Capri: tre giorni sull’isola dei colori

Il treno delle 10:35 per Napoli Centrale è in partenza dal binario 10.

In viaggio verso Capri, la voce dall’altoparlante mi desta dal mio torpore da attesa che mi ha fatto restare imbambolata chissà quanto a guardare “gli Angeli di Victoria” sfilare da una tv in un punto vendita lì vicino (Ma come faranno a entrare in quegli slippini? Anch’io vorrei indossare una di quelle ali scenografiche!)

I viaggi in treno sono speciali.

Sono un condensato di umanità in pochi metri quadrati.

La madre di famiglia che srotola la carta di alluminio per dare a uno dei figli un panino con la frittata per colazione. Il militare in divisa con la faccia da bambino che incrocia il tuo sguardo per chiacchierare un minuto perché in fondo si sente un po’ solo. Le telefonate in Dolby Sorround per dire a più amici possibili che stai andando in vacanza.

Il treno, più di qualsiasi altro mezzo di trasporto, conserva quel fascino antico del Viaggio, con la maiuscola, quelle partenze struggenti da lacrime sulla banchina a restare a guardare l’orizzonte finché l’ultimo vagone non è sparito.

Quelle partenze della speranza, quando si caricava la valigia legata con lo spago e via verso una nuova vita.

Quelle partenze bestiali della villeggiatura al mare per tre mesi, con la famiglia numerosa, il baccano, i fagotti al posto dei bagagli.

A Napoli dividiamo il taxi fino al Molo Beverello con altre due signore in partenza per Ischia. L’autista ha gli occhi buoni e furbi e guida come un assassino, andandosi a infilare nei pertugi più impensati tra macchine e autobus e pedoni. Si accorge della mia espressione spaventata sbirciando dallo specchietto retrovisore e, prendendomi un po’ in giro, cominciamo a parlare del più e del meno delle rispettive città, criticando il traffico, il modo aggressivo di guidare, i lavori interminabili per la costruzione delle metropolitane, ma sotto sotto con l’orgoglio di chi, della propria città, alla fine non cambierebbe un bel niente.

Al Molo le nostre strade con le due signore si dividono. Ci mettiamo in coda per attendere l’arrivo dell’aliscafo che in un’oretta ci porterà a Capri.

È la nostra prima volta a bordo di aggeggi simili e sinceramente non mi aspettavo di sentire così tanto il mare grosso.
A bordo qualcuno si sente male e posso dire che è stato un viaggio curioso perché a un certo punto si mescolavano tra loro i versi da conato della povera guida turistica, le urla del barista che, come al cinema, passava tra i sedili a proporre “vino tinto, cerveza, proseccooo” e Despacito a loop da una radio.

Appena sbarcati a Capri ho avuto un deja-vu. Mi è sembrato di essere sul set di qualche film tipo Il Talento di Mr. Ripley, una di quelle pellicole ambientate negli anni ’50-’60 che rappresentavano la Dolce Vita.
Sarà l’architettura dei palazzi del porto, saranno i gozzi in stile, con il legno tutto bello lucidato e i cuscini bianchi all’interno, saranno gli equipaggi degli yacht qui intorno con il loro aspetto sano di abbronzatura e benessere che scendono per andare a comprare il pranzo.

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Chiamiamo la reception dell’albergo per farci venire a prendere. L’alloggio si chiama Il Girasole, ed è un hotel ad Anacapri con servizio transfer gratuito. Ci danno appuntamento al molo 22, ma mentre cerchiamo sotto il sole qualcosa da mangiare, incrociamo la navetta con il logo dell’albergo. Scende da questo furgoncino blu mezzo sgarrupato un tipo sui 40. Ha il pizzetto e i jeans tenuti su da un paio di bretelle, si chiama Mimmo. Gli chiediamo se può darci un passaggio, ma lui sembra davvero mortificato nello spiegarci che la navetta è già tutta prenotata, e che tornerà tra un’oretta al massimo a prenderci. Nel frattempo si allontana trafelato, entra e esce da non si sa dove con una busta gonfia di mozzarelle fresche e a quel punto gli chiediamo dove poter mangiare qualcosa di buono. Lui senza pensarci troppo ci manda alla Salumeria da Aldo. I suoi panini con la caprese sono famosi nell’isola, “Spe-cIa-li!”.

