Berlino 2011

Venerdì 11-3-2011

Problemi sul lavoro. Cambiamenti improvvisi d’umore e di orari. Il weekend organizzato da più di un mese sembra compromesso, finché spengo il cellulare e sparisco per tre giorni. Berlino arriviamo.

Il viaggio è breve, quasi non me ne accorgo. Impossibile zittire il cervello. La mente continua a ripensare all’ultima telefonata intercorsa con la boss.

Un gruppo di scapoloni in viaggio per lavoro ci fa compagnia con il loro goliardico vociare. Una hostess si acciglia più di una volta guardandoli in cagnesco, ma è tutto inutile: hanno già tirato fuori le carte e cominciato un quadrangolare di briscola.

A Berlino non fa il freddo che tanto temevo. Chiamiamo un taxi e arriviamo al nostro alloggio, la Pension Galerie. Nonostante siano le 23:00 passate ci aspetta per consegnare le chiavi della nostra stanza Angelika, la splendida padrona di casa. E’ vestita e truccata di tutto punto, non un cenno di stanchezza intorno a quei due laghetti alpini che ha al posto degli occhi. Non fa che scusarsi per il suo italiano che però non mi sembra poi così scarso. Ci mostra con orgoglio la camera, grandissima, dai soffitti molto alti, arredata come una baita di montagna in calde tonalità mediterranee. Vorrebbe già darci consigli su dove andare a mangiare nei paraggi, ma siamo esausti.

Sabato 12-3-2011

Alle 8:00 entriamo nell’accogliente sala da pranzo dove stanno già facendo colazione dei ragazzi olandesi e inglesi che, tra una marmellata e l’altra, si scambiano notizie sulle loro vite. Ci raggiunge Agnese, giovane italiana della provincia di Pesaro, trasferitasi qui da circa tre anni. E’ l’assistente di Angelika, pragmatica e attenta ai bisogni degli ospiti. Penso a quanto coraggio ci sia voluto a mollare tutto per una nuova vita e subito stimo questa ragazza, perché probabilmente vorrei farlo anch’io, ma forse mi sono mancate le occasioni o forse è solo un alibi.

Ci invita a servirci al fornito buffet, ricco di formaggi, affettati, torta, yogurt e frutta fresca. Non mi sembra vero di poter sorseggiare dell’ottimo caffè caldo. Me ne riempio due tazze tant’è la gioia, inaspettata, di trovarlo all’estero.

La scoperta di Berlino parte dal vicino Check Point Charlie. Oggi sono rimasti un museo e un finto avamposto circondato da sacchi di sabbia per ricordare quello che era l’unico vero varco concesso, ovviamente per gli aventi diritto, nel lungo muro che divideva la Germania in Est ed Ovest durante la Guerra Fredda.

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Lungo la Friedrich Strasse molti negozi e concessionari chic, banche, qualche ristorante e fast food. Un clarinettista stonato accompagna la nostra passeggiata in Gendarmer Markt, dove trovano posto due imponenti chiese gemelle, la Sala Concerti e il bianco Monumento a Schiller. Restiamo un po’ seduti nelle ombre appena accennate della mattina presto a goderci la musica e il respiro cui la vasta piazza invita.

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Passando per l’Università ci si ritrova nel lungo Viale di Tigli che porta dritti alla Brandeburgh Tor, in Pariser Platz. Un soldato americano e uno sovietico con le rispettive divise e bandiere fermano i turisti per una foto ricordo e quando non ne adescano se ne vanno a braccetto, come due bambini che hanno appena fatto pace dopo un battibecco.

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Berlino ha una forte personalità, un’anima duplice che sa coniugare passato e presente. Gli errori della storia vengono esposti in tutta la loro drammaticità, sbattuti in faccia, senza ipocrisie, senza tentare di nasconderli sotto il tappeto. Credo che questa città sia risorta dalle ceneri in maniera invidiabile, fiera di presentarsi oggi nella sua nuova veste di capitale del mondo, un melting pot di razze, sapori, colori, assolutamente all’avanguardia in campo artistico culturale e decisamente gay friendly.

Oltrepassiamo la celebre Porta simbolo della città e raggiungiamo il Reichstag, dalla cupola a vetri che, però, oggi è chiusa alle visite. Davanti c’è un vastissimo prato dove brulica vita,  un bimbo incerto nel muovere i primi passi, un cagnolino che scodinzola contento accanto al suo padrone. Ci concediamo una piacevole passeggiata lungo il fiume Sprea, il vero cuore di Berlino, dove la gente ama trascorrere il proprio tempo in compagnia di un libro o pedalando in bicicletta sotto l’ombra dei salici piangenti.

