Basilicata: tre giorni a Matera a Natale

L’urto della gomma della macchina sul marciapiede mi sveglia bruscamente e per un attimo mi domando dove mi trovo. L’ultima cosa che ricordo è una scrofa che ci ha attraversato in autostrada. Se ne stava tranquilla a pascolare vicino il new jersey, ha trotterellato fino a infilarsi con straordinaria grazia sotto il guard rail e poi è sparita tra i campi. Una botta di adrenalina improvvisa e brusca come la frenata di Vale e poi il nulla, mi sono addormentata quasi subito fino ad arrivare a destinazione.

Mi avevano detto che le strade per arrivare a Matera non erano un granché, ma mai mi sarei aspettata degli animali da fattoria in carreggiata…

L’appartamento Airbnb è proprio sotto il Castello di Matera (ma perché c’è un castello a Matera?!), al secondo piano di un condominio con il portone che non chiude bene. Per il check in hanno mandato un signore alto e serio, di poche parole. Ci invita a non toccare la caldaia in cucina perché “tutti quelli che passano lo fanno”, ci mostra una montagna di merendine sul tavolo per una colazione veloce “non si dovrebbe fare ma noi lo facciamo”, quindi ci fa scegliere una tra le tre stanze da letto a nostra disposizione. Scegliamo l’ultima in fondo al corridoio nonostante una vecchia carrozzina in un angolo, di quelle antiche, in ferro, con le gomme bianche giganti, usata a mò di porta salviette. Dormire con la carrozzina di bimbo morto mi fa troppa impressione, così non appena il tizio scorbutico se ne va, la frullo nella stanza a fianco.

È buio pesto quando usciamo e fa un freddo cane. Da qui siamo a due passi da Piazzetta Pascoli, una delle terrazze panoramiche più belle sul Sasso Caveoso a quest’ora illuminato come fosse un presepe.

Alle nostre spalle il sontuoso Palazzo Lanfranchi che ospita il Museo d’Arte Medievale e Moderna della Basilicata. Ha un orologio luminoso sulla cima e sembra far pendant con la via dello struscio che si allunga davanti a sé, Via Ridola, addobbata per Natale. Sembra un pezzo di Lecce: la pietra chiara degli edifici, il barocco delle chiese e questo dialetto con calate inequivocabilmente pugliesi traggono in inganno. Hanno allestito dei mercatini di Natale nella piazzetta vicino il Corso, acquistiamo dei tradizionali fischietti fatti a mano o cuccù (venivano usati per corteggiare le ragazze e più il fischietto era grande, più alto sarà stato il ceto di appartenza del futuro sposo) e proseguiamo per il Quartiere Piano. C’è tantissima gente, una bella atmosfera serena e sulla piazza del Palombaro Grande stanno allestendo il palco per il concerto di Capodanno che verrà trasmesso dalla Rai. Andiamo a mangiare in un ristorantino in vicolo San Biagio dalla vista mozzafiato sul Sasso Barisano. Un fuoco scoppiettante, un bicchiere di Aglianico e i sapori robusti e genuini della cucina lucana sono l’ideale per scaldarsi in una notte come questa.

 

Il giorno dopo esploriamo il Sasso Caveoso scendendo per Via Buozzi. La strada lastricata è scivolosa a quest’ora del mattino e bisogna fare attenzione per non cadere, tuttavia la doverosa calma nello scendere ci permette di indugiare un po’ di più sulla bellezza di alcune geometrie e di certi localini che sono stati ricavati nei Sassi. Ci fermiamo per una colazione in un forno che fa tutte specialità locali come il pane di Matera, il pan dolce, il calzone materano e il rustico ripieno di cotto e formaggio. C’è un gattino bianco e grigio che entra e rimane sulla soglia per riscaldarsi un po’ con il tepore del forno e ci dicono che è come fosse loro, anche se in realtà proviene dalla bottega a fianco che vende prodotti lucani come il vino e il peperone crusco.