Il furgoncino riparte in mezzo a un marasma di turisti, traghetti, navette, tintinnii di campanelle porta fortuna e odore di frittura di pesce e nafta.

La salumeria è un buchetto con affaccio sul mare, zeppo di clienti e merce. Al banco degli affettati i commessi non fanno che farcire panini, finché arriva il nostro turno. Ci mettiamo a mangiare in piedi, all’ombra, con tutte le valige tanto è feroce la fame, noncuranti della gente e dell’aggressività dei gabbiani. I panini con la caprese hanno la fama che si meritano. Ci credete che mi è sembrato di mangiarla per la prima volta?

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Finalmente arriva l’ora del passaggio e, come promesso, torna Mimmo a prenderci in compagnia di una famiglia di quattro persone. Vengono da Napoli, hanno due figli piccoli che si stanno strafogando di crostini San Carlo per evitare il mal d’auto.

Direi che le stradine di Capri non sono l’ideale per chi soffre di cinetosi. Non sono l’ideale manco per chi soffre di vertigini, in realtà, né per chi non ha un certo occhio col volante. Un viaggio per le strade di Capri è un’avventura, una di quelle in cui non sai se tornerai vivo per poterlo raccontare ai tuoi figli😂

La nostra navetta, però, ha grinta da vendere, e grazie alla sua compattezza riesce a infilarsi in qualsiasi viuzza e a vincere a mani basse quei duelli telaio contro telaio con qualche arrogante bus in una strettoia come ce ne sono tante.

Arriviamo miracolosamente illesi e mentre aspettiamo che vengano scaricati i bagagli diamo un’occhiata qui intorno.

Il Girasole è una bella casa immersa nella campagna di Anacapri, tra coltivazioni di uva, carciofi e pomodori. Le stanze hanno quasi tutte la vista sul mare, così come la piscina, sul livello più alto della struttura, e la sala colazione. La stanza è piccola, ma l’aria condizionata funziona bene e il bagno è spazioso. Ma stiamo poco, il tempo di una doccia veloce e siamo già in piscina a rinfrescarci con un bel bagno.

 

 

La sera prendiamo la navetta che da Anacapri ci porterà a Capri centro, in prossimità della zona pedonale. I biglietti per la navetta conviene comprarli nelle biglietterie al costo di 2€ la corsa ma, se chiuse, si possono acquistare a bordo dei bus con un sovrapprezzo di 0,50€.

Capri a quest’ora è un incanto. Sono tutti tornati dal mare, in giro non c’è ancora nessuno.

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Il golfo dall’alto si colora di una luce tenue, rosa pastello, mentre languide si accendono le prime luci a disegnare il profilo delle montagne e delle barche in mezzo al mare. Andiamo a mangiare in un ristorante che offre questa stessa vista mozzafiato, si chiama Panorama. Un bicchiere di prosecco ghiacciato, pesce freschissimo e un servizio attento, cordiale e mai invadente.

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Comincio a pensare che questa isola sia magica. Ha un allure particolare, un’atmosfera rilassante che invita a pensare solo a cose belle. Se fossi una di quelle patite di filosofia orientale direi che è un’isola dalle vibrazioni positive, se capite cosa intendo dire.
Facciamo una passeggiata tra i vicoli stretti e bui del centro storico passando per Piazza Umberto I con la sua Torre dell’Orologio, dall’aspetto tarchiato, e la candida Chiesa di Santo Stefano.

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Scultura in Piazzetta

Sinceramente mi sfugge la fama della Piazzetta. I bar qui intorno non sono neanche bellissimi, eppure i posti all’aperto sono presi d’assalto da donne con naso e tette di dubbia provenienza e i loro rispettivi bancomat umani al loro fianco.
Però questa luce timida, riservata fa risplendere Capri sotto una nuova veste. Mi fa venire in mente una donna fragile che si ritira in maniera discreta e senza troppo chiasso…

Il giorno seguente, dopo una colazione piacevolissima, piena di cose buone e con una vista sull’isola di Ischia meravigliosa, prenotiamo una gita in gozzo solo per noi due tramite albergo.

