Trentino 2012: Trento, Val Sugana e Altopiano della Paganella

Valerio tra il 16 e il 21 luglio dovrà seguire una scuola di dottorato a Trento … E io mi aggrego! Sia mai che non mi faccia venire curiosità per un posto nuovo… Quattro cambi nel borsone da palestra  e, via, si parte venerdì pomeriggio con il diretto per Bolzano delle ore 16:05. A bordo dormo un po’, faccio qualche cruciverba, quando, all’altezza di Rovereto, rimango affascinata dalla bellezza delle montagne che ci sovrastano e, a valle, filari di viti a perdita d’occhio. Io ho fatto pochissima montagna nella mia vita, forse è per questo che quando mi trovo davanti panorami di questo tipo sembro una bambina!

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Arriviamo alla stazione di Trento alle 20:15, lo stomaco è a terra per la fame. Attraversiamo Piazza Dante, luogo di ritrovo per tutti i brutti ceffi della città, a quanto pare. Le facce che girano qui non sono per niente raccomandabili. Nei giorni seguenti ci accorgeremo di come questa piazza rappresenti una sorta di linea di confine, un ghetto per stranieri con le loro famiglie rispetto al centro della cittadina, destinata alle famiglie oriunde.

L’hotel Venezia è un bel palazzo rosso all’angolo della splendida Piazza del Duomo, cuore di Trento, a quest’ora piena di ragazzi in bicicletta che si fermano in uno dei tanti localini per l’aperitivo. Alla reception uno scorbutico signore anziano ci chiede i documenti, mentre un ragazzo dagli occhi dolci ci consegna la pesantissima chiave della stanza numero 8, secondo piano. E’ evidente che la struttura stia affrontando dei lavori di ristrutturazione e rinnovo locali, e meno male, perché la nostra stanza è vecchissima! Mobili sempliciotti, mura sporche e spoglie. Il bagno è drammaticamente in pendenza, con una vasca da bagno minuscola e senza tenda-pantano garantito a fine lavata!- lenzuola e asciugamani bucati. D’accordo, si tratta di un 2 stelle, ma per 44 euro a persona all’estero si sta da re! In Italia costa tutto troppo e i parametri sono bassissimi, non c’è niente da fare.

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Ci diamo una sistemata, poi usciamo per la cena. Un amico ci aveva consigliato la birreria Padavena, in piazza della Feria, ma purtroppo scopriamo che sarà chiusa per le vacanze fino al 4 agosto. Davanti c’è una trattoria alla buona, si chiama Al Volt. Entriamo con un po’ di riluttanza, l’interno sembra vuoto, ma i prezzi sul leggio ci convincono a non cercare più altro per stasera.

All’ingresso un ragazzo biondino, con un paio di occhi azzurri dietro gli occhiali da secchione e il viso falcidiato dall’acne, ci dice di accomodarci. L’ambiente è semplice, quasi squallido: una marea di impolverati fiori finti, boiserie fino a metà parete e poi soffitto a volta a calce grezza, applique viste e riviste, un film con Marlene Dietrich alla minuscola tv appesa sul soffitto.  Ordiniamo un antipasto di salame di cinghiale, prosciutto di cervo e Asiago stravecchio con marmellata di mirtilli. Per primo, strangola preti con prosciutto e zucchine, Valerio opta per uno stinco di maiale con contorno di piselli, funghi e polenta alla griglia. Da bere un delizioso Toraldego. Siamo sfiniti per la lunga giornata. Paghiamo il conto e filiamo a letto.

Wolfmother Trento 043 Wolfmother Trento 048 Wolfmother Trento 053 Wolfmother Trento 045La mattina seguente vorremmo visitare l’Altopiano della Paganella, in particolare Molveno, ma abbiamo moltissime difficoltà a trovare la stazione delle corriere, e quando finalmente troviamo lo sportello che ci interessa scopriamo che la prima partenza utile non è che per le 15:30: rischieremmo di arrivare, non vedere praticamente nulla e subito dover ritornare.