 

Rifocillati oltrepassiamo il Monterrone e ci ritroviamo su una terrazza a strapiombo sul Parco delle Murge Materane dalla vista incantevole e il vento tagliente. Proseguiamo per Vicolungo e paghiamo il biglietto per la Casa Grotta, un museo che aiuta a capire come era la vita nei Sassi non troppi anni fa. Ci fanno prima entrare in una Neviera, un locale dove veniva raccolta la neve e fatta congelare stratificata con la paglia per evitare blocchetti troppo grandi e inutilizzabili, neve che poi veniva usata come frigorifero naturale, poi ci fanno spostare in un altro ambiente, dove ci fanno vedere un filmato che ripercorre la millenaria storia di Matera, abitata nelle murge dal Paleolitico, cioè 8000 anni fa! Finalmente arriva il momento di entrare nella casa grotta, un piccolo ambiente dove trovano posto un letto matrimoniale alto con un culla ai suoi piedi, una piccola cucina, la ricostruzione di una stalla e qualche attrezzo agricolo appeso alle pareti. Quella casa è stata una vera e propria abitazione fino al 1956 (e io che pensavo si stesse parlando di epoche molto più remote) per una famiglia di 7 persone più galline (fatte dormire stipate sotto il letto per apportare calore), maiali, muli, cavalli, cani. Non c’era acqua corrente, non c’era rete fognaria, le malattie regnavano sovrane e il cibo scarseggiava.  La mortalità infantile toccava il 44% nella sola Matera durante gli anni’50, contro l’11% del resto del Paese, finchè la riforma de Gasperi non impose lo sgombero immediato nella parte nuova della città ponendo fine a questa “Vergogna Italiana”. Tutte le visite a Matera dovrebbero cominciare dalle Case Grotta per provare ad afferrare, non dico comprendere, la complessità di questa città particolare. Uscendo proseguiamo per San Pietro Caveoso, una meravigliosa chiesa medievale a strapiombo sull’abisso delle murge da un lato e dall’altro il Monterrone con la chiesa rupestre di Santa Maria de Idris.

 

Ci fermiamo a mangiare un boccone in un bar, quindi proseguiamo inerpicandoci per la Civita, la parte più alta e più antica che quasi divide a metà i due Sassi. E’ la zona più recentemente restaurata di Matera, dove trovano posto una infinità di pensioni eleganti, alcune con la spa, locali alla moda e deliziosi laboratori artigianali. Arriviamo su in cima a visitare lo splendido Duomo, quindi stanchi riscendiamo verso casa.

 

Sabato visitiamo il Sasso Barisano proseguendo da San Pietro Caveoso lungo il corso che si snoda sul suggestivo canyon delle Murge diventando la storica via di Santa Maria delle Virtù. C’è una mostra di Dalì completamente auto finanziata in programma fino a novembre prossimo e tutto il centro storico è disseminato di sculture che riprendono alcuni soggetti cari al celebre artista spagnolo, quindi elefanti dalle zampe sottili, orologi liquidi e pianoforti con gambe da ballerina di can can. Saliamo fino alla Chiesa di Sant’Agostino che al suo interno contiene la storica chiesa rupestre di San Giuliano, quindi gironzoliamo per questo Sasso che mi ricorda non solo qualcha cittadina pugliese come Ostuni o Lecce, ma anche Gaeta. La cura dei dettagli di certe abitazioni, di certi terrazzini adorni di fiori, piante e addobbi natalizi fa quasi a pugni con la miseria e la sporcizia e il degrado che dovevano avere dimora fissa tra queste viuzze, sembra quasi di parlare di una altra città. Ci raggiungono due amiche dalla vicina Ruvo di Puglia e andiamo a mangiare in uno dei ristoranti che hanno partecipato alla nota trasmissione televisiva di Alessandro Borghese 4 Ristoranti. Mangiamo e beviamo divinamente bene, anche se la proprietaria se la tira un po’, quindi continuiamo la nostra esplorazione del Sasso Barisano. Salutiamo le nostre amiche e ce ne torniamo a casa a riscaldarci un po’ e a rifare le valige. Domani torneremo a Roma e ancora mi sfugge come siano volati questi tre magnifici giorni…