Venezia 2013: l’incanto della Serenissima

Era da un po’ che mi girava in testa l’idea di tornare a Venezia.
Nonostante ci sia capitata un paio di volte in passato, ho la sensazione di non conoscerla affatto.
Stavolta mi piacerebbe godermi davvero la città, senza visite frettolose o superficiali.
La generosa cugina di mia suocera ci dà la possibilità di sfruttare il suo bell’appartamento a Lido, sfitto per il periodo che ci interessa, così la mattina del 26 dicembre partiamo con Italo sotto un temporale.
Quando arriviamo alla stazione Santa Lucia ha smesso di piovere e, sgomitando tra la folla, riusciamo a capire su quale banchina dobbiamo aspettare il nostro mezzo, un vaporetto della linea 1, che attraversando tutto il Canal Grande e il Bacino di S.Marco, dopo circa un’ora attraccherà proprio al Lido di Venezia.
Il tragitto è favoloso! Mi sembra tutto così irreale, spostarsi in barca per andare a casa … E che vista! Antichi palazzi nobiliari, chiese opulente, alberghi dalle facciate eleganti con attracco diretto, non so, mi sembra strano, originale, quasi onirico.
Al largo il traghetto viaggia a una velocità più sostenuta e cerchiamo di resistere al sonno, (cosa non facile viste le numerose fermate, la stanchezza e il conciliante dondolio dello scafo) per goderci il colpo d’occhio su Venezia intera e gli altri isolotti.

DSC_0079 DSC_0088 DSC_0092 Quando arriviamo aspettiamo invano il bus al capolinea che dovrebbe portarci a casa, così ce la facciamo tutta a piedi con i nostri trolley. Che razza di idea ci è venuta in mente?! Non si arriva più! Ma se non altro ci permette di cominciare a familiarizzare con quest’isola, così silenziosa e sgombra di turisti.
L’appartamento di Angela, la nostra cara parente, è a pochi passi dal lungomare Marconi, a pochi metri dal famoso Hotel Excelsior, spesso affittato da troupe cinematografiche.
L’appartamento è al quarto piano di un palazzo ad angolo ristrutturato da poco, con sotto un bar/pasticceria e davanti una grande chiesa in mattoni. Ci sistemiamo con i bagagli in una delle tante camere da letto. La casa viene spesso affittata agli addetti ai lavori o agli appassionati di arte che transitano per Venezia in occasione della Biennale (davvero collegata benissimo da qui), quindi anche gli altri ambienti, come l’ex salone o lo studio, sono stati arredati con vari posti letto. In più ci sono due bagni, una cucina/tinello molto grande e un balcone, presidio di piccioni con incontinenza.
Ci diamo una rinfrescata, scendiamo per un tardo pranzo a base di tè caldo e paste, quindi prendiamo bus e vaporetto per tornare sull’isola principale.
Sbarchiamo di fronte l’Hotel Danieli, forse uno degli alloggi più famosi della città, tra diverse postazioni di gondole. Da vicino queste imbarcazioni sono davvero particolari, nella loro forma asimmetrica, nel colore, nelle decorazioni. Tutto questo è Venezia, una città unica e fuori dal comune.

DSC_0101 DSC_0105 DSC_0109 DSC_0112 DSC_0114DSC_0117DSC_0115Passeggiamo con calma, seguendo il flusso di gente, verso Piazza S.Marco, semi allagata per via della pioggia e disseminata lungo tutto il suo perimetro di passerelle rialzate.
L’abitante di Venezia lo riconosci subito. E’ quello che se ne frega dei passaggi di cortesia, sopra i quali c’è folla di turisti che vanno a rilento, con le loro espressioni stralunate per questa bizzarria, in equilibrio, quasi come funamboli male allenati. Il veneziano vero ha le galosce e procede a falcate decise per la propria strada, noncurante dei pantaloni bagnati e dell’umidità.
Lasciamo alle spalle il Ponte dei Sospiri, il Palazzo Ducale sulla nostra destra e ci ritroviamo sotto le colonne con i simboli di Venezia, S. Marco e S. Todaro, nella tradizionale forma del leone.
Entriamo nella Basilica dedicata al patrono della città seguendo proprio il percorso delle passerelle rialzate e mi domando divertita se esista modo più originale per visitare un’attrazione turistica di fama mondiale come questa. Probabilmente no.