Il tour comincerà alle 13 dal molo 20, abbiamo tutto il tempo per scendere a Marina Grande con il bus e farci un giro.

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Compriamo il pranzo all’ormai fida Salumeria da Aldo, acquistiamo qualche souvenir per amici e parenti finché Vittorio, il nostro capitano, caprese doc da tre generazioni, non ci viene a prendere.
Si presenta in maniera calorosa dandoci una stretta di mano poderosa, come piace a me, e dal primo momento ci prende sotto la sua ala protettrice, preoccupandosi di renderci la crociera confortevole, ma allo stesso tempo di riuscire a farci vedere tutto il possibile delle bellezze di Capri dal mare, raccontandoci miti, leggende e un po’ di gossip, che qui a Capri ci sta tutto.

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Uè Vittò!

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Per entrare alla Grotta Azzurra ci vorrà almeno un’ora. Noi non abbiamo tutto questo tempo da perdere, così preferiamo proseguire. Vittorio ci spiega che questa è solo un’attrazione turistica, per quanto bellissima, ma che di grotte a Capri ce ne sono tante altre e forse anche più affascinanti.

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Navighiamo sotto costa, quasi sfiorando queste pareti di roccia calcarea bianche e verdi per la macchia mediterranea che qua e là è riuscita a crescere e a creare dei varchi.

La prima grotta che vediamo è quella detta “Degli Innamorati”. C’è un grande cuore perfettamente scolpito nella roccia in un mare di riverberi blu e verdi.

Vittorio ci racconta che molti ragazzi sull’isola hanno scelto questo luogo per la promessa d’amore alla loro bella e io quando sento storie come questa non posso che sospirare pensando a quanto debba essere romantico.

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Arriviamo alla Grotta Verde, dove un gruppo di fortunati bagnanti sta nuotando da una parte all’altra della cavità attraverso un tunnel naturalmente scolpito nella roccia. Se vogliamo fare il bagno lì Vittorio è già pronto con la sua ancora, ma c’è troppa ressa, preferiamo proseguire.

DSC_0629DSC_0633DSC_0631Passiamo per pareti dalle incredibili concrezioni di roccia forgiate negli anni dalla forza del vento e del mare. Notiamo caverne naturali nere nere in cima alla scogliera, rese ancora più misteriose da gruppi di stalattiti appuntite. Sono presidiate da gabbiani che volteggiano in tondo, lenti, meticolosi, come temibili sentinelle che sembrano far da guardia a qualcosa di mostruoso che potrebbe uscire da un momento all’altro. Vediamo fragili archi naturali che sembrano doversi staccare dalla roccia all’improvviso per andare a morire in mare.

Questi scenari hanno dato libero sfogo alla fantasia e alle superstizioni dei marinai. C’è chi ha visto un presepe di roccia all’interno di una minuscola grotta lambita dalle onde, chi ha posto una madonnina su uno scoglio per dare pace alle anime di quegli elicotteristi americani precipitati in mare durante la Seconda Guerra Mondiale, chi una rupe spaventosa da quella gola che si è aperta su in alto, da dove si racconta l’imperatore Tiberio gettasse tutti i pescatori disonesti che volevano prendersi gioco di lui portando merce non fresca.

DSC_0600DSC_0606DSC_0617DSC_0585DSC_0590DSC_0539DSC_0532Arriviamo alla Grotta dei Coralli, indicatori biologici delicatissimi e di importanza fondamentale per capire le condizioni chimiche di queste acque, che riflette di riverberi rossastri molto suggestivi, poi passiamo per il Faro di Punta Carena, il secondo per importanza in Italia, dopo la Lanterna di Genova.

DSC_0578Finalmente è il nostro momento per un tuffo al largo. Il nostro capitano ci mette a disposizione anche maschere per un po’ di sano snorkeling. Si sta talmente bene che non usciremmo più. Ma c’è ancora tanto da vedere, così dopo una mezz’ora risaliamo a bordo e partiamo alla volta della Grotta Bianca.

