soprattutto alle scuole.

Voi lo conoscete? Ci siete mai stati?

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Vivo a Roma, sono farmacista e ho 41 anni. Mamma, tre gatti per coinquilini, tante, forse troppe passioni. In viaggio con Vale dal 2004, mi piace pensare che si possa viaggiare anche solo con un buon libro, un film, una canzone. Il blog nasce per il piacere di scrivere, immortalare e condividere le nostre esperienze di viaggio in giro per l'Italia e nel mondo. Sono una blogger atipica, molto poco social e non mi piace apparire in foto. Sogno il Sud America, ma poi con il cuore torno sempre a Parigi.

5 pensieri riguardo “Gite Fuori Roma: Visita Al Museo Storico Piana Delle Orme

  1. mio padre era di Latina e la sua famiglia si era trasferita lì proprio dal Veneto. io torno da quelle parti almeno un paio di volte all’anno, ma non ero mai stata nel museo (me ne aveva parlato mia zia però). tengo presente la gita per una delle prossime incursioni (forse già per l’immacolata), grazie!

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  2. Su “femminuccia imperitura” ho capito che questa visita ti ha proprio catturata, pensa quale effetto potrebbe avere su di me! 😀 Che luogo incredibile! Questo museo inquadra storia, geografia, antropologia, etnologia, storia civile militare, in una parola: memoria! Una memoria anche nostra (nostra nel senso della nostra classe), che conserviamo nel nostro DNA, ma che non sappiamo di avere. E visite del genere fanno da potenziali interruttori, quando si accendono diventano pericolosi, ne vuoi sapere di più, ancora e ancora, come se dovessi recuperare quella parte di storia italiana che conosci, sai che è esistita, ma non hai vissuto in prima persona perché “non c’eri”. Scusa le farneticazioni… questo tipo di musei mi fanno volare proprio via 😉 Lo Sherman fu recuperato nelle acque di Paestum, teatro dello sbarco durante l’Operazione Avalanche, come hai detto tu è l’unico carro ancora funzionante in Europa. Che bello Alessia ritrovarti con questo articolo! ❤

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    1. Orsa, non ci crederai, ma ti ho pensata tutto il tempo, a quanto ti sarebbe piaciuta questa visita. Piana delle Orme è un posto incredibile, dove tutto è ricostruito con cura e, cosa fondamentale, senza tentativi di schieramento, il racconto si snoda in maniera lucida e imparziale, come solo le migliori cronache sanno fare. Ed è proprio come dici tu, è la nostra storia, quella che riguarda tutti, è ricordo e memoria ed è per questo che io la consiglierei a tutti ma soprattutto alle scolaresche, perché spesso questa parte di storia viene omessa dai programmi o viene trattata in maniera frettolosa, non approfondita.
      Un abbraccio Orsa, grazie 💓

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