Baviera-Foresta Nera 2015 (con un po’ di Svizzera, Liechtenstein e Alsazia)

Lo ammetto. Sono di parte. Potranno anche passare dieci, venti, trent’anni, ma questo resterà il viaggio al quale sono più affezionata.
Questo è il primo viaggio del piccolo Samuele, a soli cinque mesi e, di conseguenza, la nostra prima esperienza da genitori in viaggio.
Tutta un’altra cosa. Altri ritmi, altri orari. Il tempo è regolato sulle sue poppate, si cerca di mangiare durante i suoi momenti “pennichella” (che non combaciano quasi mai con i nostri istinti famelici, ergo addio cenette a due… qui, se si mangia, è spesso a turno), mentre ti accorgi che il tuo metro di giudizio su una località turistica è cambiato sensibilmente, a seconda che si trovino fasciatoi o altre facilities da mammifera oppure no.
Molta più fatica -inutile prendersi in giro- ma anche molta più soddisfazione. A fine giornata, mentre scemano le ultime note del carillon e tu lo vedi sereno e (finalmente) addormentato, ti metti a letto distrutta, ma con l’appagante sensazione che stai facendo bene. Sono -posso dirlo?- fiera di me, e se lo dico io, che di me stessa non sono fiera quasi mai, potete crederci!
Il percorso di quest’estate viene inevitabilmente scelto in base alle esigenze del bambino, un viaggio itinerante in macchina a tappe ravvicinate e con soggiorni alberghieri più lunghi rispetto al nostro solito, cercando di prediligere le piccole località alle grandi città (fatta eccezione per Monaco di Baviera che, comunque, visiteremo in mezza giornata).
Partiamo da Roma la mattina del 19 agosto con la macchina stracarica, come se dovessimo affrontare un trasloco, e al grido di “Roadtrip!”, ci mettiamo in cammino sotto un violento temporale che conferisce alla partenza un sapore quasi di fuga.
Ci fermiamo un paio di volte in Toscana, tra colazione, poppate e vari cambi pannolino, poi, approfittando di un raro momento di sonno profondo, ci spingiamo fino a Milano dove alle 15:00 ci concediamo un panino. Poco prima di abbandonare il suolo lombardo compriamo la vignetta obbligatoria per poter circolare per le strade svizzere, e una volta oltrepassata una fila chilometrica alla dogana, eccoci finalmente in territorio elvetico.
Attraversiamo una vallata ricca di vitigni e altrettante aziende vinicole fino ad arrivare a Lugano Paradiso, la nostra prima tappa.
L’Ibis Budget è all’interno di un complesso alberghiero più grande che vede in comune il parcheggio privato sotterraneo a 20 CHF a notte. Conosciamo bene questo tipo di alberghi: in Normandia ci hanno spesso salvato grazie al loro rapporto qualità/prezzo. La Svizzera non fa eccezione, anzi, ci chiederanno non meno di 90 euro a persona per una camera piccola e spartana. Ed era il più economico…! Per fortuna è per una notte sola.
Dopo una dormita e una rinfrescata usciamo per andare in centro. La ragazza alla reception ci dice che per arrivarci con la macchina ci vorranno una quindicina di minuti, ma noi in cinque ci ritroviamo già parcheggiati a pochi passi da una delle piazze principali, gremita di bella gente in piedi a sorseggiare bicchieri di prosecco.

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Siamo circondati da bei palazzi dalle facciate colorate, dipinte, affrescate, ristoranti con tavoli all’aperto, negozi eleganti che espongono marchi mai sentiti prima, al di fuori delle grandi catene di distribuzione.
Piazza della Riforma è tutta illuminata a festa e al di là del Municipio ci sono musica e giostre e stand che propongono drink. E’ mercoledì sera, sinceramente mi sarei aspettata il classico mortorio, invece c’è molto movimento, non solo turisti.

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Mangiamo al McDonald’s, quindi facciamo una lunga passeggiata sotto i portici della città e lungolago, costeggiando il casinò. Ci ripromettiamo di tornare al Parco Civico domani mattina, per vederlo alla luce del sole, e una volta sbucati alla foce del Ticino, passiamo per Piazza Castello, quindi siamo nel colorato Quartiere Maghetti.

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Torniamo in albergo davvero soddisfatti. Mi avevano parlato di Lugano come una delle città svizzere con meno appeal, forse per questo ero partita un po’ prevenuta. A questo punto mi domando come sarà la città svizzera più bella…

Il mattino seguente sono uno straccio. Sami si è svegliato alle 4:00 del mattino, forse infastidito dal letto nuovo, chissà, e io mi sono ritrovata in giro per la stanza a disinfettare ciucci e tettarelle.
Fuori, uno splendido sole mi fa tornare il buonumore: oggi gironzoliamo ancora un po’ per Lugano prima di lasciarla definitivamente. Parcheggiamo in Piazza Castello e andiamo a far colazione in un bar proprio di fronte l’ingresso alla Biblioteca, si chiama Cafè-a-Porter. Muffin profumati di forno, cookies al triplo cioccolato, caffè caldo e spremuta d’arancia. Che delizia. Scambiamo quattro chiacchiere con il giovane barista, o meglio, ci complimentiamo con lui per la freschezza dei suoi prodotti, ma lui, per quanto gentile, è un pò freddo, rimane sulle sue.

Entriamo al Parco Civico e ci concediamo una piacevole passeggiata lungolago, incorniciato da aiuole di fiori colorati. Ci sono aree super attrezzate per bambini, percorsi di cardiowalk, ragazzi in bicicletta o a fare yoga, sposini che approfittano della strepitosa skyline per le foto di rito. Dopo aver comprato la calamita ricordo ce ne possiamo davvero andare, e canticchiando Ivan Graziani, impostiamo il navigatore sulla prossima tappa… “Lugano addio, cantavi….”.

DSC_0014 DSC_0022 DSC_0025 DSC_0037 DSC_0020Passiamo per rigogliose vallate popolate da mucche al pascolo e puntinate di casette che sembrano poggiarsi sui pendii delle montagne. Ci fermiamo a una piazzola di sosta per fare qualche foto tanto è bello il panorama e l’aria è fresca e tersa. All’altezza del Passo del San Bernardino non possiamo non fare una breve esplorazione del villaggio omonimo proprio sulle rive di un magnifico lago. C’è un parco avventura sull’altra sponda, preso d’assalto da bambini scalmanati, famigliole a far picnic su colorati plaid, tende da campeggio. Se mi è sembrato così bello oggi, figuriamoci cosa deve essere d’inverno, con il lago ghiacciato e la neve a ricoprire ogni cosa.

