Lisbona 2017

Lisbona era una meta che tenevamo d’occhio da un po’. Abbiamo monitorato i prezzi dei voli per un anno intero, ma questi sembravano destinati a non scendere mai. Poi, casualmente, con la scusa del mio compleanno, mi metto su Skyscanner e scopro che, forse, Lisbona potrebbe essere depennata dalla lista dei miei #TravelDreams, visti i prezzi imprevedibilmente favorevoli.
Con la massiccia cancellazione dei voli da parte di RyanAir, ho temuto fino all’ultimo di restare a terra, come quei quasi 400.000 poveretti che hanno visto vanificare preziosi giorni di ferie o ore di permessi.

Invece no, per noi non è stato così, e fortunatamente arriviamo senza troppi intoppi nella capitale lusitana.
A Lisbona è ancora estate. Un sole caldissimo ci aspetta fuori l’aeroporto dove ci attardiamo per mangiare un boccone. L’appartamento che abbiamo prenotato su Airbnb si chiama Casa Milton, vicino la fermata Años sulla linea verde della metropolitana. Rua de Poeta Milton fa parte di un dedalo di salite spossanti capaci di lasciarti madida di sudore come dopo una corsa sullo skillmill.
Mario, il proprietario, lo incontriamo sotto casa a bordo di un segway a una ruota. Ha le protezioni per i gomiti, il casco legato sotto il mento e una confezione di rotoli di carta igienica sotto il braccio. Mi fa subito simpatia. L’appartamento è stretto e lungo, con assi di legno per pavimento e una luminosa veranda vicino la cucina. Si potrebbe scendere dalla scala antincendio per raggiungere il giardino condominiale, ma l’altezza sotto quell’esile struttura di ferro ci sembra spaventosa, e neanche consideriamo l’idea.

IMG_20171006_152907930IMG_20171006_152614993IMG_20171006_152754720IMG_20171006_152556416Cerchiamo di riposare un minimo prima di andare in centro partendo a piedi da casa. Il nostro quartiere è al confine con Mouraria, il ghetto musulmano, con i suoi bazar e le tavole calde dove preparano kebab dall’inconfondibile odore speziato. La scultura di un gallo troneggia nella piazza principale del quartiere dove ci fermiamo a riposare un po’ all’ombra, tra fontane, bar all’aperto e il tram 28 che sferraglia lì vicino.

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La prima cosa che mi colpisce di Lisbona sono le piazze. I portoghesi sì che sanno come devono essere fatte e l’importanza che in certi casi devono rappresentare.
A Lisbona ho visto tra le piazze più belle ed eleganti, da quella di Rossio, con una bellissima calçada bianca e nera a onde, a Praça do Comércio, maestoso biglietto di presentazione per la città quando un tempo si sbarcava qui, passando per la trafficata Praça de Figueroa.

DSC_0228DSC_0234DSC_0235DSC_0236DSC_0238DSC_0240Le due colonne in mezzo alle acque del Tago rappresentano l’antico molo e io le trovo a loro modo poetiche, una sorta di varco temporale con il passato opulento di questa città di grandi naviganti. Il tramonto ci sorprende con la sua luce dorata. C’è un piccolo gruppo che suona e canta inediti, in mezzo a scultori di sabbia, pittori di strada, carretti che vendono bibite e gelati.

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Elevador de Santa Justa sulla Rua Augusta

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Calamite

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Gironzoliamo per il centro storico lungo le ripide stradine che portano ad Alfama e l’atmosfera man mano che si sale si fa sempre più vintage, deliziosamente retrò, dalle vetrine delle botteghe che ci circondano, ai palazzi che per un attimo sembrano essersi spogliati delle vesti regali che avevano indossato giù alla Baixa.

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Davanti la Chiesa di Sant’Antonio il sagrato è gremito di fedeli che si attardano sotto la statua del Santo per una foto ricordo, in mezzo a turisti che stanno aspettando il tram. Ci sarebbe piaciuto prendere questi mezzi storici e molto caratteristici, ma li abbiamo sempre trovati troppo pieni e alla fine abbiamo dovuto rinunciarci.

