Provenza On The Road: Grasse e il Museo Internazionale della Profumeria

La prima tappa del nostro on the road provenzale, dopo avere trascorso una notte a Genova, è Grasse, città nel sud della Francia famosa nel mondo per la produzione del profumo. Troviamo parcheggio in un garage a pagamento e a piedi ci inoltriamo nel centro storico della cittadina. I vicoli di Grasse sono un sali e scendi di botteghe di saponi e profumi artigianali, di antiquari e di bistrot turistici. Le stradine sono protette dall’alto da ombrellini colorati che danno un bell’impatto visivo e contemporaneamente danno riparo dal forte sole o dalla pioggia (nel nostro caso).

Il Museo Internazionale della Profumeria sembra un casolare tipico provenzale, dalla facciata semplice color giallo pastello, e se non fosse per la scritta dipinta fuori potrebbe quasi passare inosservato in mezzo al traffico e alla folla di turisti.

Museo Internazionale della Profumeria di Grasse: di cosa si tratta e un po’ di storia

Il Museo Internazionale della Profumeria è un interessantissimo viaggio tra le fragranze e racconta storia, cultura, costumi della società moderna. Non poteva che trovarsi qui, in Francia e in modo particolare a Grasse, dove nacque la profumeria contemporanea, quella cioè a base di sostanze chimiche, all’inizio del XX secolo grazie a François Coty e a Coco Chanel.

Il museo nasce nel 1918 come collezione privata, ma comincia a evolversi solo negli anni ’30 con una serie di donazioni importanti da parte di appassionati di storia dell’arte, filantropi, antropologi. Tra i massimi promotori per la sua creazione e sviluppo troviamo il figlio del Presidente della Repubblica, François Carnot, che insieme agli storici profumieri di Parigi, Piver e Pinaud, volle a tutti i costi questo museo proprio a Grasse, cuore pulsante della profumeria moderna, che da sempre si è distinta nel campo per la raccolta delle materie prime e per aver affinato le tecniche di produzione nel corso degli anni. Il museo entra di diritto nel circuito dei “Musée de France” nel 1989 e viene ristrutturato e ampliato nel 2006 coprendo ben 3500 ettari interamente dedicati al profumo in tutto il mondo, dalla sua storia, alle origini, dalle tecniche di produzione fino al design e alla comunicazione.

Storia del profumo in breve

L’utilizzo del profumo risale al 7000 a.C. quando vennero ritrovati vasi contenitori in Medio Oriente. Il profumo era destinato esclusivamente alle famiglie nobili e come strumento purificatore soprattutto sotto forma di fumenti nei riti religiosi.

Nell’antico Egitto sicuramente si conoscevano già tecniche come la macerazione per estrarre resine e paste profumate, ma non la distillazione, arrivata molto più tardi con lo sviluppo della chimica organica e l’apparire nei laboratori dei primi alambicchi.

Tutto cambia grazie alla Scuola Salernitana che scopre l’alcool nel XV secolo. Dapprima usato solo in campo medico, successivamente, grazie anche alla traduzione di trattati arabi, in ambito culinario e profumiero. Nascono le prime fragranze alcoliche, soprattutto nel XIX e XX secolo, quando la scoperta delle aldeidi rivoluziona il mercato. Le materie prime non devono più essere raccolte a mano dall’alba al tramonto, i processi di sintesi fanno sì che si possa produrre non più a livello artigianale, ma industriale e su più larga scala, favorendo dei prezzi via via più concorrenziali.

Il profumo diventa simbolo di moda, emancipazione, seduzione, erotismo. Le maison storiche parigine sgomitano per allargare il loro ventaglio di compratori, non più settoriale, elitario e da privilegiati, ma sognano una democratizzazione del prodotto per poter far spendere anche le fasce meno facoltose. Si cominciano a usare volti famosi per le campagne pubblicitarie rubati al grande schermo o alle passerelle e persino il contenitore può diventare oggetto del desiderio, una scultura anche in versione miniaturizzata che di fatto può fare gola a molti collezionisti.

Museo Internazionale della Profumeria: cosa mi è piaciuto

Difficile, casomai, raccontare cosa non mi sia piaciuto. Ho trovato interessante la satira legata alla figura del profumiere, rappresentato nelle stampe umoristiche del 1600 come un uomo con la teiera sbuffante in testa e il corpo rivestito di polveri, saponi, pastiglie, quasi un venditore invadente a metà tra ciarlatano e santone.

Bellissimi i cimeli delle epoche passate, dai porta profumi a ciondolo in elegante vetro cesellato a mano, ai cofanetti per conservare la cipria, altro ingrediente che per secoli ha rappresentato l’unica forma di igiene per le classi abbienti, convinti come erano i medici dell’epoca, che potesse aiutare ad assorbire gli umori del corpo. Punta di diamante della collezione, il beauty case da viaggio di Maria Antonietta, un prodigio di ampolle, tazzine, saliere e pentolini che non puoi fare a meno di immaginare usate dalla regina durante i suoi spostamenti in carrozza o nei suoi picnic.