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Dopo un paio d’ore siamo a Vaduz, capitale del Liechtenstein, ma questa storia del principato ci convince poco… Sembra semplicemente un naturale proseguimento della Svizzera, per quanto il panorama si sia fatto meno affascinante.

Vaduz consiste in un’unica via lastricata sulla quale si riversano negozi, boutique, ristoranti, musei. Ci sono parecchie installazioni artistiche sparse lungo il corso, tra le quali una giunonica donna addormentata, secondo l’inconfondibile stile di Botero, e molte riproduzioni di celebri e costosi francobolli dipinti ai bordi della strada. Compriamo due calamite e una tazza come souvenir alla non modica cifra di 37 euro e un rene, quindi cerchiamo qualcosa da mangiare, ma quando ci rendiamo conto che una porzione di involtini primavera “to go” viene 9 euro scartiamo l’ipotesi cinese. Spendiamo comunque una ventina di euro per due kebab (buonissimi!) e due coche, poppata al piccolino e, sotto una pioggerella triste, ce ne andiamo.

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Il navigatore ci informa che, causa incidente, si prospettano ben quindici chilometri di coda, così prendiamo la strada alternativa, quella che passa per la cittadina di Feldkirch, già Austria, per poi finalmente arrivare a Oberreitnau,  lungo il Bodensee,  una frazioncina a circa sei chilometri da Lindau. Qui abbiamo una camera prenotata per tre notti nella guesthouse Ziegler, un pittoresco edificio color crema con finestre adorne di gerani rossi. La struttura è a conduzione familiare e sono tutti molto gentili. Subito la zelante moglie del proprietario/cuoco, Otto, ci manda un ragazzo in aiuto per le valigie e per il lettino da campeggio che monteremo in un angolo accanto alla finestra. Un angolo, sì, perchè per quanto graziosa e ben rifinita, la camera è claustrofobicamente piccola e per di più in mansarda. Altra pecca, la struttura è a due piani e senza ascensore, ma tant’è… Siamo stremati a fine giornata, tanto da decidere di mangiare nel ristorante dell’albergo pur di non doverci rimettere in macchina. Prendiamo due piattoni di carne, patatine fritte e insalata, con una salsa molto appetitosa, ma sarà difficile mangiare: Sami è un po’ nervoso e piange disperato finché non riesce ad addormentarsi. Ci rifacciamo con il dolce, un grande barattolo di vetro, di quelli per le conserve, ricolmo di frutta fresca, yogurt e pezzetti di alcolica torta alla mandorle.

Il 21 agosto andiamo a visitare il castello di Neuschwanstein, nei pressi di Fussen. Facciamo un bellissimo viaggio per la campagna bavarese, dagli sconfinati prati verdi e l’aria impregnata dell’odore delle stalle. A Fussen c’è una coda spaventosa, pare che mezza Germania abbia avuto la nostra stessa originale idea, finché arriviamo a un grande parcheggio e ci apprestiamo a cominciare la visita. C’è un’altra fila lunghissima per i bagni così, per risparmiare tempo, ci fermiamo in un bar che ha i tavoli all’aperto per una spremuta e una coca. Lo scambio che ho con la cameriera mi fa capire che i tedeschi sono di due tipi: o freddi ma gentili, come, ad esempio, i proprietari dell’albergo, o freddi e scortesi, come in questo caso. Ti lascio 2 euro di mancia su un conto di 6 e tu hai anche il coraggio di rispondermi “Wow!” in tono canzonatorio?! Non ho parole…
Ci incamminiamo verso la salita che porta al castello, anche se sappiamo già che non entreremo. Avremmo dovuto prenotare i biglietti con largo anticipo sul sito, ma a noi i castelli non interessano quasi mai per le sale interne. In questo caso, poi, non si potrebbe neanche fotografare niente. Ci inerpichiamo a piedi insieme a una ciurma di altri turisti, visto che le navette gratuite non passano, ma, al contrario, è un via vai di carrozze a pagamento trainate da poveri cavalli che fanno su e giù per questa ripida strada di montagna, senza sosta. C’è da dire che la passeggiata in mezzo a questo bosco è molto piacevole, ma arrivare su in cima con tanto di passeggino è impegnativissimo. Arrivati all’ingresso del maniero vengo più colpita dalla bellezza della valle e del lago ai nostri piedi che altro. Il famoso castello di Ludovico II è molto più scenografico da lontano… Da vicino l’ho quasi trovato kitsch… La fortuna dell’attrazione è stata soprattutto fatta da Disney, diciamocelo…

DSC_0124 DSC_0128 DSC_022320150821_125406_HDRTornati a valle andiamo a mangiare in una folkloristica birreria bavarese dove lo staff serve con indosso i costumi tipici. All’interno un grande salone ad arcate dai soffitti alti è tutto decorato con festoni verdi, mentre le tavolate comuni sono ricolme di bretzel, boccali di birra e wurstel. Noi, ovviamente, non siamo da meno, e in più dividiamo un goloso strudel di mele con una salsa alla vaniglia che sembra latte condensato.

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Usciamo belli soddisfatti a goderci il magnifico Alpensee, il lago che avevamo visto dalla cima, di un colore spettacolare, puntinato di pedalò e romantiche barchette a remi. Non resisto alla tentazione, l’acqua è talmente trasparente che non posso fare a meno di mettere i piedi ammollo. Che goduria…

DSC_0153 DSC_0149 DSC_0188 DSC_0189 DSC_019420150821_150654Compriamo le consuete calamite come souvenir, saltiamo a piè pari la visita all’altro castello, quello di Hohenschwangau, a parer mio pacchianissimo, con quell’orrido cigno sul tetto, quindi ce ne andiamo a Oberammergau.