Decidiamo di posticipare a domani questa gita e approfittiamo della gentilezza della ragazza dietro il vetro per chiedere consigli su come passare il pomeriggio, visto che Trento l’abbiamo praticamente vista tutta stamattina, in due ore circa: la piazza del Duomo, piazza della Feria, il Castello del Buonconsiglio, Piazza Dante, la Badia di San Lorenzo, la Basilica di Santa Maria Maggiore.

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La ragazza ci consiglia di prendere la corriera delle 12:00 per il lago di Caldonazzo in Val Sugana: è più vicino e comunque bello. Ci fidiamo, così facciamo i biglietti in un’altra stazione ancora e aspettiamo sulla banchina. Siamo stupefatti dalla puntualità, ma soprattutto dallo stato del pullman che arriva a prenderci: è nuovo di zecca, con l’aria condizionata, poltrone comode e spaziose. Usciamo da Trento e in pochi minuti siamo a Povo, dove Valerio dovrà seguire la sua scuola a partire da lunedì. In meno di un’ora siamo a Caldonazzo, rinomata zona di vacanza. Il lago è enorme, puntinato di pedalò colorati e innaffiato da quattro fontane centrali. Quel che più mi è piaciuto è stata l’organizzazione del paesino: c’è un bellissimo parco al centro, con bei campi di calcio e di tennis, un’area dedicata alle bocce, panchine, fontanelle, aree giochi per i bambini.

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Arrivare al lago richiede una bella scarpinata sotto al sole, tra case dai balconi colorati di gerani e coltivazioni di mele. Quando arriviamo sulle rive della spiaggia libera del lago siamo stanchi morti e sudati. Peccato non avere con noi il costume, un tuffo ora me lo sarei proprio fatto. Torniamo indietro con calma e una volta sulla piazzetta principale del paesino dobbiamo inventarci qualcosa da fare fino alle 16:00, quando ripasserà la navetta per riportarci a Trento. Ci sediamo sotto il portico del Bar Centrale e ci coccoliamo con due mega coppe gelato a base di frutti di bosco locali.

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A bordo sull’autobus non facciamo che dormire e, una volta in albergo, ci facciamo una bella doccia per poi uscire per una pizza. Il ristorante è a due passi dal Venezia e si chiama Al 77. Dentro è pieno di gente, quasi non ci credo che ci sia un tavolo per due. Le pizze sono squisite!! Croccanti, calde, ricche. Ci gustiamo tutto, anche le patatine fritte arrivate più tardi, mentre fuori imperversa un temporale. E’ bellissimo addormentarsi con il rumore della pioggia fuori dalla finestra!