Qui un’ordinanza del comune ha proibito ai visitatori via terra e via mare di accedere a piedi a causa del terreno ad alto rischio frane, ma non c’è un cartello da nessuna parte ad indicare questa cosa e, anzi, le scale e il cancello per accedervi sono ancora agibili. Da sotto la fragilità di queste lamelle di roccia fa paura eppure ci sono due ragazzi ignari del pericolo (o che semplicemente se la vogliono rischiare) che si stanno arrampicando da un tender. La delicatezza di questa grotta ha fatto breccia nel mio cuore, nella sua fragilità che ti fa sentire ancora più privilegiato al suo cospetto per quella forte sensazione da carpe diem che ispira, qualcosa del tipo “goditela adesso perché un domani probabilmente non ci sarà più“.

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DSC_0694Quando arriviamo a Marina Piccola il mare si fa più calmo. Davanti a noi i Faraglioni con l’Arco Naturale sotto il quale passiamo. Sono un’immagine talmente iconica che quasi pensavo non esistessero in realtà, che fossero solo qualcosa di costruito tipo set per pubblicità o film.

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C’è ancora del tempo per ricambiare il saluto dello Scugnizzo del Mare, che tutti qui chiamano “Gennarino”, ed è arrivato il momento di congedare il nostro capitano che con la sua carica di umanità e gentilezza è stato il valore aggiunto a questa gita indimenticabile.

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Dopo aver visto Capri dal mare non ci si può che innamorare della sua anima selvaggia, anima che ignoravo esistesse eppure che è così evidente nella morfologia del territorio, che non ha reso di certo la vita facile qui agli isolani.
Torniamo in camera distrutti, ma ci attardiamo ancora un po’ fuori ad ammirare questo incredibile panorama!

JpegPer il tramonto ci rechiamo al Faro di Punta Carena. Vittorio ci ha detto che è un’esperienza imprescindibile sull’isola, così come prendere un aperitivo in uno dei locali aperti lungo la scogliera.

Il bus per raggiungere il faro passa ma non si ferma, nonostante le nostre sbracciate, così decidiamo di raggiungerlo a piedi, più di 2,5 km di curve e tornanti che costeggiano il Sentiero dei Fortini, uno dei tanti percorsi che si possono intraprendere a piedi per vedere le bellezze dell’isola, in questo caso le varie torrette difensive costruite durante il lungo periodo di dominazione anglosassone.

Il faro è imponente, sulla punta della scogliera, fiero, in mezzo a tutta quella vegetazione spazzata dal vento. Ma lui è sempre lì, forte e sicuro e quando la sua luce comincia a roteare intorno a noi ci sentiamo come avvolti da un abbraccio.

DSC_0736DSC_0739DSC_0746DSC_0755Sotto, a destra del faro, un locale di quelli molto cool è stato costruito letteralmente lungo la scogliera in una baia privata. Ci sono i camerieri in divisa con il papillon al collo, i clienti in elegante abito lungo da sera, una piccola piscina, come se ci fosse bisogno di ulteriori artifici scenografici in mezzo a quello splendore. Vittorio deve aver sopravvalutato le nostre tasche se parlando di movida sull’isola ci ha suggerito di venire qui…😉

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Riprendiamo la navetta che è ormai buio. Siamo stanchi per la lunga camminata e affamati, così scendiamo in Piazza San Michele, ad Anacapri, per andare a mangiare un boccone nel ristorante Barbarossa, come ci hanno consigliato in albergo.

Abbiamo voglia di pizza stasera, ma prima coltiviamo l’appetito con un gustoso fritto misto di verdure, crocché e mozzarelle in carrozza seguite da bufala, prosciutto e pomodorini.

Una cena perfetta seppur semplice, condita dall’indubbia simpatia dello staff.
Facciamo una passeggiata per il centro di Anacapri, l’antitesi di sua sorella, più modaiola e patinata.