Il padiglione legato alla pubblicità e alla comunicazione riflette più di ogni altro lo specchio della cultura e del costume, ma a me è soprattutto piaciuto il cambiamento d’immagine della donna. Dalle linee più rotonde e generose dell’epoca classica fino ad arrivare alla bellezza androgina dei ruggenti anni ’20, quando i capelli si portano corti e l’amore per tutto ciò che sia Oriente promuove l’uso di fragranze calde, decadenti e barocche. A cavallo delle due guerre arriva una certa Coco Chanel a immaginare una moda pratica fatta anche di pantaloni, con linee pulite e razionali e dà vita a una profumo che per molti è IL profumo, Chanel numero 5, con la sua iconica bottiglia squadrata ispirata alle fiaschette maschili da viaggio.

Di contro la sua “rivale” Elsa Schiaparelli inventa il rosa shocking, quasi uno schiaffo in faccia alla povertà, alla miseria, un colore sfacciato, puro, che invita a pensare positivo e il suo relativo profumo, Perfume Shocking, fa immaginare viaggi in posti esotici e lontani, mescolando moda e cultura pop forse per la prima volta. Arrivano le pin-up negli anni’50, fisici prorompenti e chiome biondissime alla Marilyn, e poi le minigonne di Mary Quant cambiano di nuovo tutto, fino agli anni’80, quando il tessuto predominante sulle passerelle è il lycra e i colori fluo sono protagonisti nella moda insieme a una immagine di donna attenta al fisico e alla linea. Il legame tra moda e profumo diventa un sodalizio indissolubile e con esso lo specchio di una società che cerca di stare al passo…

Ho trovato inoltre interessantissimo il negozio all’interno del museo, una ricca esposizione di profumi e saponi artigianali davvero per tutte le tasche, oltre a una serie originale di calamite, candele aromatiche e poster di pubblicità o fiere del secolo scorso a tema profumo. Inutile dire che là dentro ci ho perso mezza giornata…

Se volete fare una immersione nel mondo del profumo vi consigliamo una tappa in questo museo che ho trovato nel suo genere unico e particolare.

Ci siete mai stati? E qual è il vostro profumo preferito, se ne avete uno?

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Vivo a Roma, sono farmacista, ho 43 anni. Due figli, tre gatti, tante passioni. In viaggio con Vale dal 2004, mi piace pensare che si possa viaggiare anche solo con un buon libro, un film, una canzone. Il blog nasce per il piacere di scrivere, immortalare e condividere le nostre esperienze di viaggio in giro per l'Italia e nel mondo. Sono una blogger atipica, molto poco social e non mi piace apparire in foto. Sogno il Sud America, ma poi con il cuore torno sempre a Parigi.

8 pensieri riguardo “Provenza On The Road: Grasse e il Museo Internazionale della Profumeria

  1. Me lo immaginavo tutto ampolle, alambicchi e boccette misteriose con la promessa di un contenuto seducente, e invece che belli anche i manifesti di inizio secolo! Io sono ancora senza parole per la bottiglia del profumo marca “piccola mosca” di qualche anno fa: è a forma di spray per i vetri hahahah ottimo per casalinghe disperate 😀 Io saranno almeno 25 anni che uso lo stesso profumo, è proprio il caso di dire che è un’alchimia di pelle, gli altri dicono che mi sta bene e che indovinano quando sto per arrivare o quando invece sono appena andata via da un posto.
    Che bella la scritta “Stazione climatica”… sa di buono 😉 E profumano di bei viaggi anche i tuoi post, Alessia! Bentornata 🙂

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    1. “Stazione Climatica” sa proprio di villeggiatura, di vacanze lunghe e salubri, sì, è piaciuta tanto anche a me come definizione❤️E poi ho un debole per le stampe d’epoca, ho portato a casa due poster che ancora devo trovare il tempo di appendere che rappresentano pubblicità di ciprie e saponi dei primi del ‘900. Mi fa tanto piacere sentirti Dani! 😍 Spero di cuore che sia tutto ok . Ti abbraccio forte😘

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  2. Un excursus storico sul profumo molto interessante. Ho appreso del prezioso contributo della Scuola Salernitana di recente in occasione della visita della città campana. Molto interessanti trovo le pubblicità dell’epoca. Certo, avrebbero potuto citare un’essenza preziosa per la produzione dei profumi. Un’essenza che porta il nostro tricolore. Una delle griffe che hai citato ha scelto da tempo il bergamotto di Calabria quale elemento imprescindibile della propria profumeria. Ciao Alessia, felice di leggerti

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    1. Figuriamoci se i francesi vanno a citare gli italiani per qualche primato ;P Persino per la storia di Elsa Schiaparelli è appena accennato il fatto che fosse solo naturalizzata francese, ma italiana al 100%. E’ stata davvero una bella esperienza… Grazie Fausto, buon fine settimana! 🙂

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  3. Ho visitato questo museo tantissimi anni fa durante un viaggio con i miei genitori. Sono passati secoli ma ricordo ancora i profumi inebrianti che ci hanno accompagnati in quei giorni, visto che nel viaggio avevamo incluso visite anche alla profumeria Molinard e Fragonard.
    Il mio profumo preferito? Il The Noir di Le Labo che tra l’altro è stato creato proprio a Grasse!

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    1. In effetti la visita a quelle due note case profumiere era prevista con un biglietto speciale, ma non ho voluto calcare troppo la mano con la pazienza dei maschietti di casa…Ahahahah! Non conosco il tuo profumo, mi hai incuriosito… ora lo cerco… Grazie Silvia, un abbraccio!

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