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Rimango a bocca aperta davanti la Cattedrale del Sé, che sbuca improvvisa dalla salita, una meraviglia!

Fuori tra panchine, tuk tuk con guida a noleggio, tram, chioschi che propongono cocktail, i tetti di Alfama a far da sfondo, è tutto un brulicare di vita, energia vibrante e quasi tangibile.

Un altro aspetto che ho apprezzato di Lisbona è che ha gusto anche per proporre quanto più di turistico si possa trovare in città.
Simboli come il tram giallo, la sardina, il gallo, il baccalà, sono tutti presentati ad arte, senza necessariamente trascendere nel kitsch.
Sotto sotto, l’anima da commerciante maliarda di Lisbona è rimasta pronta ad emergere in queste occasioni, quando si sa vendere benissimo e a prezzi competitivi.
Andate, ad esempio, al negozio Mundo Fantastico da Sardinha Portuguesa, su Piazza Rossio.
Vendono solo sardine in scatole di latta, ognuna colorata per un anno diverso, in mezzo a giostre di cavalli, atmosfere fatate da circo, mongolfiere sognanti appese al soffitto.
Il simbolo di Lisbona, la sardina, viene usata per vendere il valore del tempo. Il packaging per questi ricordi è curato in ogni dettaglio e quindi, è vero, acquisterete qualcosa di molto turistico, ma delizioso e originale.

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Abbiamo una fame da lupi e spossati dalla fatica (Lisbona non si può certo definire ideale da girare col passeggino…), per cena ci fermiamo in un locale su Terreiro do Paço.
Un chitarrista seduto in un angolo è piegato sul suo strumento e si sta esibendo in brani che spaziano dalle malinconiche armonie del fado ai Beatles. Veniamo accolti da una simpatica cameriera dal viso pieno e i capelli afro. Le pareti del locale sono immagini di stoccafissi appesi, pescherecci arrugginiti dalla salsedine e dal tempo e tutto è un contrasto notevole di tradizione e innovazione.

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Mangiamo piatti tipici come i moscardini alla moda dell’Algarve (noi diremmo “alla busara”, con un saporito guazzetto di vino, prezzemolo e aceto), il bachalau al forno con gamberi all’aglio dorato su letto di patate novelle e cavolo cappuccio, un formaggio ovino a pasta molle avvolto in teli di lino, da mangiare al cucchiaio e spalmare sul pane, il quejo Serra da Estrela, una bontà (neanche il tempo di scattargli una foto…).

Ci attardiamo fuori, fa ancora caldo nonostante l’ora. C’è un parco giochi su prato davanti la Fondazione José Saramago, quindi prendiamo la metro e torniamo a casa, non prima di fermarci a un chiosco per bere un bicchierino di ginjinha, un liquore di amarene con il quale è stato subito amore.

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Per girare con i mezzi pubblici abbiamo optato per la carta Viva Viagem da ricaricare volta per volta. Un biglietto costa €1,45. Ma le salite dopo una intera giornata fuori si fanno sentire, specie se il bambino è addormentato e non può collaborare camminando da solo. Nei prossimi giorni ci faremo aiutare dai taxi, davvero economici a Lisbona, nonostante la ruvidità dei tassisti locali.

Sabato brilla un sole estivo e il cielo è di un blu talmente intenso che a confronto un azulejo sembra sbiadito.
Con la metro cambiamo sulla linea rossa fino alla Stazione di Oriente e ci ritroviamo a circa 900 metri dalla nostra meta per questa mattina, l’Oceanário di Lisbona.
Ci è piaciuta moltissimo questa zona per la sua spiccata impronta moderna.
La stazione stessa, ideata dall’architetto Calatrava, con tutta una serie di archi e ponti che collegano tra loro le grandi aree di transito, e tutti quegli edifici dall’aria futuristica che si incontrano lungo il cammino.