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L’angelo d’oro che si erge all’orizzonte sulla colonna in Piazza Otto Van Bismarck è passato alla storia, personalmente, grazie al video degli U2 “Stay” . Lo fotografo in ogni salsa, ma forse la cosa che mi è più piaciuta sono stati dei vetrini quadrati e colorati legati ai lampioni intorno alla piazza. Su ciascuno era scritto qualche verso in francese con tanto di firma dell’autore o dell’autrice, ma comunque tutte parlavano di un amante dolce che, come un angelo,  sorvolava e proteggeva il cielo di Berlino. Ho trovato meraviglioso questo angolo di poesia in mezzo alla bolgia del traffico cittadino, dove la gente va di fretta e non si accorge neanche dove mette i piedi.

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Ci inoltriamo nel quartiere di Charlottesburg per visitare l’omonimo castello, ma in realtà non abbiamo una vera e propria meta. Ci fermiamo spesso attirati ora da questo ora da quello, un murale, un mercato che vende roba usata, abiti, piatti, quadri, vinili, incuriositi da strambi personaggi con bandana al collo e spilla croce celtico-nostalgica sul giubbotto di pelle. Quando arriviamo al castello siamo più colpiti da un vispo cucciolo di husky che si aggira per i giardini che altro. Preferiamo non visitare gli interni del maniero, contentandoci di immortalare solo l’esterno, bello, ma comincia a sopraffarci un po’ di stanchezza.

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Un taxi ci porta a pranzo in zona Kurfurstendamm, per gli amici Ku’damm, dove scegliamo un localino specializzato nel loro street food preferito, il curry wurstel, ottimo, abbondante e anche particolarmente economico, poi ci buttiamo nella bolgia e l’allegria del sabato pomeriggio in una delle vie più in voga per lo shopping. Siamo circondati da negozi, ristoranti, bancarelle che vendono cibo arabo, cinese, greco, artisti di strada e sculture moderne, colorate e perché no? anche un po’ strambe. Torniamo bambini al negozio della Lego, dove all’ingresso troneggia il cowboy di Toy Story rigorosamente costruito con i famosi mattoncini. Compriamo delle calamite e un portachiavi originalissimi sul tema di Star Wars, ma d’altra parte come resistere alla versione Lego di Dark Veder, Obi One Kenobi, Chubecca e R2D2? Usciamo per perderci di nuovo sui sei vastissimi piani del KaDeWe, una sorta di Harrod’s, ma meno “ingessato”. Tutta la città mi ha ricordato la vivacità e l’irruenza di Londra in realtà, ma in chiave più moderna, meno legata alle tradizioni … più “avanti” insomma.

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Prendiamo un altro taxi per tornare in albergo. Siamo lessi. Mi butto sul letto e il buio più assoluto si impossessa di me. In serata uscirò con molta riluttanza e comunque non prima di essermi fatta una lunga doccia bollente. Per cena troviamo un delizioso ristorantino orientale in zona Check Point Charlie, il Thai Sun. Assaggiamo degli ottimi chicken rolls, noodles con uova, pollo e granella di nocciole e anatra croccante in salsa agrodolce. E per concludere dell’ottimo sushi. Agnese ci aveva detto che la città si lasciava molto vivere, anche di sera. Non fu mai detta verità più grande.

Domenica 13-3-2011

Dietro al Check Point Charlie sono ancora in piedi circa duecento metri di Muro. E’ bello e drammatico insieme vedere come vecchio e nuovo convivano in questa città. Da un lato della strada il Muro, che non immaginavo così sottile, dove hanno allestito una tragica mostra fotografica che immortala la vita proprio qui, dove ci troviamo noi adesso, a quell’epoca, neanche troppo lontana se ci si pensa bene, roccaforte della Gestapo prima e delle SS poi. Dall’altro lato della strada, quando l’omino rosso del semaforo da croce si mette il cappellino e diventa verde, c’è una mongolfiera per visitare la città dall’alto, un ricco angolo merchandising che riporta il logo colorato di Berlin e le mitiche Trabi, le automobili tipiche della Germania dell’Est, da affittare per un tour stravagante della capitale tedesca.

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Oltre all’evidente lato umano che indubbiamente colpisce e invita alla riflessione, rimango colpita dal progresso urbanistico del centro. Soprattutto in Potsdamer Platz ci sono ampi spazi, una stazione modernissima, palazzi tondeggianti a specchio o con vertiginosi spigoli. Ci sono delle foto che mostrano come anni di guerra fredda abbiano paralizzato ogni tipo di sviluppo, anche urbanistico, e resto sorpresa di fronte a degli sconcertanti “prima” e “dopo”… Resto colpita dall’immensità di questa piazza e rimaniamo per un po’ a godercela seduti a prendere il sole. Oggi fa talmente caldo da poter girare in maglietta.