Questo è un delizioso paesino lungo l’Alpenstrasse, la strada che percorre le Alpi Bavaresi e Austriache, ed è carico di tradizioni. La maggior parte delle case del centro sono tutte finemente affrescate e dal 1634 ad oggi gli abitanti inscenano la Passione di Cristo ogni dieci anni, in base a un voto che venne fatto per essere stati salvati da un’epidemia di peste. Inoltre, qui ha sede la prestigiosa Scuola per diventare Intagliatori di Legno, e in effetti ovunque si possono trovare bellissimi oggettini artigianali da portare a casa. Noi entriamo in un negozio che vende articoli per il Natale, ed è davvero difficile scegliere cosa acquistare…abbiamo l’imbarazzo della scelta!

DSC_0229 DSC_0235 DSC_0245 DSC_0253 DSC_0254 DSC_0258 DSC_0262 DSC_0281Tornando verso l’albergo ci fermiamo ad una stazione di servizio con annesso market. Decidiamo di comprare qualche tramezzino… Stasera si cena (e ci si riposa) in camera.

Sabato 22 agosto, giornata calda, cielo limpido.
Dopo due ore per le folli autostrade tedesche, dove non ci sono limiti di velocità, arriviamo a Monaco.
Prima di entrare in città, però, essendo molte zone a traffico limitato, compriamo il bollino delle polveri sottili da apporre sul parabrezza per poter circolare in centro.
Troviamo posto a pochi passi dal Duomo, 3 euro per appena un’ora e mezza di sosta… Ma abbiamo dato fondo a tutte le nostre monete… Tentando la sorte, partiamo alla scoperta della capitale bavarese.
Appena sbucati su Kaufingerstrasse veniamo travolti da una marea di gente, un fiume che và e viene ed ha fretta.
Capisco che è sabato ed è quasi ora di pranzo, ma mi viene un po’ il dubbio che qui sia sempre così… Troppi visitatori per pochi kmq di centro storico.

DSC_0291 DSC_0296Riusciamo faticosamente a crearci un varco con il passeggino in questa massa e miracolosamente a fare qualche foto.
La situazione a Marienplatz, la piazza principale, è drammatica, ma arrivati al mercato tradizionale, il Viktualienmarkt, quasi mi prende lo sconforto.

DSC_0310 DSC_0315 DSC_0316 DSC_0321 DSC_0339 DSC_0344In teoria, in mezzo a banchi di frutta, verdura e fiori, ci sono tanti localini che vendono street food, ma anche specialità locali o a base di pesce. In pratica, è impossibile pensare di riuscire a trovare un posticino qui… Troppa ressa, troppa confusione, davvero, credo mi stia venendo un attacco di agorafobia.
Devo cambiare Sami, quindi entriamo nella Galleria sul corso alla ricerca di un fasciatoio. Vista la calma che regna qui dentro (non ci sembra vero!), ne approfittiamo per mangiare qualcosa al food court all’ultimo piano, quindi andiamo a vedere gli edifici della Haufbrauhaus e dell’Augustiner Braustube, entrambe birrerie molto famose e antiche, manco a dirlo, letteralmente prese d’assalto.

DSC_0353 DSC_0355 DSC_0363 DSC_0370 DSC_0373DSC_0371DSC_0384DSC_0388Acquistiamo la calamita ricordo nel merchandising del Bayern Monaco, quindi ce ne possiamo andare, vagamente infastiditi da questo caos infernale. Ci hanno fatto una multa di 15 euro per aver sostato fuori tempo massimo, ma forse, a conti fatti, quasi conviene pagare una sanzione visti gli astronomici prezzi dei loro parcheggi! Torniamo in albergo sul presto, in modo da riposarci un pò, quindi usciamo verso le 21:00 per una passeggiata serale a Lindau.
Questa meravigliosa isola si trova all’interno del Bodensee, o Lago di Costanza, per gli amici, ed era una nota località di villeggiatura già ai tempi dei Romani. Il centro storico si snoda tra vicoli acciottolati sui quali affacciano casette pittoresche e interessanti localini dove poter bere o mangiare qualcosa. Gli alberghi più eleganti hanno la vista sul porto, il cui ingresso è presidiato dal simbolo della città, ovvero la statua del leone e del faro, a quest’ora fascinosamente illuminati per la notte. Le boutique lungo la bella Maximilianstrasse stanno chiudendo. Facciamo in tempo a prendere un gelato (si può definire sviluppato un paese che non conosce l’aggiunta della panna a coppette e coni? si può?), quindi, visto anche il freddo venticello che si è alzato, ce ne torniamo in camera con l’intenzione di ripassare qui domani.

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Domenica ci svegliamo presto, scendiamo scaglionati a far colazione e cominciamo a caricare i bagagli. Oggi viaggeremo lungo il lago di Costanza per poi arrivare a Friburgo, dove alloggeremo per ben sei notti. Prima però, ci concediamo una nuova passeggiata diurna per il centro di Lindau. Il lungolago è molto vivace: barche a vela all’ombra della Mangturm, la torre che un tempo fungeva da faro; traghetti pronti a partire per le altre due isole del Bodensee; suonatori di violino, giocolieri, ragazzi in skateboard. Arriviamo alla piazza del vecchio Rathaus, un bellissimo edificio affrescato risalente al 1400 finché, dopo un paio d’ore di esplorazione, ci rimettiamo in cammino.