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L’Oceanário, uno dei più grandi acquari del mondo, si trova nel bel Parco delle Nazioni sulle rive del Tago, vicino al Museo delle Scienze.

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La mascotte dell’acquario è un piccolo sub dalla faccia simpatica, i grandi occhialoni rossi e la tuta blu. Si chiama Vasco e la sua testa sbuca dall’acqua come una boa che gira su sé stessa a seconda di come tira il vento. Filmati e brochure educative avranno lui come protagonista, una guida divertente per spiegare ai più piccoli concetti come l’inquinamento, la raccolta differenziata, l’ecosostenibilità.

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DSC_0336 2La struttura dell’acquario è bellissima e consta di due porzioni collegate tra loro tramite due ponti. La parte delle esibizioni temporanee e permanenti, e l’altra, tutta fatta a squame bianche, dove si trovano l’auditorium, la caffetteria, il merchandising.
Il biglietto costa 15€ per gli adulti, ma con soli tre euro in più è possibile accedere all’Esposizione Temporanea. I bambini fino ai tre anni non pagano.

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DSC_0463Dimenticatevi gli spettacoli da circo. All’Oceanário di Lisbona troverete tanta diversità nel rispetto del proprio habitat naturale.

La stessa posizione dell’acquario, direttamente sul mare, la fa sembrare come un percorso naturale andando nello stesso tempo a sottolineare il connubio indissolubile con l’oceano e, più in generale, con l’elemento acqua.

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Tra pinguini, pulcinelle di mare e anfibi troverete loro, le lontre marine, le vere super star della casa.

Tenerissime, non fanno che pulirsi il musetto con le zampine o sgranocchiare cubetti di ghiaccio. Saremmo rimasti per ore ad osservarle.

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“Quasi quasi mi faccio uno shampoo…”

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L’acquario centrale è il più grande, un cilindro enorme dalla portata esagerata, e tutte le altre vasche girano intorno ad esso, esponendo in tutto la bellezza di ben 8000 specie. Una cosa straordinaria!

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Dopo un boccone nella luminosa caffetteria, saliamo all’ultimo piano per vedere la mostra temporanea del fotografo giapponese Takashi Amano, che ha dedicato la sua vita alle immagini di foreste acquatiche.

Verrete introdotti in un grande ambiente dalle luci soffuse, musica rilassante e tre vasche alle pareti nelle quali faranno sfoggio della loro bellezza tantissime Caridina Multidentata e Crossocheilus Oblungo. Detto così potrebbe non dirvi niente, ma queste piante e animaletti tipici da acquario sono stati messi a mò di quadro prendendo spunto dalle opere dell’artista.

In mezzo a questa musica e alle spiegazioni esaustive su come stiamo uccidendo il pianeta, impoverendo le foreste per l’estrazione di gomma, lattice e olii per uso alimentare e cosmetico, è facile commuoversi.

A me è capitato. Mi è bastato leggere dell’estrazione indiscriminata del caucciù, constatare come per la prima volta che Sami porta un ciuccio fatto proprio di quel materiale per farmi sentire talmente in colpa da far scendere qualche lacrima.

Sarò diventata una vecchia ciabatta che ormai si commuove per poco, ma questa mostra è stata la vera sorpresa della giornata e consiglio a tutti di andare a vederla.

Concludiamo con un filmato in cui viene intervistato il fotografo nel quale semplicemente invita ad ascoltare la natura perché è lei la nostra insegnante più importante. “Live Simply”. Un insegnamento che dovremmo tutti tenere a mente e di cui solo un giapponese, forse, poteva farsi foriero.

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Uscendo ci attardiamo nel negozio souvenir, gironzoliamo nel cortile esterno la struttura, caratterizzato da una potente fontana-cascata e un riposante giardino zen, quindi ci incamminiamo lungo mare, dove prendiamo la Teleferica.

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IMG-20171022-WA0020IMG_20171007_143604431IMG_20171007_143615186IMG_20171007_143705880Dall’alto si vede tutto, il mare, il Ponte Vasco da Gama, il più lungo d’Europa, l’omonima Torre e il Parco delle Nazioni. Costruito in occasione della Expo del 1998, questo progetto ha visto la rinascita di una zona portuale periferica a quartiere chic, a parer mio bellissimo, moderno e alla moda.