 

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Lì vicino un altro luogo simbolo di Berlino invita, come già è successo davanti al sorvegliatissimo Judische Museum, a ben altre riflessioni. Ci troviamo di fronte un mare di parallelepipedi di varie altezze tutti grigio fumo. E’ il Monumento alla Shoah.  Un bambino gioca saltellando da un cubo all’altro, mentre una sposa truccata come Cindy Lauper passeggia contenta con i fotografi per cercare un posto ideale per ricordare quel giorno. Panta rei. Pian piano mi intrufolo tra le forme geometriche, alcune delle quali talmente alte da chiudermi la vista del sole. Fa freddo. Improvvisamente temo di non riuscire più ad uscirne, non vedo più il mio compagno, mi sento perduta. Credo fosse proprio questo il senso di disorientamento che l’artista voleva generare.

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Ancora un po’ scombussolati oltrepassiamo la Porta di Brandeburgo, odore di pretzel al formaggio nell’aria, e passeggiamo per l’Unter den Linden fino al Berliner Dom. Questa mastodontica chiesa è stata costruita proprio in riva allo Sprea. E’ bellissimo il colpo d’occhio sul fiume e se il tempo si manterrà così bello ci ripromettiamo di fare, più tardi, un giro in battello. Cerchiamo di visitare gli interni della chiesa, ma è in corso un concerto, è impossibile entrare. Così oltrepassiamo l’Antenna della Tv, avveniristica, ed arriviamo in Alexander Platz, un inquinato crocevia di strade e binari del tram.

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Per pranzo ci fermiamo in una tavola calda chiamata The North Sea. Inutile dire che è specializzata in pesce azzurro e anche se il menu è solo in tedesco prendiamo due vassoi e assaggiamo dei piatti unici a base di pesce, riso e verdura. La cosa impressionante è che siamo circondati da anziani. Davvero, sembra di essere in un ospizio. Ci chiediamo se come ultimo desiderio abbiano tutti chiesto di venire qui per godere dell’ultimo pasto o se stiano girando un remake di Cocoon. Cinismo a parte, alcuni sono davvero fantastici, continuano a immergere il loro spiedino di pesce nella zuppa e ci guardano contenti.

Il cielo si sta annuvolando, ma non rinunciamo al nostro giro in battello. La guida, un signore in carne che tira fuori un’insospettabile voce suadente per descrivere il panorama, parla solo tedesco, così ci accoccoliamo ai nostri posti e fotografiamo qua e là, cullati dal dolce rumore dell’acqua sullo scafo. Il tour dura esattamente un’ora.

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Siamo stanchi, direi che possiamo cercare una stazione metro e tornarcene in albergo. Passiamo per il medievale Mitte e attraversando la strada siamo alla fermata Klosterstrasse, proprio vicino le rovine di una chiesa. In albergo ci riposeremo per tutto il pomeriggio, finché, all’ora di cena, scegliamo una tipica taverna bavarese dove assaggiare le specialità locali. Il pub si chiama Maximilian’s. Un enorme pupazzone con vestito folkloristico e immancabile pinta di Paulaner abbraccia una lavagna con su scritto i piatti del giorno e le relative offerte speciali. Non ci capiamo un granché, è tutto scritto in tedesco, ma entriamo ugualmente. Assaggiamo un delizioso antipasto di speck e formaggio alla birra con il loro morbido pane  nero, salsicce di varie forme e colori, crauti e purè. La birra è buonissima e tutto è molto economico. Ci concediamo una passeggiata digestiva lungo la Friedrich Strasse sentendoci assolutamente a casa, una sensazione spesso non facile da provare all’estero, finché non torniamo in camera per rifare i bagagli.

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Lunedì 14-3-2011

L’aereo partirà alle 7:35. Si torna alla normalità, con i pensieri e le preoccupazioni che comporta (ma allora, mi chiedo, si può definire normalità?). Piove stamattina, ma non fa freddo. Agnese ci ha prenotato un taxi che, puntuale, già ci aspetta davanti al portone della pensione.

Nonostante i presupposti Berlino è stata una piacevole parentesi nel monotono marasma quotidiano. La sua allegria, la sua storia, le sue contraddizioni ci hanno praticamente contagiati. Senza dubbio una delle capitali europee più interessanti che abbia mai visto.