DSC_0454 DSC_0451 DSC_0452DSC_0462 DSC_0463 DSC_0464 DSC_0466DSC_0468 DSC_0482 DSC_0483 DSC_0484 DSC_0491Ci piacerebbe poter viaggiare lungo la panoramica, per vedere più scorci di lago possibili, ma l’unica strada percorribile non è panoramica proprio per niente e, anzi, è anche congestionata dal traffico.
Sono le 14:00 passate quando ci troviamo nei pressi di Meersburg, così decidiamo di fermarci per un boccone. Lungo la strada, fiancheggiata dall’onnipresente pista ciclabile, troviamo un biergarten che ha pochi tavoli proprio di fronte una delle tante spiagge pubbliche. Prendiamo wurstel al curry e grigliati con birra e patate fritte… che varietà la cucina tedesca, non c’è che dire! Il tizio che ci serve continua a parlare un velocissimo tedesco nonostante ci stiamo rivolgendo a lui in inglese, ma non si può definirlo antipatico, con quella coda di cavallo argentata e la sua dovizia nel cancellare con il suo pennarellone dal cartello quali gelati non siano più disponibili. Intorno a noi altri villeggianti, per lo più tedeschi, con famiglie e cagnolini, campeggiatori a bordo dei loro vecchi Westfalia. Un ragazzo in particolare ha l’aspetto del migrante, ed è buffo vederlo nella sua pettinatura arruffata con canottiera tesa per la troppa pancia su micro costumino a mutanda anni’70. Mi ricorda Pasquale Ametrano, uno dei mitici personaggi del primo Carlo Verdone.
Scopriamo che per arrivare a Costanza bisogna prendere un ferry così, scartata l’idea, proseguiamo alla volta di Donaueschingen, sotto un principio di temporale. Secondo alcuni forum di viaggio, questa doveva essere una tappa imperdibile. Mah. Sarà che è domenica ed è tutto miseramente chiuso, sarà la pioggia, sarà che in giro non c’è un’anima… Decidiamo di proseguire fino a Friburgo senza indugi… Il viaggio è ancora molto lungo e il tempo sta peggiorando.
Quando imbocchiamo la P31 ci rendiamo immediatamente conto di come lo scenario sia cambiato. Dalle placide praterie bavaresi siamo passati a montagne sormontate da fitte e misteriose foreste di abeti. Una meraviglia. Di certo una delle strade più belle mai percorse.
Arriviamo a Friburgo nel tardo pomeriggio che piove a dirotto. Troviamo posto nel parcheggio sotterraneo che serve un centro commerciale, una palestra e l’albergo dove alloggeremo, il Mercure Am Muenster. L’ascensore ci porta direttamente nella hall dove una receptionist d’origine italiana ci dà il benvenuto tentando di parlare la nostra lingua. La stanza è al quarto piano e ci permette una vista sulla torre della Cattedrale. La posizione dell’albergo è ottima: si attraversa la strada e si è già nella zona pedonale del centro storico, fantastico! La camera è anche piuttosto grande, ospita ben tre letti, c’è posto per il passeggino e in bagno abbiamo persino la vasca.
Abbiamo una fame da lupi, quindi ci avvolgiamo nei nostri k-way per cercare qualcosa da mangiare. Vorremmo evitare salsicce e crauti almeno per una sera, così optiamo per un ristorante cinese, ma è già pieno. Vabbé, per stasera kebab… D’altra parte la città è invasa da queste rosticcerie che preparano specialità turche e marocchine. I due kebabbari sono molto gentili, fin troppo, probabilmente aiutati da una buona dose di alcol. Quando scoprono che veniamo da Roma, uno di loro si scioglie in una dichiarazione d’amore nei confronti della nostra squadra e di Francesco Totti (questo perchè lo conoscono solo all’interno del raccordo anulare….) e cominciano a chiederci come si dice questo o quello in italiano. Non vogliono proprio star soli stasera, ma noi siamo fradici e siamo preoccupati che possa diventarlo anche il piccolino, abbiamo fretta. Finalmente in camera divoriamo i due panini come non ci fosse un domani. Ragazzi, che buono!!!

Lunedì vorremmo non prendere la macchina per tutto il giorno, quindi decidiamo di restare a goderci Friburgo.
Scendiamo a far colazione in un bar/forno proprio sotto l’albergo, all’interno di una galleria tra negozi d’abbigliamento a basso costo e bazar. Piove anche oggi, così entriamo da Karlstadt, un grande magazzino dove facciamo shopping approfittando degli ultimi saldi. Per pranzo scoviamo un localino nei paraggi, si chiama Mmm e fa tutta roba salutare, dalle insalate alle zuppe ai frullati. Un posto del genere è come una boccata d’aria: dopo pochi giorni di carne di maiale e fritto già non ne possiamo più. Torniamo in stanza per ripararci dal temporale, dormiamo un po’, poi nel tardo pomeriggio usciamo di nuovo per visitare il centro.
Friburgo, storica città universitaria, presenta delle particolarità architettoniche che la rendono, a suo modo, unica.  Ai lati delle strade si trovano i bachle, canali che nel Medioevo avevano il compito di convogliare l’acqua in eccesso rappresentando una fondamentale cisterna per spegnere i frequenti incendi. Se ci si capita dentro con un piede si dice che si tornerà a Friburgo. In effetti non sono segnalati, quindi forse caderci all’interno non è poi così leggendario…. Adoro vedere molti bambini, immersi con le loro galosce colorate, che ancora li utilizzano per giocare, trascinando barchette da far navigare controcorrente.

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DSC_0541Tutto il centro, poi, è completamente rivestito di ciottoli provenienti dal Reno, alcuni di questi incastonati in modo da creare disegni e stemmi, come, ad esempio, di fronte al Vecchio Municipio. La cattedrale in Munster Platz ha la torre campanaria parzialmente in restauro, ma mi piace moltissimo questa piazza, circondata da edifici di varie epoche, dove ancora oggi si svolge il mercato. In fondo alla piazza il Kaufhaus, il Grande Magazzino che fungeva anche da sala meeting per i ricchi mercanti della città, particolare nella sua tinta rossa, con le arcate e i timpani color oro.

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DSC_0509 20150824_183854_HDR 20150824_185742_HDR 20150824_190041_HDRTorniamo sul corso principale, squarciato dai binari del tram, dove, sotto i portici, tra negozi e banche, è purtroppo facile imbattersi in povera gente a mendicare…molti sono anziani… Alla Fontana del Bardolino voltiamo a sinistra ed entriamo al Markthalle, il mercato coperto della città, un food court dove è possibile trovare specialità da tutto il mondo da gustare su uno dei tavoli all’interno. La nostra bussola punta ad est: sushi e noodles thailandesi con latte di cocco, pollo e anatra croccante. Buonissimo. Peccato che questo posto sia poco pubblicizzato. Sulla nostra guida non era neanche segnalato e anche per la strada non ho trovato granché d’informazioni. Inoltre chiude molto presto, alle 20:00 dal lunedì al venerdì, fino a mezzanotte solo il sabato e la domenica. Che peccato… Finiamo in fretta di mangiare, e fatta qualche foto a Fischerau, nota strada con palazzi pittoreschi, torniamo in albergo.