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Noi facciamo i biglietti per andare e tornare, ma volendo ci sono anche quelli di sola andata. I bambini sotto i tre anni non pagano, mentre per gli adulti costano 5€.
Decidiamo di prendere un taxi per spostarci verso il centro. Il nostro accompagnatore ha il volto solcato da rughe profonde, ha più l’aspetto di un contadino, e guida come un pazzo tagliando la strada a un suo collega che alla prima occasione si accosta solo per mandarlo a quel paese secondo l’universale linguaggio dei gesti…

A bordo del nostro taxi lasciamo l’Oceanário e raggiungiamo Alfama, lungo le sue fitte stradine. Passiamo davanti l’imponente Monastero di São Vicente de Fora dove, nei paraggi, essendo sabato, si sta ancora tenendo la Feira da Ladra, uno dei mercati delle pulci più famoso e antico di Lisbona.

Ci arrampichiamo arrancando persino con la macchina lungo salite una più tortuosa e provante dell’altra, sotto lo sguardo stremato e un po’ invidioso dei turisti che hanno scelto di farsela a piedi.
Il taxi ci lascia proprio sotto il Castello di São Jorge. Facciamo i biglietti e accediamo al suo splendido miradouro, un luogo incantato di pace e tranquillità: nonostante i numerosi visitatori, si riesce sempre a ritagliarsi un momento per sé qui.

DSC_0495DSC_0496DSC_0500DSC_0506DSC_0508DSC_0514DSC_0518DSC_0523Prendiamo una bibita fresca e ci attardiamo sotto l’ombra dei pini per ripararci dalla calura. Una vista magnifica si spalanca ai nostri piedi, credo che se vivessi qui non ne sarei mai stanca, mentre due ragazzi con le chitarre sono accovacciati a terra, gambe incrociate, e provano una dolce melodia in coppia.

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Alfama è un quartiere che va vissuto, respirato, perché Alfama è vita di tutti i giorni, è quotidianità, è complessa semplicità. I suoi palazzi scrostati, i panni stesi ad asciugare che emanano odore di pulito, le signore che si apparecchiano un panchetto in piazza per offrirti un bicchierino di ginjinha fatta in casa, 1€ a cicchetto.

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Alfama è unico nel suo genere. Sporco, trasandato, popolano, ma va bene così, deve rimanere così perché, a parte qualche locale un po’ più tirato a lucido, ho visto ancora tanta ruspante autenticità.

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Scendiamo lungo mare e ci ritroviamo nello stesso parco giochi di ieri sera, solo che oggi, a quest’ora del pomeriggio, è preso d’assalto da ragazzini scatenati. Samuele non è da meno e si butta a capofitto nella mischia provando a fare amicizia con altri bimbi, mentre noi sveniamo per un po’ seduti su questo prato invitante.

img_20171007_183835181.jpgPrendiamo la metro e dopo un cambio arriviamo a Cais do Sodrè, capolinea della linea verde, ex quartiere malfamato della città, oggi completamente rivalutato.

Qui c’è il Mercado da Ribeira, proprio dall’altra parte della strada, e cominciamo ad avere un certo languorino…

A Lisbona una delle tappe obbligatorie è senz’altro quella al suo mercato storico, il Mercado da Ribeira.

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Azulejos all’interno del mercato

Ancora oggi sede deputata alla vendita di prodotti freschi quali carne, pesce, fiori e ortaggi, dal 2014 è divenuto un rinomato e apprezzato food court, anche noto come Time Out Market, un progetto che ha raggruppato le eccellenze nel campo culinario e artistico di Lisbona.

DSC_0698Gli stand, tra ristoranti, bar, negozi, enoteche e librerie sono oltre 40,  tutti provati, scelti e recensiti (lo slogan di cui vanno fieri è infatti “tested and tasted“) da critici culinari di tutto il mondo e un team di giornalisti indipendenti.