DSC_0132 DSC_0131La Basilica di S. Marco è ricca, solenne, una miscela ben bilanciata di stili, dal bizantino al barocco, a cavallo tra Oriente e Occidente, la perfetta rappresentanza del potere politico e artistico di Venezia.
Una volta fuori, restiamo ancora un pò a godere dello splendido colpo d’occhio sulle Procuratie Vecchie e Nuove (ancora oggi sede di uffici), sul Campanile, quindi ci inoltriamo nella calca vera, un fiume di persone che, valicata la Torre dell’Orologio, si perde per i bui vicoletti della città, tra un rio e un sottoportego, tra magnifici negozi di maschere ed altri che vendono cristalli di lusso e tradizionali oggetti in vetro della vicina Murano.
Girovaghiamo senza una meta precisa, tra il sestiere di S.Marco e S.Polo, l’antico cuore commerciale di Venezia, ancora oggi sede del mercato ittico. Passiamo sul Ponte di Rialto e ci affacciamo giù sul Canal Grande, anche a quest’ora solcato in tutte le direzioni da imbarcazioni di diverso tipo. Sembra di essere in un quadro del Canaletto…

DSC_0168 DSC_0172 DSC_0177Visitiamo il mercato e il Campo di S.Giacomo di Rialto, una piazza sulla quale affaccia l’antica omonima chiesa, secondo alcuni, la più antica di Venezia. Qui intorno, sotto i portici illuminati, si trovano souvenir di ogni sorta e cibo e spezie. Meraviglioso. Siamo un pò stanchi quindi decidiamo di tornare indietro per cercare un posto dove mangiare. Proprio dietro Piazza S.Marco, precisamente al Bacino Orseolo, è stato da poco inaugurato un Hard Rock Cafè. Attendiamo un pò per un tavolo, ma l’attesa è ripagata da questo magnifico porticciolo adibito a rimessa per gondole. Tutto questo è Venezia.

DSC_0180DSC_0189DSC_0190DSC_0208DSC_0224DSC_0236DSC_0238DSC_0242DSC_0252Il giorno seguente ci svegliamo di buon’ora, andiamo a far colazione nel bar qui sotto e, una volta al capolinea, compriamo una tessera che ci permetterà di viaggiare su vaporetti e autobus per quattro giorni risparmiando un pochino, visto che un biglietto di 75 minuti per un battello costa circa 8 euro.
Cambiamo due vaporetti per arrivare a Cannaregio: oggi cominciamo la passeggiata da qui.
Questo sestiere è uno dei più antichi, così chiamato probabilmente per via dei molti canneti presenti lungo quella che un tempo era una spiaggia fangosa. Pare che le canne vengano ancora oggi utilizzate dai pescatori per togliere via la vernice vecchia dalle barche o per coprirle dalle intemperie. Diametralmente opposto a S.Marco è, secondo la guida, il quartiere ideale per osservare più da vicino il trantran quotidiano degli abitanti.

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Scendiamo a Fondamenta Nuove e proseguiamo senza un itinerario preciso, fermandoci di tanto in tanto su tutto ciò che ci colpisce. La sensazione è di camminare all’interno di un delicato presepe: ogni angolo merita una sosta, una finestra, un ponte… E’ senza dubbio una delle città più fotogeniche che abbia mai visitato.

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Cammina cammina ci ritroviamo a Dorsoduro, vicino l’Università Ca’ Foscari. Anche questo sestiere è stato uno dei primi ad essere abitato, proprio per via della solidità del terreno, da qui il nome, che lo rese più stabile rispetto il resto della laguna. Adoro questa parte dell’isola! E’ pieno di ragazzi, locali, negozi interessanti, musei e gallerie, anzi, passiamo gran parte del pomeriggio proprio in una di queste, forse una delle più importanti d’Europa, la Collezione Peggy Guggenheim. Si trova all’interno di quella che per un periodo è stata l’abitazione della mecenate, lo splendido Palazzo Venier dei Leoni, che affaccia direttamente sul Canal Grande. La Collezione è pazzesca, tutto il Novecento è passato da qui, dalle Avanguardie alla Pop Art.

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Una volta fuori proseguiamo il nostro tour alla Giudecca: è quasi il tramonto e Venezia con questa luce appare ancora più fragile e seducente.

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Per cena scoviamo un localino dal nome altisonante nei pressi della stazione, si chiama Fritto&Frutta: grasso e magro, salato e dolce insieme… interessante! Avremmo preferito fermarci a un bacaro per assaggiare la versione veneziana delle tapas, ovvero i cicheti, ma li abbiamo sempre trovati o troppo pieni o chiusi per ferie. Assaggiamo del fritto misto buonissimo, dalle verdure al pesce, è tutto croccante e sfizioso, seguito da un bicchierone di smoothie al mango e arancia. Impossibile non scambiare due parole con il simpatico ragazzo dietro il bancone, poi, davvero stanchi, riprendiamo il vaporetto e torniamo a casa dopo esserci fermati a un piccolo supermercato per qualche provvista pagata a peso d’oro.