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Il giorno seguente partiamo alla scoperta della Foresta Nera! La nostra prima tappa è il lago di Titisee, a una trentina di chilometri da Friburgo. La giornata è meravigliosa, splende un glorioso sole e l’aria è calma. Parcheggiamo di fronte il parco pubblico, dove c’è un palcoscenico che ospita spettacoli all’aperto, tra fiori e alberi. Il lago si staglia davanti a noi, nel suo blu affascinante, completamente circondato da abeti di ogni tipo. E’ vietato percorrerlo con barche a motore, e in effetti al largo si vedono soltanto canotti, pedalò e piccole imbarcazioni con motore elettrico. Superiamo un minuscolo allevamento di alpaca, simpaticissimi nelle loro “acconciature” afro, e raggiungiamo a piedi il centro della cittadina, gremito di turisti alla ricerca di un regalo, un ristorante, un caffè. Decidiamo di proseguire lungo il percorso che segue il periplo del lago, un sentiero che si snoda attraverso la foresta e che offre scenari incantevoli. Oltrepassiamo la sbarra che delimita il confine di un campeggio lungo la riva, una struttura pulita, ordinata e organizzata; ha addirittura padiglioni appositi che fungono da sala ricreativa, con tanto di flipper, tavoli da biliardo, e lo spazio lavanderia. Ci fermiamo a mangiare in un chiosco, una piccola birreria con i tavoli all’aperto e gli interni pieni di dettagli marinari. Ordino un’insalata con striscioline di schnitzel, mentre a Vale arriva un tagliere di wurstel, crauti e cetrioli sott’aceto. Quando anche Sami ha finito il suo lattuccio, possiamo proseguire oltre, entrando in un altro bel campeggio circondato da verdi prati di campagna. Siamo di nuovo sull’altra sponda, leggermente in altura. La vista da qui è ancora più bella, così come le ville e gli hotel boutique che ci circondano, uno più elegante dell’altro.

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Invece di tornarcene in albergo, proseguiamo il nostro viaggio lungo queste splendide strade. Imbocchiamo la P500, stupefacente percorso che porta nel cuore delle montagne, tra fattorie, pascoli, foreste. I falchi che volteggiano in alto sembrano delle silenziose, ma inesorabili sentinelle…quanto mi piacerebbe fotografarne uno!

DSC_1061 DSC_1050 DSC_1057 DSC_1058Saltiamo l’escursione alle Cascate di Triberg, siamo troppo stanchi ora, ma facciamo una capatina al paesino di Schonach per vedere l’orologio a cucù più grande del mondo.
Questi oggetti, che io non posso fare a meno di trovare molto kitsch, sono stati inventati proprio in questa zona, quindi è facile immaginare l’orda di turisti in fila per vedere mostre, musei e negozietti dedicati al tema. Arriviamo poco dopo lo scoccare delle ore, quindi ci perdiamo per un soffio questo orologione che si anima e sembra prendere vita.

20150825_173850_HDR 20150825_174338_HDREsausti, torniamo a Friburgo. Ci prendiamo una pizza al Sultan, il nostro amico turco sotto l’albergo… stasera mangiamo in camera.

Mercoledì si va in Francia, partiamo alla volta di Colmar, a circa cinquanta chilometri da Friburgo.
Adoro le città di confine! Mi affascina il concetto di territorio delimitato, di frontiera, soprattutto nel senso antico del termine, quando per “valico” spesso si utilizzavano elementi naturali: un corso d’acqua, una montagna, un bosco. Aldilà del fiume, in questo caso il Reno, c’è un’altra cultura, con una nuova lingua, nuovi usi e costumi, ma senza dimenticare le forti influenze del paese confinante. In queste città spesso convive una duplice anima, frutto di anni di commistioni ed integrazione di razze diverse che hanno portato ad osservare e, spesso, ad imparare, dall’altro. In tal senso, probabilmente, questi posti hanno una marcia in più.
Colmar è una perla. Ha l’aspetto di una piccola cittadina di campagna, ha un’aria rustica, al tempo stesso semplice e sofisticata. Conserva un cuore tutto medievale, con case a graticcio, tipiche dell’architettura alsaziana, e canali che le donano, conferendole un aspetto calmo e romantico.
A Colmar il tempo sembra essersi fermato, e in effetti non vorremmo più andarcene tanto è piacevole questa gita.

DSC_0689 DSC_0695 DSC_0699 DSC_0700 DSC_0704 DSC_0710 DSC_0711 DSC_0713A Rue des Clefs scoviamo una minuscola botteguccia a metà tra cartoleria e negozio di souvenir, dalla quale sarà difficilissimo uscire, tra i nostri “noaspettaprendiamoquestonoforsemeglioquestaltroprendiamolientrambi.”
Molti oggettini portano il marchio Bretzel Airlines, 100% alsacienne, calamite, t-shirts e gadget vari molto simpatici, ma non proprio economicissimi. Sono molti i simboli di Colmar che è possibile trovare in giro: lo stampo di latta o terracotta per cucinare il kougelhopf, tipico dolce locale simile a un alto ciambellone con scanalature, i bretzel ricoperti di formaggio filante, i vini e le birre, ma soprattutto le cicogne, molto gettonate quelle in versione peluche. In effetti ne abbiamo incontrate parecchie (di quelle vere, non peluche) venendo qui, tra coltivazioni di mele e vitigni.
Nella Piazza della Cattedrale la vivacità è palpabile. Pasticcerie, caffè, trenini turistici dai quali provengono le canzoncine di una scolaresca in vacanza, un chitarrista che intona Django Reinhardt.

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DSC_0755DSC_0749 20150826_130810_HDR Scendiamo per Rue des Marchands, dove la guida ci segnala la Maison Pfister, edificio storico in pietra con una bella balconata in legno e antichi affreschi, quindi arriviamo nella zona dei canali dove, sotto un fresco porticato pieno di rampicanti, si sta svolgendo una fiera di vini locali. Seguiamo il corso d’acqua curiosi di vedere quali altri fiabeschi scenari ci aprirà, e desiderosi di mangiare qualcosa, entriamo al Marchè Couverte, in Rue de la Poisonnerie.