Il concetto di mercato in senso stretto è stato trasformato e ampliato in uno spazio collettivo dove oltre a un (buon) boccone è possibile trovare botteghe dove poter fare acquisti, partecipare a cooking class, farsi un tatuaggio o assistere a interessanti jam session.

DSC_0716DSC_0714Io adoro mangiare nei mercati, quella sensazione di fare il giro del mondo solo spostandosi da una bancarella all’altra!

Nel Mercado da Ribeira troverete di tutto. Dalla vera pizza italiana, alle polpette di baccalà, dal pad thai, al sushi, dai crudi di pesce, al gelato artigianale.

In quei tre giorni a Lisbona abbiamo mangiato quasi sempre qui, pranzo, cena e colazione. Perchè limitarsi a un solo tipo di cucina quando puoi avere quella di tutto il mondo sotto un unico tetto? 😉

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Si mangia su tavoli comuni, appollaiati su alti sgabelloni, e a me questo senso di convivialità è piaciuto parecchio.

img_20171008_104222434_hdr.jpgIMG_20171008_103615708Fermatevi alla Fabrica de Nata per una colazione a base di pasteis de nata, piccole bontà farcite di crema. Il caffè che probabilmente accompagnerà il vostro risveglio, qui è tra i più buoni mai trovati all’estero.

Se avete voglia di crudo potreste provare le tartare di carne o pesce preparate al momento da Tartar-ia, o se non vi piace il pesce crudo, ma cotto a puntino, allora puntate il Sea Me: fanno degli hot dog al polpo grigliato indimenticabili.

Menzione d’onore per la birra portoghese, una chiara che troverete un po’ ovunque, ma che è buonissima sia alla spina che in bottiglia, si chiama Super Bock.

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Prosciutto pata negra e formaggi locali

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Tartare di aringa

Il Mercato da Ribeira si trova in Avenida 24 de Julho 1200 ed è aperto tutti i giorni, dal lunedì al sabato dalle 06:00 alle 02:00, la domenica dalle 09:00 alle 13:00. Con la metro vi basterà scendere al capolinea della linea verde, Cais do Sodré, sulla strada per andare a Belém.

Il nostro ultimo giorno a Lisbona andiamo proprio a vedere la Torre di Belém.

Con la metro verde arriviamo al capolinea, Cais do Sodré, colazione nel Mercado da Ribeira a base di caffè e pasteis de nata direttamente alla Fabrica de Nata (adoro quelle piccole bontà imbottite di crema, slurp…!), quindi prendiamo il tram 15E fino a Largo da Princesa, in modo da prendere a verso tutto quello che ci interessa vedere in questa zona, e cioè la Torre di Belém, il Moistero do Jeronimos, il centro culturale di Belém.

Una volta scesi dal tram, a piedi ci avviamo verso un passaggio sopraelevato sulla ferrovia che però non è servito di ascensori, quindi particolarmente disagevole da attraversare in caso di passeggini o sedie a rotelle.

Arrivati dall’altra parte, ci ritroviamo in un bel parco dove una scolaresca in gita sta giocando ad arrampicarsi sugli ulivi e più in là un gruppo di sportivi sta per cominciare una lezione di yoga.

Da lontano la Torre di Belém sembra uscita da un sogno, in mezzo al nulla, candida, già accerchiata di turisti in fila sotto il sole per entrare ad espugnarla. DSC_0721DSC_0724DSC_0725DSC_0732DSC_0733DSC_0739

La Torre di Belém è un bastione di circa 30 metri con quattro torri, costruita nel XVI secolo per volere del re Giovanni II come difesa della foce del fiume Tago e come simbolo di potere legato alle conquiste ottenute via mare.

È in stile manuelino, elegante e raffinato, ed è patrimonio UNESCO dal 1983. Si dice che con il terribile terremoto che nel 1755 sconvolse la città di Lisbona il corso del fiume venne deviato e di conseguenza la posizione della torre cambiò dal centro del Tago alla sua riva.