Anacapri è adorabile, semplice, richiama alla lentezza e all’ozio. Trovo azzeccata l’iscrizione in greco sul portale di ingresso alla Casa Rossa, uno dei must see ad Anacapri.

Benvenuto cittadino della città dell’ozio“.

La sapeva lunga il costruttore di questa casa dalle pareti rosso cardinale, in netto contrasto con tutto il resto! Era un americano che aveva combattuto durante la Guerra di Secessione e per sfuggire agli orrori della morte cercò riparo qui, in questa dimora che fece costruire in stile misto arabo, con merli, bifore e arabeschi, e ci visse insieme a una ragazza anacaprese, tal Mariuccia.
Ve lo ho detto che Anacapri invita a oziare e a far l’amore…😉

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Altro must see di Anacapri è il complesso monumentale di San Michele, dal pavimento in magnifiche maioliche a rappresentare l’Eden e la Cacciata di Adamo e Eva secondo l’arte pittorica napoletana del 1700. A quest’ora di sera è chiuso, ma nei prossimi giorni avremo modo di vederlo al costo di 2€ a biglietto, ed è superlativo.
Anacapri ha molto da offrire, cosa che non mi aspettavo affatto. Il centro storico si snoda tra viali illuminati come ci fosse una festa in paese e odore di boungaville e limoni. Scoviamo un bar gelateria che ben presto diventerà un punto di riferimento nei prossimi giorni, si chiama CCC, Crema Caffè Capri. Fanno tutto artigianalmente, dai biscotti alle brioche da farcire con il gelato. Prendiamo una granita con veri pezzetti di cedro… Buonissima!

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Se Capri profuma di Dolce Vita, ad Anacapri troverete la Vita Dolce. E non si può che venirne contagiati❤

L’ultimo giorno a Capri rinunciamo a un po’ di relax in spiaggia per fare i turisti. Arriviamo con la navetta in prossimità della piazzetta, dove c’è la solita bolgia di gente in posa per un selfie e di americani che fanno colazione con cappuccino e pizza.

Noi prendiamo per Via Vittorio Emanuele e tra boutique, alberghi eleganti e bar scendiamo fino a Via Camerelle. La passeggiata lungo questo bel viale, pieno di colori e profumi, affaccia sulla Certosa di San Giacomo e termina con un cancelletto lievemente in salita che è l’ingresso ai Giardini di Augusto.

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I Giardini di Augusto presero questo nome solo durante la guerra. All’inizio portavano l’identità del suo fondatore, F. A. Krupp, un magnate dell’acciaio di origine tedesca (avete presente oggi la ThyssenKrupp?) che dalla fine del 1800 si trasferì a Capri in una super mega suite all’albergo Quisisana, poco distante da qui.

Oltre ai Giardini costruì la splendida Via Krupp (oggi chiusa nel tentativo di preservarla), che un tempo collegava Capri a Marina Piccola, in modo da raggiungere con più facilità il suo panfilo, il Puritan.

Il parco è caratterizzato da una grande terrazza spalancata sul blu.

Da un lato affaccia sulle curve e i tornanti color crema dell’elegante Via Krupp, che scende ripida e sinuosa come una seducente biscia fino a un mare di scogli, cactus e sempreverdi.

Dall’altro, sull’incantevole cornice di Marina Piccola, con i Faraglioni a fare da protagonisti assoluti, circondati da un’infinità di fortunata gente in barca.

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I Giardini sono tenuti splendidamente. L’angolo delle piante aromatiche, dalle quali si sprigiona un’aroma piacevolissimo, rose variopinte, aiuole di mammole e calancole, sculture classiche sotto le chiome degli alberi… e un paio di gabbiani bulli che sembrano i veri proprietari della baracca 😂

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Mi ha incuriosito la vita di questo Krupp. Oltre a vie e giardini, con il Puritan si dedicò anche allo studio del plancton, come un vero biologo marino, ma per uno scandalo legato a una sua presunta tendenza omosessuale, all’epoca reato penale in Germania, fu costretto ad allontanarsi da Capri. Morì, solo, in circostanze poco chiare, forse suicida.