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DSC_0784DSC_0861DSC_0771DSC_0776DSC_0779 DSC_0787DSC_0774DSC_0785DSC_0786 Qui, tra ordinati banchi di frutta, verdura, carne e pesce, ci sono piccoli bistrot dove è possibile sedersi per un boccone. Noi ne scegliamo uno chiamato Citron&Basilic, dove principalmente preparano quiche e insalate. La gentilissima cameriera si sforza a parlare inglese con noi con il suo delizioso accento. Ordiniamo una quiche Lorraine, una torta salata ripiena di uova e pancetta, e una Tarte Flambeè, “una specie di pizza”-mi dice la ragazza…e già sarei pronta a dire di no-“con pancetta, cipolle e formaggio. E’ un piatto tipico alsaziano, per me molto buona”. Mi lascio convincere, poi prendiamo anche un goloso dolce ripieno di frutta con un croccante crumble in superficie. Al momento dei saluti la ragazza è curiosa, mi chiede se mi è piaciuta la loro pizza e io non posso che rispondere che era “tres bon” ( e qui finisce il mio vocabolario francese insieme a parole come “bonjour” e “merci”….tutte con vivo accento barese, si intende..).

DSC_0795 DSC_0805DSC_080620150826_135348_HDRLa Petite Venise è proprio di fronte a noi, un incantevole quartiere con casette caratteristiche e bassi ponticelli dove le barchette che trasportano i turisti passano a malapena.
A metà pomeriggio ce ne andiamo un po’ a malincuore, ma siamo davvero stanchi… Oggi ha fatto anche molto caldo. Usciremo in serata per andare a mangiare qualcosa. Oltre le mura di Friburgo troviamo un tex-mex chiamato Sausalitos: mai mangiato burrito più buono!

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Il mattino seguente ci aspetta un’altra giornata di sole e gite. Andiamo allo Starbucks sotto l’albergo per colazione, ormai diventato un punto di riferimento, e puntiamo a nord, si va a Baden-Baden, un centinaio di chilometri da qui.

Quel che balza subito agli occhi girovagando per questa cittadina è l’eleganza. Le ville liberty, i negozi d’alta moda, dove la borsa più economica ammonta quanto al mio stipendio mensile, le gioiellerie. E’ pieno di ricchi anziani venuti sin qui per sfruttare i benefici delle acque delle Terme di Caracalla (in effetti, Baden-Baden era un importante centro termale già all’epoca dei Romani; in seguito, meta preferita di vacanza da molte alte cariche del Reich) e persone di mezza età a passeggio col proprio cagnolino lungo i  signorili viali alberati che costeggiano un placido canale.
Sembrerebbe tutto perfetto, direte voi, ma non è così. C’è qualcosa che mi disturba e per tutto il tempo della passeggiata non riesco a capire di cosa si tratti. Alla fine forse ci arrivo. Sembra tutto finto. Mi spiego meglio. Mi è sembrata un’eleganza costruita, non naturale come poteva essere in passato, ai tempi gloriosi della Belle Epoque. E’ come se ci si sforzasse di mantenere quel tono di regalità, e ovviamente tutto questo stona. Perché mai i normali conducenti di carrozze turistiche dovrebbero indossare il tight con tanto di tuba? Andiamo! State solo portando a spasso dei cavalli! Ma poi, davvero c’è gente che si atteggia da nobile salendo a bordo di questi ridicoli mezzi?! Mi è sembrata un’opulenza fuori luogo. Sulla piazza principale hanno allestito un mercato (finalmente un po’ di “normalità”…eh sì, anche i ricchi mangiano) e mi fermo per comprare qualche cesto di lamponi e more da smangiucchiare per pranzo.

DSC_0865 DSC_0868 DSC_0872 DSC_0878 DSC_0890Per le 14:00 varchiamo di nuovo i confini con la Francia, oggi visitiamo anche Strasburgo. Parcheggiamo vicino la Porta dell’Ospedale e ci ritroviamo in una piazzetta dove svetta l’albergo e ristorante Au Cerf d’Or. Passeggiando lungo il ponte è facile arrivare alla Piazza della Cattedrale, magnifica nelle sue vetrate colorate e l’imponente organo in stile neobizantino. Tutti intorno tantissimi edifici storici in legno e pietra, caffè, negozi di souvenir, ma anche bizzarre installazioni artistiche che creano un buon contrasto con tutta questa architettura medievale. Proseguiamo per le stradine del centro, piene di negozi interessanti che vendono prodotti artigianali, tra i quali dei dolci dall’aspetto invitante. Entriamo in una patisserie chiamata Christian.
Non resistiamo al richiamo dei macaron, ci ammiccavano dalla vetrina nelle loro ingenue tinte pastello che sembrano riportarti alle cose buone dell’infanzia. La commessa continua a chiederci se basta così… pare brutto dire di sì, così aggiungiamo al carrello una scatolina di tartufi ripieni di whisky… Ora possiamo morire contenti. Arriviamo a un’ampia piazza porticata, ci fermiamo per una bibita fresca, quindi arriviamo al quartiere chiamato La Petite France, patrimonio Unesco dal 1988. In passato rappresentava una sorte di ghetto ospedalizzato per i malati di sifilide, venne distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale, quindi ricostruito più fedelmente possibile all’originale. Io l’ho trovato semplicemente bellissimo, con tutte quelle case a graticcio e l’incantevole vista sul corso d’acqua sottostante, che nell’antichità serviva vecchi mulini, oggi in parte convertito a diga.

DSC_0896 DSC_0903 DSC_0905 20150827_141529_HDR DSC_0915DSC_0922 DSC_0928 DSC_0930 DSC_0934 DSC_0937 DSC_0946 DSC_0948 DSC_0949 DSC_0950 DSC_0952 DSC_0953 DSC_0954 DSC_0958 DSC_0962 DSC_0963 DSC_0968 DSC_0969 DSC_0970 DSC_0976Torniamo alla macchina e nuovamente in territorio tedesco decidiamo di fare un’ultima sosta ad Oppenau, tanto è di strada.
Ci inerpichiamo per ripide e solitarie strade di montagna, dove la vista è pazzesca e dal finestrino provengono odore di resina e legna. Tra un tornante e l’altro arriviamo alle rovine di una chiesa abbandonata, si tratta della Chiesa di Allerheilingen. Facile capire perché lo scenario fosse particolarmente caro agli esponenti dello Sturm und Drang, quando la Foresta Nera intera visse l’apice del suo splendore. Immaginate l’atmosfera… Un’antica abbazia abbandonata in una vallata nel cuore di una misteriosa e fitta foresta … Romanticismo puro… In effetti mi sento come in un quadro di Friedrich… E’ di una bellezza decadente che affascina e quasi commuove..