Oggi troviamo la bassa marea che ci permette di farle foto anche dal basso, tra improvvisati cercatori di conchiglie che si avventurano anche aldilà delle protezioni di cemento.

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Preferiamo non entrare, il bambino si è appena addormentato e sarebbe impensabile perdere tanto tempo in fila con la miriade di cose che abbiamo ancora da vedere, così torniamo indietro, verso la passeggiata lungo il Tago, godendoci la vista del Padrão do Descubrimentos, o Monumento alle Scoperte, una imponente costruzione che ricorda le gesta di Enrico il Navigatore a 500 anni dalla sua scomparsa.

Il primo monumento venne fatto demolire perché instabile e al suo posto venne fatto erigere questo, nel 1960, più bello e funzionale.

Venendo dalla Torre di Belém si può vedere uno dei fregi laterali con il Navigatore Enrico come capofila che ha in mano una caravella e dietro di lui altri importanti eroi portoghesi, tra simboli nazionalisti, come la croce lusitana e la spada della dinastia Aviz.

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Il colpo d’occhio lungo la passeggiata che lambisce il fiume, con il bellissimo Ponte 25 Aprile e la statua del Cristo Rei a far da sfondo, è a dir poco incantevole. Barche a vela solcano le placide acque del fiume salato in mezzo a cantanti di strada, turisti, bar che vendono limonate fresche.

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Siamo già nel complesso che viene chiamato Centro Culturale di Belém che comprende anche il Museo di Arte Moderna, la Coleção Berardo, che ha una struttura accattivante già da fuori.

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La lista delle cose che siamo costretti a omettere sta diventando sempre più lunga e in me si sta facendo sempre più strada la consapevolezza di dover tornare almeno una seconda volta per riuscire a vedere davvero tutto.

Non da ultimo, il Moistero do Jeronimos. La fila per entrare nella chiesa sotto un sole che non dà tregua sarà di almeno un paio d’ore e dire che ci scoraggia è poco.

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Rimaniamo a passeggiare nei dintorni, alla ricerca di qualcosa di fresco, tra raduni di volontari che raccolgono fondi di beneficienza per gli animali abbandonati e ristoranti turistici.DSC_0789

DSC_0791DSC_0792DSC_0797A malincuore riprendiamo il tram e torniamo verso il Mercado da Ribeira per mangiare un boccone. Prendiamo due boccali di birra e pasteggiamo con polpette di baccalà, panini imbottiti di polpo alla griglia, formaggi e prosciutto pata negra.
Rifocillati, prendiamo un taxi e ci facciamo portare al Miradouro di São Pedro de Alcântara, ma purtroppo la bella vista è parzialmente occlusa dalla presenza di transenne per lavori di manutenzione.

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Da qui gironzoliamo per la zona del Chiado, un quartiere meraviglioso, elegante, dove ho visto i più bei palazzi dalle facciate più particolari di tutta Lisbona, sempre con quell’aria retrò che io trovo deliziosa e che calza a pennello a questa città.

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Scendiamo verso Piazza Rossio e quindi andiamo a mangiare all’Hard Rock Cafè, sull’elegante Avenida da Libertade. DSC_0865DSC_0867DSC_0868DSC_0869

Ormai ogni ristorante di questa catena ha capito di dover riservare una parte del menù a piatti fatti con ingredienti local, quindi ci indirizziamo su quelli, favolosi, specie il mio burger al tonno condito con una maionese al lime e tabasco molto saporita.

IMG_20171008_190531220Torniamo a casa in taxi e stanchi morti ci mettiamo a preparare i bagagli.
Domani lasceremo molto presto questo appartamento e già sento salire un vago magone. Abbiamo la sensazione di aver avuto solo un’infarinatura generale e approssimativa di questa città, è come rimasto un grosso punto interrogativo, come qualcosa di non risolto. Magari è proprio così o forse, sotto sotto, sento che io di Lisbona non ne avrei mai abbastanza, probabilmente anche dopo anni.