È drammatico quando le proprie scelte di vita arrivano a minare la dignità di una persona. In questo caso inoltre non verremo mai a conoscenza di quell’equilibrio sottile tra realtà e manipolazione della realtà, probabilmente dettata da quel sentimento di invidia che si perde nella notte dei tempi.

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Usciamo dai Giardini e ripercorriamo a ritroso Via Camerelle per accedere alla Certosa di San Giacomo, una delle chiese più antiche di Capri, costruita nel 1371.

Oggi è la sede del liceo classico di Capri, ma una parte degli antichi spazi è stata convertita in un museo dedicato a Diefenbach,  un pittore tedesco, antesignano del movimento hippie, che visse l’ultima parte della sua vita a Capri.

In estate, tra gli archi che compongono il Chiostro Grande e il Chiostro Piccolo, si organizzano concerti e manifestazioni all’aperto.

Per vedere ancora più da vicino i Faraglioni uscite per una passeggiata nei Giardini della Certosa, che però potrebbero essere più curati.

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Panorama dai Giardini della Certosa di San Giacomo

Se avete bisogno di respiro, di allontanarvi dalla calca, venite qui, dove regna ombra e silenzio. Una passeggiata alla Certosa è davvero suggestiva, in contrasto con la fretta che c’è fuori. Farete fatica a ricordarvi di essere a Capri.

Torniamo in piazzetta, sbirciamo nella Chiesa di Santo Stefano, quindi prendiamo per Via Mulo (una contrazione della parola “muolo“), una serie infinita di scale, gradini su gradini, che scendono e si intrecciano a magnifici giardini di abitazioni private e b/b. Conduce dritti dritti a Marina Piccola.

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Abbiamo voglia di un bagno veloce, poco altro, quindi ci rechiamo alla spiaggia pubblica, all’altezza dello Scoglio delle Sirene, per un tuffo lampo in questa acqua verde smeraldo.

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È praticamente impossibile trovare posto qui. I teli mari sono talmente appiccicati tra loro da creare un unico grande patchwork colorato.

C’è una signora anziana in costume intero che non si schioda dalla sua postazione, seduta sui ciottoli a cavallo tra mare e spiaggia, pronta anche a farsi calpestare da gente maldestra come me che, spinta dalla forza delle onde, quasi travolge l’anziana. Ma lei, indefessa, non è retrocessa di un millimetro, non ha fatto un fiato, è rimasta impassibile sotto i suoi occhiali da sole. Secondo me è rimasta in quella posizione dalla notte prima, in preda a una forma di paresi, pur di conservare il posto..:)

Capri è l’isola della convivialità, è davvero impossibile non scambiare due parole con uno sconosciuto tanto si sta vicini, in spiaggia, nel bus, in fila in attesa del tuo panino. L’empatia che si viene a creare con i capresi è compresa nel pacchetto “esperienza dell’isola”.

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Ancora non del tutto asciugati ci mettiamo in coda per la navetta che ci riporterà ad Anacapri.

Oggi pomeriggio, dopo un gelato favoloso alla mandorla, andiamo a vedere il complesso monumentale di San Michele, con il pavimento di maioliche a rappresentare la Cacciata di Adamo e Eva dall’Eden secondo l’arte pittorica napoletana del 1700. Solo 2€ per vedere questa opera spettacolare, e dall’alto della terrazza dell’organo il colpo d’occhio è ancora più forte.

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Vediamo la Chiesa di Santa Sofia, via Boffe, dove facciamo la conoscenza di un simpaticissimo pappagallo dalle piume variopinte, quasi certamente di proprietà di qualche b/b nei paraggi, Via Trieste e Trento e la Casa Rossa, tutte mete già viste in questi giorni, ma sempre in notturna.DSC_0903

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Questo simpaticone diceva “NO!”in tutte le foto

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Street art ad Anacapri, “La Sirena”

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Particolare della Casa Rossa

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Ancora particolari

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Souvenir ad Anacapri

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Torniamo in Piazza San Michele per prendere la seggiovia per il Monte Solaro, il punto più alto dell’isola, ben 589 metri sul livello del mare. Volendo si può imboccare il sentiero che conduce fin lassù a piedi, anche se ieri Vittorio ci ha suggerito di prendere la seggiovia per salire, ma poi di scendere percorrendo una bella passeggiata all’ombra di castagni. La cosa però ci è sembrata parecchio impegnativa, così abbiamo accantonato l’idea solo vedendo la ripidità della montagna.

