Valencia 2007

Ogni anno il solito problema …  che si fa a Capodanno? La domanda si è presentata, inesorabile, anche stavolta, e ha trovato  me, Valerio e una coppia di  amici concordi sull’idea di fare un viaggetto di qualche giorno in qualche città europea.

E così, scartate le località più care del periodo, come Londra o Vienna, si è insinuata l’idea di andare a Valencia.

Prenotiamo un volo Ryan Air su internet per 130 euro A/R  e 125 euro per  sistemazione in hotel in camera doppia dal 30 dicembre al I gennaio, colazione a parte.

Il 30 dicembre  partiamo con circa  due ore di ritardo (il volo era previsto per le 18:50) dall’affollatissimo aeroporto di Ciampino e arriviamo in una Valencia completamente addobbata a festa intorno alle 23:00. L’hotel è centralissimo,  adiacente a Plaza dell’Ayuntamento, vero punto nevralgico della città. E’ un quattro stelle della catena Vincci Lyss, moderno, con camere spaziose e  servizio SPA che, purtroppo, in questo periodo dell’anno non è agibile. Disfiamo le valigie e, dopo un bel bagno caldo, ci infiliamo sotto le coperte.

Il 31 dicembre  ci svegliamo presto e andiamo a fare colazione in uno dei pochi bar aperti alle 9:00 di mattina.  Radunata la truppa ci facciamo una lunga passeggiata (si può tranquillamente evitare di comprare travel card o altri abbonamenti per  metropolitana o autobus.. la città è talmente a misura d’uomo che si visita benissimo anche a piedi) fino al mega complesso del geniale architetto Calatrava, la Ciutad de las Artes y las Ciencias.

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E’ un piano sul quale troneggiano palazzi-sculture che sembrano uscire da un film di fantascienza. L’auditorium, quello che sembra il casco di una delle guardie dell’impero in “Guerre Stellari”, purtroppo è chiuso alle visite, così proseguiamo sino all’ Hemisferic. E’ vagamente somigliante ad un animale intento ad abbeverarsi nella grande vasca d’acqua posta strategicamente al centro del complesso, per favorire suggestivi giochi di luce, ed è la sede di un cinema dinamico che, però, alcuni conoscenti ci avevano sconsigliato di vedere. Paghiamo allora un biglietto cumulativo per il Museo delle Scienze e l’Oceanographic.

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Visitiamo i tre piani del museo, che vogliono essere una sorta di infarinatura generale di tutte le scienze, appunto, proponendo esperimenti di chimica e fisica, filmati educativi sulla biologia e nozioni di genetica. Stimolante, ma forse lo consiglierei più che altro a famiglie con bimbi al seguito. Ci riserviamo per ultima la passeggiata per  l’Umbrellaria, una specie di parco arricchito di aiuole ordinate e panchine, coperto, come fosse una serra, da archi  pneumatici  che sembrano sorprendentemente leggeri, e arriviamo all’Oceanographic, meraviglioso, non solo nella sua struttura, ma soprattutto per quel che contiene. Se amate gli animali questa visita da sola vale tutto il viaggio! Noi restiamo fino al tardo pomeriggio a godere di foche, pinguini, delfini, leoni marini…

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Convinti di poter trascorrere qui anche il brindisi al nuovo anno, come avevamo letto su internet prima di partire, ci rechiamo al punto informazioni dove, in realtà, ci dicono che non è in programma nessun veglione, così, ripercorrendo a ritroso la strada fatta all’andata, ormai davvero stanchissimi, cerchiamo qualche localino o pub  dove poter prenotare almeno la cena. Purtroppo la maggior parte dei ristoranti è chiusa, mentre altre deliziose cervezerie sono già al completo. Siamo un po’ amareggiati, ma una volta tornati scopriamo che in albergo si sta allestendo una cena speciale. Con 70€ a persona e, per fortuna, senza obbligo di abiti eleganti,  ci vengono serviti dei piatti squisiti e con un certo tocco estetico. I camerieri sono gentilissimi e a fine pasto ci consegnano delle bustine contenenti dodici chicchi d’uva, come vuole la tradizione. E’ ormai quasi mezzanotte, così ci imbacucchiamo e andiamo in Plaza dell’Ayuntamento, praticamente dietro l’angolo, dove è già riunita una folla di persone, tutta intorno al grande albero di Natale, ad aspettare i dodici rintocchi durante i quali si dovrà  ingollare un chicco d’uva per volta… pare facile… !