Domenica mattina ci svegliamo di buon’ora per andare a far colazione. La signora che ci serve è gentile, mi porta del caffè macchiato caldo squisito e cornetti e krapfen deliziosi. Alla stazione facciamo i biglietti per arrivare con il treno a Mezzo Lombardo, poi da lì prenderemo una corriera fino a Molveno, come illustrato dalla biondina ieri. Il cielo è del color del piombo, è piovuto tutta la notte e l’aria è frizzantina. Arriva trafelata una vecchietta, curva sulla sua sporta color arancia di Sicilia. Ha i capelli radi di un rosso sbiadito, vivaci occhi azzurri e un odore misto di talco e tepore notturno. Si siede dietro di me nella silenziosa sala d’aspetto urtandomi leggermente con le spalle e con il pretesto di domandare scusa comincia a raccontarmi di come se l’è fatta tutta di corsa pensando di essere in ritardo. E’ un problema capirla: mi accorgo che vesto un sorriso ebete e continuo ad annuire con la testa per compiacerla, ma non capisco un’acca del suo dialetto stretto. Valerio intuisce che faremo lo stesso tragitto e suggerisce di non perderla d’occhio, in modo da arrivare sicuramente a destinazione. Detto- fatto: in treno scegliamo proprio i posti dietro di lei … Grosso errore! La signora, che scopriremo si chiama Palmira, deve aver interpretato la cosa come voglia di socializzare e approfitta del tragitto, fortunatamente breve, per raccontarci della figlia, sposata con un finanziere, che si è aperta un ristorante hotel a Fai della Paganella, è lì che è diretta. Mi parla del marito che non c’è più, ex ferroviere, del suo eroico cane, un meticcio che è arrivato alla veneranda età di 13 anni e poi di tutto quello che la colpisce durante il viaggio, la pioggia che ricomincia a scendere, il torrente d’acqua davvero troppo sporco, un “popo” che passa in braccio alla sua mamma. E’ un vortice di parole che capisco solo a metà e Valerio non mi aiuta affatto a uscire dall’impasse e continua a far finta di leggere accanto a me, gustandosi ogni minuto della scenetta.  In pullman cerco di non capitarle vicino, mi ha davvero rimbambita di chiacchiere, e presa dalla bellezza del panorama quasi non mi accorgo che stavolta ha sequestrato Valerio il quale,  adesso, non fa che domandarmi aiuto per uscire da quella situazione, aiuto che non gli darò, ovviamente. La simpatica piattola scende a Fai, e noi proseguiamo oltre, fino al capolinea, restando estasiati ad ogni tornante. Natura incontaminata, nient’altro.

Molveno è una chicca tra le Dolomiti del Brenta. Il suo lago azzurro accompagna la nostra visita con piacere e penso a quanto sarebbe bello, un domani, venire qui in vacanza con dei bambini. La montagna sembra il posto fatto per le famiglie e qui è tutto così pulito e organizzato: campi di basket, piste di mini golf, bar, ristoranti, pizzerie, birrerie, pedalò, campeggi, parchi giochi. Stanno addestrando dei terranova e dei labrador a diventare dei provetti cani da salvataggio e restiamo più di un’ora ad osservare le gesta di questi eroi pelosi, che sembrano non aver nessuna voglia di tuffarsi in quelle acque gelate, specialmente i terranova, uno dei quali, Byron, è talmente simile all’indimenticabile Elwood, da venire a farmi le feste proprio come faceva lui, poggiando pesantemente il suo testone sul mio fianco per poi guardarmi riconoscente con quegli occhioni buoni da gorilla. Che nostalgia!

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Per pranzo ci fermiamo in un bar-tavola calda che ha i tavolini all’aperto, si chiama L’Aquilone. Servono delle meravigliose coppe gelato, che prenderemo solo dopo due piatti di hamburger caldi con patatine. Il locale dopo un po’ comincia a riempiersi di gente, un po’ perché piove a dirotto, un po’ perché sta per cominciare una tappa del moto GP. Compriamo qualche souvenir, poi riprendiamo la navetta che ci porterà a Trento.

In albergo non ci riposiamo molto, tempo di una doccia e raggiungiamo Cristina, una collega di Valerio: abbiamo appuntamento alla Piazza del Duomo alle 19:30.  La cena si rivelerà ottima, non proprio estiva visto che scegliamo piatti a base di selvaggina, polenta, funghi porcini e formaggio stagionato, ma va bene così. Quando usciamo piove a dirotto. La accompagnano al suo albergo, dietro il Castello del Buonconsiglio, poi ce ne torniamo al nostro per rifare le valige.

Wolfmother Trento 200 Wolfmother Trento 413 Wolfmother Trento 397Il giorno dopo ho il treno alle 7:33. Sarà durissimo passare una settimana completamente sola senza Valerio, ma purtroppo c’è il lavoro che mi aspetta, non posso fare altrimenti. Quando torno a Roma fa un caldo micidiale. Non ho mai desiderato l’inverno come quest’anno.