DSC_0980DSC_0987DSC_0991DSC_0994DSC_0992DSC_0997 Dopo una giornata così piena non nascondo che non vediamo l’ora di farci una bella doccia. Cena al volo in un Burger King lungo l’autostrada, quindi potremmo anche buttare la chiave della stanza…

L’ultimo giorno nella Foresta Nera torniamo alle Cascate di Triberg, le più alte di tutta la Germania, per fare a piedi quell’escursione che la prima volta siamo stati costretti a procrastinare per via della stanchezza. Ora, non è che oggi siamo esattamente dei fiori (a parte Sami, ovviamente), ma è l’ultima tappa che ci siamo prefissati di vedere. Arriviamo al secondo parcheggio per le Wasserfalle (il primo è su in cima, il terzo giù a valle nel paesino omonimo), come sempre a pagamento, e a piedi, armati di biberon, ciucci e passeggino, come tutti i grandi esploratori, imbocchiamo il sentiero. Per vedere le cascate bisogna pagare 4 euro a persona, un furto. Arriviamo su questo ponticello dove per ora si vedono solo selfie sticks… Quando arriva il nostro turno per affacciarci scopriamo una normalissima cascata in una normalissima montagna. Le Cascate del Monte Gelato nel Parco di Veio, vicino Mazzano Romano, sono più belle. E non è una battuta. Vale vorrebbe proseguire a piedi fin giù al paese, io gli rispondo che è un pazzo…. Con il passeggino, un bimbo di circa dieci kg, gli zaini, la macchina fotografica su e giù per stretti sentieri dove l’unica cosa che davvero mi colpisce è uno scoiattolo tutto solo… Anche no!

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Torniamo indietro e scendiamo al paesino di Triberg per mangiare qualcosa. Scegliamo una birreria nella piazza del Municipio, dove ci serve una sorridente donna in costume tipico un po’ troppo scollacciato. Il menù propone le solite cose, quindi opto per una cotoletta e patate fritte. Vale invece assaggia del filetto di maiale nel suo gravy con funghi trifolati, noodles, che in realtà sembrano più spatzle, e ravioloni ripieni di carne di maiale tritata e spinaci. Non male. Buonissima la birra, manco a dirlo.
Sull’altro lato della strada c’è una pasticceria con sala da tè, si chiama Adler. Dentro ci sono solo due donne di mezza età a servire, mentre nel bancone sono esposte varie torte, a mio parere, dalla farcitura troppo pesante, praline e biscotteria varia. Ci accomodiamo nel cortile interno, dove sta già mangiando una famigliola di francesi. La ragazza ha preso un caffè pazzesco, in un bicchiere da succo di frutta, da qui vedo solo tanta panna e una cannuccia. Quando arriva la cameriera ordino “quello che ha preso lei”, e mi arriva questo strepitoso caffè freddo arricchito di gelato al cioccolato con panna e cialda. Vale finalmente prova la Torta Foresta Nera, una botta calorica di panna, cioccolato e ciliege, non così facile da trovare come invece mi sarei aspettata. Davvero ottima!

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Tornati alla macchina scopriamo che ci hanno fatto un’altra multa, stavolta di 10 euro, sempre per aver sostato più dell’importo inserito. Vorrà dire che di bonifici ne faremo due… uff!

Il giorno seguente lasciamo Friburgo e torniamo in Italia. Se tutto andrà secondo i piani, nel primo pomeriggio dovremmo essere a Como, in modo da poterla visitare con calma, per poi ripartire definitivamente per Roma l’indomani.
Una volta pagato il conto, carichiamo i bagagli in macchina e andiamo a far colazione da Starbucks. Prima di lasciare la città, vorremmo concederci un ultimo giretto alla ricerca di qualche souvenir.
Nella Piazza della Cattedrale si sta svolgendo il mercato. Io li adoro! Credo che siano il modo più diretto per conoscere un popolo e le sue abitudini/tradizioni. Questo poi, pur essendo all’aperto, è molto ordinato. Da una parte solo bancarelle di piante e fiori, dietro la fontana ortaggi e frutta e così via. Gli odori che si mescolano sono inebrianti, nonostante abbiamo appena mangiato.
Una volta comprati i ricordini possiamo davvero andarcene, ma già mi dispiace: l’atmosfera, complice anche questo magnifico sole, è quasi di festa di campagna, rilassata e gioviale.

DSC_1072DSC_1084DSC_1085DSC_1086DSC_1078DSC_1092DSC_1093C’è traffico stamattina, non è così agevole attraversare la Svizzera. Passiamo per la zona industrializzata di Basilea, ma è all’altezza del Gottardo, dopo aver fatto una piccola pausa per far mangiare il bambino, che cominciano i guai. Due ore di fila, fermi, immobili sotto un sole cocente. Pensiamo ci sia stato qualche incidente, ma in realtà scopriremo un banale restringimento della carreggiata in galleria. Per motivi di sicurezza hanno azionato un paio di semafori, per fare in modo di regolare l’afflusso di veicoli nel tunnel, ma i nostri nervi sono stati messi a dura prova, soprattutto quelli di Sami.
Arriviamo a Como verso le 17:30. Addio programmino di visitarla con calma! Grasso che cola se riusciremo a vedere qualcosa stasera. L’albergo però ci dà soddisfazioni. E’ a una spicciolata di chilometri dal lago, si chiama B&B hotel, una catena molto conosciuta all’estero, ma che sta prendendo piede anche in Italia. La loro filosofia è garantire ottimi servizi a prezzi più che contenuti. Intanto mi piace la struttura, tutta di mattoni. Enorme. Doveva essere una ex fabbrica, forse proprio uno dei locali de La Provincia, il quotidiano locale, che deve essere stato ceduto all’albergo. La receptionist è asciutta e concreta e in quattro e quattr’otto ci manda su in camera con un codice numerico. E’ tutto nuovo e molto colorato. Questo posto ha personalità. La stanza è gigantesca, con una bella stampa della cupola del Duomo tutta colorata di blu elettrico sulla testiera del letto. Il resto degli arredi sono tutti minimal, moderni e laccati sulle tinte del grigio e del verde mela. Abbiamo wi-fi e molti canali Sky gratuiti da vedere su tv al led. E tutto per una trentina di euro a testa.