L’ultimo giorno di visita ci svegliamo con calma, facciamo colazione a casa, poi partiamo alla scoperta dei sestieri Arsenale e Castello. Con il vaporetto scendiamo a S.Marco, ma stavolta andiamo controcorrente, non verso la piazza, ma a ritroso.
Arsenale è un quartiere importantissimo della città. Qui avevano sede i cantieri navali deputati a costruire le flotte che hanno decretato l’indiscusso potere della Serenissima, dal punto di vista commerciale e bellico.
Ma non solo. Qui c’erano officine e fabbriche all’avanguardia nella produzione di armi. Ben presto questo divenne il sestiere degli operai  che scelsero inevitabilmente le case del circondario per mettere su famiglia, e noi siamo proprio incuriositi da questo, dall’aspetto più vero e popolare di Venezia, quello delle piazzette chiuse a formare delle corti quasi private dove ancora oggi penzolano lenzuola e tovaglie ad asciugare sotto questo caldo sole di fine dicembre.

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Facciamo un picnic su una panchina all’imbocco del canale che porta alle torri dell’Arsenale, poi proseguiamo a piedi fino la Biennale e i suoi giardini. Ci fermiamo per un caffè in un bar e restiamo a godere della pace che ci circonda: una coppietta che esce con la propria barchetta per una gita romantica, un anziano signore che porta a spasso il cane, bambini che danno da mangiare a piccioni e papere. Non è vero che Venezia è triste e disabitata… Certo, è una città che comporta disagi e dove il costo della vita è molto alto, ma darle l’appellativo di “città fantasma” è ingiusto… Basta saper cercare…

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Prendiamo un vaporetto e ci spostiamo a est, verso la “coda” di Venezia, partiamo alla volta di Castello.
Questo è l’unico sestiere a non affacciare sul Canal Grande ed è il più esteso e popoloso. Arriviamo fino al Campo di Santi Giovanni e Paolo, costeggiamo l’ospedale, poi catturati da un tenero cucciolo di bulldog, ci ritroviamo in una bella piazzetta, dove dei ragazzi travestiti da clown stanno intrattenendo un gruppo di bambini soffiando delle enormi bolle di sapone. Entriamo nella famosa Libreria Acqua Alta, unica nel suo genere. Il proprietario sembra impolverato anche lui, come la moltitudine di libri che lo circonda. Non puoi fare a meno di immaginarlo a vivere lì dentro, insieme ai suoi gatti. Uno di questi ha appena mangiato e se ne sta bello pacioso a pulirsi le zampe proprio sul banco della cassa. C’è una gondola a grandezza naturale dentro la bottega, odore di muffa nell’aria, anch’essa colma di libri, due manichini che dovrebbero rievocare una dama e il suo cavaliere durante il Carnevale, un cappello da gondoliere mezzo rotto. Il libraio ci invita ad entrare e a curiosare tra gli scaffali, ma qui dentro non sembra esserci un ordine apparente, credo sia impossibile riuscire a trovare il titolo che si sta cercando, a meno che non ci si incappi fortuitamente. Usciamo sul retro in un piccolo cortile dal muro alto  sotto il quale sono accatastati altri volumi che hanno le pagine ingiallite e accartocciate dall’umidità. Una scritta avvisa di salire lungo i gradini fatti di libri, obbediamo, e una volta in cima scopriamo dall’altra parte del muro un canale… Fantastico! Questo posto invita come nessun altro alla scoperta, all’avventura, alla fantasia. E non è forse questo il fine ultimo nel leggere un libro?!

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La mattina seguente ci svegliamo con calma e impacchettata la nostra roba decidiamo di farci una passeggiata per il lido. Adoro il mare d’inverno! E’ un’anima che non trova pace, malinconica e abbandonata. I grandi alberghi lungo la spiaggia sono tutti chiusi per la stagione. Sono strutture imponenti ed eleganti, ma a me fanno venire in mente un gruppo di anziane signore dal passato glorioso che fa fatica ad accettare il passare degli anni. Non so quanto tempo rimaniamo. Ho come perso la cognizione del tempo, presa da queste sensazioni, il rumore del vento, delle onde, lo scricchiolio di conchiglie sul bagnasciuga e le risate di un paio di bambine che giocano a rincorrersi non lontano da noi. Ci destiamo da questa magia e ci mettiamo in marcia verso la stazione, non senza aver pranzato in un bar nelle vicinanze dove lo spritz costa meno dell’acqua… e che ce ne andiamo senza assaggiarlo?! Sarebbe un sacrilegio!

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