La seggiovia è molto old fashioned e il biglietto di andata e ritorno costa 11€ piuttosto che gli 8€ di sola salita o discesa. Se soffrite di vertigini questo viaggio non fa per voi. I vostri piedi nel vuoto potrebbero farvi un certo effetto, soprattutto su in alto, quando il dislivello con il suolo può superare anche i due metri.

Dalla cima del Monte Solaro si gode di una vista impareggiabile su Ischia, Sorrento, il Golfo di Napoli per intero, i Faraglioni e la baia di Marina Piccola. Straordinario davvero, le barche da quassù sembrano solo poggiate su questa incredibile distesa azzurra.

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Tornati in albergo, tempo di una dormita e una doccia e usciamo per la nostra ultima cena qui.

Vittorio ci aveva consigliato un ristorante con vista sull’Arco Naturale a Capri, si chiama Le Grottelle. Chiamiamo per prenotare un tavolo, ma è tutto pieno per via di un compleanno.
Un pochino delusi e parecchio stanchi, decidiamo di restare ad Anacapri per cena, in prossimità dell’albergo.

TripAdvisor parla molto bene de La Taberna degli Amici, così entriamo per guadagnare un tavolo. È a conduzione familiare, moglie in sala, marito in cucina. Il locale è vecchiotto, avrebbe bisogno di una rinfrescata con quelle sedie di legno scuro, quelle panche imbottite di tappezzeria pesante, tutti quegli orpelli attaccati alle pareti, dall’aglio finto ai limoni di plastica.
Ordiniamo un antipasto di alici marinate e polpo in insalata, ma ci arriveranno non prima di 40-50 minuti. Stessa sorte per i primi, due semplici piatti di spaghetti ai frutti di mare…

 

 

 

Il cibo è molto buono e abbondante, ma il vero problema del locale è la lentezza, infinita, del servizio.

Mi dispiace dirlo perché la signora è di una gentilezza squisita, ma comincio a credere che sia un meccanismo di compensazione.

Usciamo leggermente alticci. Nell’attesa tra un piatto e l’altro ci siamo scolati una bottiglia di ottimo vino bianco di Gragnano, fresco che andava giù da solo, più due shottini di limoncello fatto in casa, una botta di una bontà rara.
Una volta tornati in albergo ci fermiamo ancora un po’ fuori, sulla terrazza antistante la nostra stanza, a godere di questa vista prima di fare i bagagli una volta per tutte. E ho pensato che se fossi nata a Capri probabilmente non mi sarei mai stancata di un tale panorama…

Domenica ce ne andiamo. I ragazzi dell’albergo non fanno che domandarci come siamo stati, come è stato il soggiorno, e io al solo pensiero di doverli salutare ho le lacrime agli occhi.

Mimmo con le sue espressioni da attore comico, vive da sempre ad Anacapri e per noi è stato come un papà.

Vito, di Sorrento, ma da 35 anni a Capri, d’estate tuttofare, d’inverno allenatore amatoriale di bambini per squadre di calcio a 5, preoccupato per il mutuo trentennale che dovrà lasciare ai suoi figli.

Concetta che ci ha dato delle dritte non da poco su ristoranti e cose da vedere. Il marito va’ in mare tutti i giorni per portare i turisti con la sua barchetta a remi dentro la Grotta Azzurra.

La bellezza di Capri è fatta anche di persone come loro.

Capri senza la sua gente mancherebbe di gentilezza, garbo, ospitalità. Mancherebbe di tutta quella gente che si fa davvero il mazzo per rendere i tuoi, quanti? due, tre giorni?- indimenticabili.

Capri senza i capresi sarebbe solo un bellissimo scoglio senza anima.