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Ci facciamo una doccia, poi verso le 19:15 usciamo per la cena: sono affamata, oggi in macchina mi sono “nutrita” solo di M&M’s. All’andata avevamo notato una Wiener Haus all’ingresso della città. Decidiamo di non cercare altro per stasera e andare sul sicuro entrando in questo ristorante in franchising che ogni tanto frequentiamo anche a Roma. La differenza con la nostra città, però, è la gentilezza estrema del personale: qui non sembra che ti facciano un favore. Sono tutti ragazzi sui 25-30 anni, uno più simpatico dell’altro, disponibilissimi quando ci vedono con un bimbo piccolo e fanno quasi a gara a prodigarsi per trovarci la sistemazione migliore. La cosa, tra l’altro, non è manco facile, visto che tutto il locale, nei suoi due grandi piani, è pieno. Ci mettono nella sala biliardo, dove già sono accomodati altri clienti abituali. Mangiamo di gusto, quindi siamo pronti per avere un assaggio di Como.
Troviamo posto nel parcheggio nei pressi del Parco dei Fratelli Recchi, quindi ce la facciamo tutta a piedi lungolago. C’è una giostra illuminata a festa che manda musica a palla rigorosamente anni’90. Sembra di essere tornati indietro nel tempo, alle mie estati del passato, quando il Festival Bar era l’unico programma televisivo che si aspettava tutto l’anno e si correva a comprare la relativa compilation che già a settembre non ascoltavi più. Passeggiamo lungo il pontile, ma faccio fatica a immaginare come sia la collina che si staglia di fronte a noi: ora posso vedere solo la funicolare illuminata per la notte, mentre provo a indovinare di che colore sia il lago. Il colpo d’occhio sulla cupola del Duomo è notevole e lo raggiungiamo passando per la parte nuova del parco chiamato Gli Amici di Como, una serie di sponsor che hanno contribuito a questo splendore, un immacolato insieme di prati ben tagliati, panchine e fontane. Andiamo a dormire con l’intento di tornare qui domani mattina, se riusciamo a svegliarci a un buon orario. Siamo stanchissimi.

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Il mattino successivo ci svegliamo presto per terminare i bagagli, preparare Sami e scendere a far colazione. C’era un’offerta per il weekend molto vantaggiosa: 7,90 euro per due in modalità all you can eat a buffet.

Peccato che questo albergo abbia riservato al pasto pochissimo spazio. Con le dimensioni da hangar che si ritrova, possibile che non siano riusciti a dedicare alla colazione almeno una sala?!
Sono appena le 8:00 quando arriviamo alla reception, dove tra i pochi tavolini e divani, una marea di clienti, per lo più stranieri, se ne sta già comodamente spaparanzata a chiacchierare sorseggiando il quarto o quinto cappuccino. Siamo in imbarazzo. Non c’è neanche lo spazio per il passeggino! Troviamo liberi solo due sgabelli appoggiati al desk, e facendoci spazio tra il computer e la cassa dell’hotel, saliamo su questi trespoli per consumare i nostri cornetti il più velocemente possibile.
Quando scendiamo a caricare i nostri bagagli in macchina, troviamo le stesse comitive di prima, ancora belli abbarbicati alle loro poltrone, completamente noncuranti delle nuove famiglie con i loro piccoli che si sono affacciate nel frattempo per consumare il servizio. Alla domanda “Cosa hai visto in Italia?” al ritorno probabilmente risponderanno “La hall dell’albergo! Cappuccino ottimo!”
Torniamo al lago e finalmente mi godo il tragitto in macchina. E’ pieno di bei negozi di arredamento, ristoranti etnici, soprattutto giapponesi, e le case hanno facciate antiche ed eleganti, non solo le ville liberty lungo lago, come la sensazionale Villa Olmo, ma anche prima, verso Piazza San Rocco. Scendiamo per fare qualche foto. C’è il Monumento ai Caduti, fin troppo grande per questo contesto, ma vengo più attirata dal tempio tipo pantheon dedicato ad Alessandro Volta, illustre comasco, in un tripudio di fiori e alberi ben potati.
Il colpo d’occhio sul lago è stupendo. Ci sono già cani con i loro padroni a sguazzare per le acque basse della spiaggetta sotto di me, ma il colore dell’acqua è più sul marrone scuro che sul verde, come invece mi ero immaginata.

DSC_0021 (2) DSC_0024 DSC_0028 (2) DSC_0027 (2) DSC_0040 (2) DSC_0031 (2) DSC_0038 (2) DSC_0029 (2) Facciamo in tempo a costeggiare il centro solo in macchina, purtroppo. Non si può accedere al castrum, tra l’altro, perfettamente conservato, se non a piedi. Abbiamo tanta strada da percorrere, preferiamo partire, quindi ci contentiamo di vedere il magnifico Duomo solo da qui. Sicuramente torneremo per approfondire il territorio, merita davvero.
Il viaggio verso Roma procede con numerose soste, ma senza troppi scossoni. Siamo fortunati a non trovare traffico: oggi si era prospettato bollino rosso sulle strade per il rientro.
Il nostro viaggio termina qui. E’ stato faticoso, abbiamo percorso più di 3000 chilometri, ma anche istruttivo.
Abbiamo visto realtà interessanti e non abbiamo dovuto rinunciare a nessuna delle tappe che c’eravamo prefissati, soprattutto grazie alla resistenza e alla pazienza del nostro dolce Samuele.
Mi piace definire questa esperienza come “Viaggio di Confine”, non solo geograficamente, entrando e uscendo da un paese all’altro con scioltezza e disinvoltura, come ho avuto modo di descrivere. Ma soprattutto dal punto di vista personale.  Questo viaggio ha delimitato la fine di un’epoca, quella dei “viaggi di coppia”, inaugurando ufficialmente quella dei “viaggi di famiglia”. Ma non solo.  Questa esperienza ci ha aiutato a capire i nostri limiti (anche mentali) e quelli di nostro figlio, fin dove potevamo spingerci, cercando di superare le nostre apprensioni, valutando pian piano cosa fosse meglio fare, sondando il terreno, sperimentando.

Questo viaggio è terminato, ma portiamo con noi tanta esperienza e consapevolezza in più.
E due dentini nuovi nuovi ❤

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