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Quel che mi colpisce di più è il modo semplice che i valenciani hanno di festeggiare. Qui  non ci sono solo ragazzi, ma anche anziani con il proprio cagnolino, famigliole intere con i coriandoli, i tamburelli, la loro bottiglia di bollicine, tutto molto lontano dal consumismo al quale siamo abituati. Mi è sembrata  una festa genuina, calorosa, corale..Buon 2008 a tutti!!

Il primo gennaio  ci svegliamo con estrema calma e, prevedendo che tutti  i negozi saranno inevitabilmente chiusi, scegliamo di fare colazione in albergo. Spendiamo la non modica cifra di 15€ a persona, ma devo dire che il buffet era davvero ricco di ogni ben di Dio. Una volta pronti ci addentriamo nel centro storico di Valencia, approfittando della splendida giornata di sole! Vediamo la zona del mercato, della cattedrale, di Plaza della Reina fino a spingerci nel bel parco del Turia dove, lì vicino, comincia un vero e proprio bombardamento per festeggiare il nuovo anno. Non sono fuochi artificiali, ma autentici “botti” che, per me, creano solo rumore molesto, ma che mandano in visibilio la gente del posto.. più il rumore è assordante, più crescono le ovazioni! Mi è piaciuta di gran lunga la Valencia più moderna.. sarà stato anche per i postumi dei bagordi  della notte precedente, ma io l’ho trovata sporchissima mentre, a livello architettonico, proprio niente di che.. Intorno alle 15:00 siamo di nuovo in zona albergo così, saltando il pranzo, preferiamo salire in camera a riposare. Usciremo solo per l’ora di cena  con un gran voglia di whopper… e meno male che in questo quartiere abbondano anche i fast food!!

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L’ultimo giorno a Valencia prevede una visita nei dintorni del porto. Lasciati i bagagli al deposito dell’albergo, compriamo i biglietti dell’autobus (stavolta conviene… ho 38 di febbre..) e arriviamo in una zona sporca  e  poco raccomandabile della città. Facciamo qualche foto allo stand di Luna Rossa. Ci viene proposta una visita gratuita nel minuscolo museo dedicato ad essa e all’America’s Cup, ma non ne vale la pena. A piedi oltrepassiamo un grande e malridotto luna park e ci ritroviamo alla Playa della Malvarrosa, dal lungomare sconfinato, suggestiva nel suo silenzio, nei grandi alberghi chiusi alle nostre spalle, nel mare placido e dalla temperatura  probabilmente gelida che, però, riesce ad incuriosire qualche impavido nuotatore fuori stagione. Per pranzo scegliamo l’antico ristorante “La Pepica“, aperto già nel 1896 e, pare, piuttosto famoso. Ordiniamo l’agua valenciana (vietato parlare di sangria!!), un  cocktail ghiacciato a base di prosecco, gin, succo e fette  d’arancia, fantastico, delle tapas a base di pescado, tra le quali uno sfizioso calamaro grigliato e il fritto misto di paranza, e l’originale paella valenciana, con taccole e pollo.. Una pioggia incessante ci aspetta fuori dal locale, così preferiamo tornare in taxi e una volta in hotel ci armiamo di santa pazienza nell’attesa di arrivare in aeroporto. Con la comoda metro ci si mette un attimo, e, con soli 10 minuti di ritardo, ci imbarchiamo alla volta di Roma.

Adoro passare il Capodanno fuori, e questo a Valencia è stato proprio una piacevole scoperta. E’ una città in bilico tra barocco e moderno, tra tradizione e innovazione, e io questi contrasti li ho semplicemente amati. E poi sfido a spendere meno per un Capodanno all’estero!